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lunedì 23 marzo 2026  | aggiornato alle 16:08 | 118156 articoli pubblicati

A Torino, nel ristorante di chef Scabin, ora si cena a piedi nudi sulla sabbia

Al ristorante Carignano del Grand Hotel Sitea, Davide Scabin ha ripensato l’esperienza partendo dallo spazio: sala trasformata, servizio senza schemi e un percorso in 12 portate che segue stagionalità e pescato

 
23 marzo 2026 | 13:27

A Torino, nel ristorante di chef Scabin, ora si cena a piedi nudi sulla sabbia

Al ristorante Carignano del Grand Hotel Sitea, Davide Scabin ha ripensato l’esperienza partendo dallo spazio: sala trasformata, servizio senza schemi e un percorso in 12 portate che segue stagionalità e pescato

23 marzo 2026 | 13:27
 

Al ristorante Carignano del Grand Hotel Sitea di Torino si entra scalzi, o con le ciabattine. Sotto i piedi non c’è parquet né moquette: c’è sabbia. È il primo segnale che qualcosa, stavolta, è cambiato davvero. Da qui riparte Davide Scabin con "Sangon Beach - Stur-sur-Mer", un progetto che comincia dallo spazio prima ancora che dai piatti.

Lo chef Davide Scabin
Lo chef Davide Scabin

La sala diventa spiaggia: spazio, tempo e servizio ripensati

La sala è riscritta come una spiaggia simbolica: il pavimento coperto di sabbia, le pareti occupate dalle riproduzioni delle opere del fotografo Paolo Della Corte - immagini immerse per mesi nella laguna veneziana, trasformate dall’acqua e dai microrganismi fino a diventare qualcosa di difficile da classificare. Al centro del tavolo, al posto di qualsiasi altro elemento, c’è una clessidra. Non segna l’ora: segna il tempo della cena, inteso come "tempo della festa", separato dalla quotidianità. Anche il servizio segue questa logica: nulla è apparecchiato in anticipo, tutto accade nel momento in cui il cliente si siede.

La sala (con la sabbia) del ristorante Carignano
La sala (con la sabbia) del ristorante Carignano

Un menu senza descrizioni, costruito su stagionalità e libertà

Il menu è di dodici portate, per la maggior parte dedicate a pesce, crostacei, molluschi e alghe. Ma definirlo un menu "di mare" sarebbe riduttivo. I piatti non sono nemmeno descritti sul cartoncino: sono identificati da titoli di canzoni degli anni Sessanta e Settanta, il che lascia allo chef la possibilità di modificare composizioni e ingredienti seguendo il pescato e le stagioni. L’attenzione si sposta dall’elenco degli ingredienti all’esperienza - e la cucina recupera una dimensione meno prevedibile.

L’apertura non è firmata da Scabin, ma dal sous chef Francesco Polimeni: una crème brûlée alla ’nduja con maionese al riccio di mare, caviale e un riccio intero proveniente dal Giappone, arrivato per la prima volta in Europa dopo tre anni di lavoro. È un inizio che chiarisce la direzione senza giri di parole: materia prima estrema, costruzione sui contrasti. Tra i piatti più rappresentativi c’è "St. Tropez Twist", forse il più radicale: polpo e durelli, patata cruda e midollo, uniti da un brodo di Jamón Ibérico Bellota. Terra e mare non dialogano - si sovrappongono, fino a rendere inutile la distinzione. Lo stesso accade in "Una rotonda sul mare", dove la granceola incontra gnocchetti di capasanta e un aglio, olio e peperoncino costruito sul konjac, con limone bruciato e katsuobushi. Le suggestioni giapponesi non sono citazioni: sono parte di un lessico che Scabin ha costruito nel tempo e che usa senza bisogno di giustificarlo.

Il nome del progetto richiama una Torino quasi dimenticata. A metà Ottocento, lungo il Po, c’erano i bagni natanti - zatteroni ancorati alle rive, dal Ponte Umberto I fino all’isolotto del Meisino - e stabilimenti balneari veri, con la sabbia: il Lido Barbaroux in corso Moncalieri, i Bagni Savoia, Diana, Meirano. Poi, alla fine degli anni Cinquanta, arrivò il Sangone: la spiaggia a Mirafiori, raggiungibile dal centro col tram, cantata nei primi anni Sessanta da Gipo Farassino nel suo "Sangon blues". Scabin non usa questo immaginario in chiave nostalgica: è un punto di partenza per mescolare la città, la Liguria delle vacanze, le canzoni estive. Un mare che non è geografico, ma mentale. Sul retro del menu sono elencati tutti i collaboratori che hanno contribuito al progetto. Il finale del percorso è affidato a un altro membro della brigata - "Vamos a la playa", la "fusione a freddo" nata al Combal.Zero, qui riproposta come omaggio a Beppe Rambaldi.

Una cena che continua anche dopo: cartoline e memoria

Scabin chiude cedendo la parola alla sua squadra. E quando la cena finisce, il gioco non si interrompe: ai tavoli arrivano delle cartoline, come quelle che si spedivano dalla spiaggia a fine vacanza. Si scrivono, si consegnano al ristorante - ci pensa lo staff a imbucarle, con francobolli a tema mare. Qualche giorno dopo, a casa o in ufficio, arriva una cartolina da Torino. È un dettaglio piccolo, ma dice tutto su come Scabin abbia pensato "Sangon Beach": non come un menu degustazione, ma come una vacanza, con tanto di cartolina di ritorno.

Via Carlo Alberto 35 10123 Torino
Tel +39 011 518 8684
Mar-Sab 19:30-22:00

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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