Siena è vicinissima, poco più di una decina di chilometri: la sua suggestiva ‘skyline’ si può osservare sullo sfondo sia dalla grande vetrata del ristorante sia dagli spazi allestiti all’esterno nella bella stagione. È proprio un bel posto quello che hanno realizzato nel 2013 Leonardo Fiorenzani e Michela Bigio. La Sosta del Cavaliere, un suggestivo vecchio fienile ristrutturato con cura, si trova a pochi passi dal borgo medievale di Torri, nel comune di Sovicille, cuore della Val di Merse nella Montagnola Senese.
L'ingresso de La Sosta del Cavaliere
Qui, nel XV secolo, c’era stata la residenza di Papa Pio II, Enea Silvio Piccolomini: dai cavalieri che qui attorno sostavano è arrivato il nome del locale.
Storia e percorso di Leonardo Fiorenzani tra sport e cucina
Se la compagna Michela, sommelier, ha lasciato una carriera da farmacista, mondo da cui proviene la sua famiglia, Leonardo ha una storia che lo porta a incontrare la cucina da piccolissimo e a ritrovarla dopo un infortunio che interrompe definitivamente una carriera da atleta nel tiro del giavellotto: «i miei genitori si sono separati quando avevo sei anni e mezzo e sono andato ad abitare con i miei nonni in campagna, quindi da piccolissimo mi alzavo presto e vedevo la nonna che mi ha insegnato a far tutto e per me è stata una grazia. A 9 anni cucinavo io per la famiglia, come se fosse normale, ma dentro di me non avevo mai pensato che questa potesse diventare la mia professione. Poi sono stato atleta professionista per tanti anni: ho vinto i campionati italiani, sono andato agli europei.
Chef Leonardo Fiorenzani e Michela Bigio gestiscono La Sosta del Cavaliere
Poi a 19 anni, prima di andare in Brasile al primo mio mondiale assoluto, un infortunio pesante e crolla tutto, mi si spezzò il tendine del braccio». Un periodo di transizione in cui lavora per un’azienda di un importante gruppo bancario fa capire a Leonardo che quello non sarebbe stato il suo futuro: «ho detto no, questo non è il mio mondo. Mi sono chiesto quale fosse la mia vera passione e da lì ho iniziato: avevo 20 anni, quindi sono passati ormai 21 anni, e da lì: studio, ripiglio in mano i libri, faccio un corso da Cast Alimenti. L’atletica mi ha portato a capire che per farcela ci si deve allenare: questa mentalità me la sono portata dietro: nessuno ti regala niente».
Ristorante fine dining e dialogo tra cucina e arte
La Sosta del Cavaliere assume la sua connotazione di ristorante fine dining nel 2021, dopo la pandemia, grazie alla volontà di Leonardo e Michela di creare qualcosa di nuovo in un panorama gastronomico votato alla tradizione. Fiorenzani è una mente creativa, tanto che nel 2026 ha pubblicato il libro “Arte, Cuore e Cuscino”, progetto che racconta il rapporto tra essere umano, salute, creatività e intelligenza artificiale.
La sala de La Sosta del Cavaliere
Non solo, perché con Michela ha dato vita a una vera e propria galleria d’arte dentro il ristorante: «Sì, ogni 3-4 mesi abbiamo esposizioni diverse. Da quest’ultimo anno abbiamo una partnership con il liceo Boninsegna a Siena, i ragazzi realizzano le opere su indicazione dei professori. Sono veramente soddisfatto perché portare avanti questa cosa con un istituto d’arte è molto importante per valorizzare i giovani, fargli capire che ci sono possibilità, che c’è qualcosa oltre».
Cantina vini e identità della cucina d’autore
Il locale ha una bella carta dei vini, curata da Michela, che è anche un’esperta sommelier: «Abbiamo quasi 300 etichette e circa 230 aziende rappresentate. La cantina si è sviluppata partendo dalla Toscana e andando poi all’estero, soprattutto Francia, ma non solo. Ci sono grandi nomi, ma ho anche voluto inserire piccole aziende familiari che facessero un bel lavoro. Chiaramente la nostra è una terra soprattutto di rossi, che la fanno un po’ da padrone, ma abbiamo anche una buona selezione di bollicine».
Michela Bigio, a La Sosta del Cavaliere gestisce la sala ed è anche sommellier
Fiorenzani racconta ancora: «la mia è una cucina d’autore, sono tutti piatti che ho costruito nel tempo, la cosa più fondamentale per me è la materia prima, quella che si trova sul territorio dove siamo, alla quale facciamo fare un viaggio di tecnica e di pensiero che è internazionale, reinterpretata in una chiave nuova».
Menu degustazione e piatti signature tra tecnica e territorio
Il menu è ampio e si compone sia di una carta che comprende piatti signature sia di tre interessanti percorsi di degustazione: Ricordi e Terra (vegetariano) con 5 portate a 70 euro e Anima, proposto a 100 euro per 7 portate. La nostra cena si è rivelata molto interessante, a partire dagli stimolanti amuse bouche.
L'amuse bouche de La Sosta del Cavaliere
Gustoso ‘fior di cavolo’, con cavolfiore, barbabietola, sesamo nero e kiwi. Buonissima la bresaola di chianina con capperi e melagrana. Riuscita la potente spinta gustativa di ‘mare’, un risotto con riso Margherita, riccio di mare, pompelmo e cavolo nero. Riusciti anche i cappelletti di ‘Passato e Futuro’ serviti con brodo distillato e Pecorino. Gran bel piatto l’animella con olio e marmellata di mandarino, Pecorino stagionato, fondo di caffè e cardamomo.
Risotto con riso Margherita, riccio di mare, pompelmo e cavolo nero
Cappelletti di ‘Passato e Futuro’ serviti con brodo distillato e Pecorino
animella con olio e marmellata di mandarino, Pecorino stagionato, fondo di caffè e cardamomo
‘Piazze d’Italia’ a base di piccione, susine, salsa XO e acciughe
Zola, formaggio erborinato, caffè e cioccolato su uno uno stecco ricoperto di cioccolato fondente
Saporito e succulento ‘Piazze d’Italia’ a base di piccione, susine, salsa XO e acciughe. Si termina con un esercizio dolce di alta qualità, con Zola: formaggio erborinato, caffè e cioccolato. Si tratta di uno stecco ricoperto di cioccolato fondente. «Sei o sette anni fa questo l’ho chiamato Zola perché veniva fatto proprio con il gorgonzola. Nel corso degli anni, avvicinandomi sempre di più alle materie prime del territorio, abbiamo trasformato il gorgonzola in un erborinato nostro, di un caseificio con cui lavoriamo. C’è un caramello al caffè all’interno, il cuore, poi una glassa di un cioccolato 74% Madagascar e una crosta di caffè sabbiato. Lo abbiniamo a una birra ‘brettata’ al caffè di un birrificio di Siena». Un’esperienza davvero convincente.
Piazza dell’Abate, 4, 53018 Torri (Si)