Alla Osteria delle Corti, di fianco a piazza Gerusalemme, abbiamo ritrovato un’applicazione coerente del concetto di comfort food: e non era scontato, visto che siamo a Milano, metropoli internazionale e frenetica. “Comfort”, chissà se suona meglio tradotto come “benessere & familiarità”, in ogni caso dovrebbe declinarsi in ricette semplici, legate alla tradizione o ai ricordi personali: il cibo che coccola.
La sala interna di Osteria delle Corti
Storia dell’Osteria delle Corti: tradizione milanese dal 1992
Se ci sono di mezzo i ricordi, un po’ di densità storica è obbligatoria: per la Osteria delle Corti la partenza è il 1992, quando la fondatrice Stefania proponeva una cucina semplice da osteria tipica milanese attraverso lo stracotto d’asino, l’ossobuco con il risotto, i bolliti, la cassœula, la trippa. Era tutto fatto in casa, lo slogan (“Oggi la cucina di ieri”) faceva riferimento alla classicità delle ricette proposte, ma anche al fatto che la maggior parte di esse richiedeva di essere preparata uno o due giorni prima: di proposito, per ottenere quel gusto del giorno dopo che colpiva al cuore.
Un'altra parte della sala di Osteria delle Corti
34 anni dopo, cos’è rimasto di tutto questo? La dimensione non è più quella familiare, visto che il locale fa parte del gruppo MRG - Milano Restaurant Group, nato 13 anni fa grazie a Samuele Serra: ad oggi comprende 13 ristoranti di proprietà diffusi in diverse zone centrali di Milano, ognuno con il proprio stile e la propria identità, accomunati dalla buona cucina italiana, da materie prime selezionate e dalla cura per il cliente.
Menu Osteria delle Corti: tra tradizione e cucina mediterranea
Alcune pietanze simboliche, come il brasato con il purè, si ritrovano anche nel 2026, affiancate però ad una proposta più allargata di cucina italiana mediterranea, sia di carne che di pesce, sempre e comunque rassicurante ma non aliena da qualche piccola riformulazione. Il più possibile, i piatti sono stagionali e tra questi spiccano i mondeghili con salsa di peperone arrostito; la pasta mista fagioli cannellini e cozze; il risotto delle Corti con calamaro scottato e asparagi, caprino al limone e pomodoro confit; il rombo con peperoni arrosto, capperi, acciughe e menta. A pranzo si segnala una proposta business più essenziale, che cambia settimanalmente.
Risotto con calamaro asparagi caprino al limone e pomodoro
Visione e filosofia del ristorante
Di menu ed altro parliamo con Silvio Oliva, direttore dell’ Osteria delle Corti nonché presenza stabile, in un mondo di turnover, da otto anni a questa parte. «In questa zona della città - spiega Silvio Oliva - non lontani da largo Domodossola e dalle Tre Torri, si lavora più che altro con gli italiani; turisti e stranieri arrivano quando c’è qualche congresso, meeting o fiera. Io dico che è una zona in via di sviluppo, in tutti questi anni il flusso di clientela non è mai mancato. Quanto al menu, è in prima linea la tradizione, come avrà visto, ma ci apriamo volentieri alle proposte nuove e alle reinterpretazioni dello chef: il risotto delle Corti con calamaro scottato e asparagi, caprino al limone e pomodoro confit sta ad esemplificare la voglia di introdurre qualche piccola sorpresa. Quella non deve mancare».
Mondeghili della tradizione
Equilibrio e identità gastronomica
Concordiamo col direttore, anche perché il risotto si faceva apprezzare per il grande bilanciamento fra aspro e carezzevole, fra pomodoro e asparagi: anche l’amarognolo, dunque, si integrava perfettamente. Stessa valutazione, e forse qualche punticino in più, per il rombo con peperoni arrosto, una portata non banale grazie al croccante della pelle del pesce e al dolce-ma-erbaceo del peperone, specchio di una cucina che sa essere attraente senza volere per forza sbalordire: ne abbiamo viste troppe, di bizzarrie da chef lunatici.
Rombo con peperoni arrosto, capperi, acciughe e menta
Carta dei vini: 300 etichette tra tradizione e scoperta
«La tradizione italiana - continua Silvio Oliva - si ripropone nella carta dei vini, e stiamo parlando di circa 300 referenze. Sembra all’ordine del giorno la crisi degli alcolici ma io sostengo, e ne discuto spesso col personale, che molto dipende da come ti proponi e da cosa proponi: il cliente bisogna saperlo incuriosire, quando serve, con etichette insolite ma anche con vitigni un tempo popolari e oggi dimenticati, come la Freisa piemontese o l’Erbaluce di Caluso. E pure con proposte al calice, che facilitano il consumo responsabile e non spingono gli ospiti a bere oltre il dovuto».
Carciofo alla brace fonduta di grana menta e limone
Comfort design: atmosfera e stile dell’Osteria delle Corti
Passando dal gusto alla vista, il locale si presenta con travi di legno, pavimento in parquet, pareti con mattoni a vista alternate ad altre più sobrie: bene in vista le ringhiere dei vecchi balconi di una volta. Ogni elemento va ad aggiungere un pizzico di calore agli 80 coperti interni, 40 dei quali nella sala principale e 20 sul soppalco, a cui si sono aggiunti i 20 della nuova saletta e gli altri 30 del dehors per la bella stagione. Comfort food che introduce al comfort design, se proviamo ad allargarci col lessico: la ricerca di atmosfere rilassate finisce col pervadere ogni particolare dell’offerta ristorativa, e i risultati sono apprezzabili almeno quanto l’intenzione.
Via Giovanni Battista Fauchè, 11 20154 Milano