Ancora pochi giorni di attesa e poi Milano accoglierà un tempio della cucina nikkei contemporanea, quella contaminazione tra Perù e Giappone che negli ultimi anni ha conquistato le grandi capitali gastronomiche internazionali. A inizio maggio - la data esatta resta ancora riservata - Akiro Hand Roll Bar aprirà infatti il suo quarto locale al mondo nel capoluogo lombardo, dopo Madrid, Barcellona e Chicago. Dietro il progetto, ricordiamo, c’è Luis Arévalo, tra i nomi più riconosciuti della scena nikkei in Europa (il primo, tra l’altro, a portarla nel Vecchio Continente), che ha scelto via della Moscova per la nuova apertura italiana. Lo abbiamo raggiunto proprio nelle cucine del nuovo ristorante, ancora in fase di preparazione, dove l’entusiasmo per il debutto milanese è già palpabile. «Non vedo l’ora di aprire» ci ha raccontato lo chef con un sorriso a 32 denti.
Che cosa sapere sulla cucina nikkei e sullo chef
La cucina nikkei nasce in Perù a fine Ottocento, quando migliaia di giapponesi emigrarono nel Paese sudamericano per lavorare nelle piantagioni e cercare nuove opportunità economiche. Lontani dagli ingredienti della propria tradizione, iniziarono ad adattare tecniche, tagli e preparazioni giapponesi ai prodotti locali peruviani, dando vita nel tempo a una delle contaminazioni gastronomiche più riuscite e influenti al mondo. Oggi la cucina nikkei rappresenta l’incontro tra rigore giapponese e anima peruviana. In Europa uno dei primi a crederci è stato Luis Arévalo, che nel 2010 aprì a Madrid Nikkei 225, considerato il primo ristorante nikkei del continente.
Perché Milano (e perché proprio Moscova)
La scelta di Milano, racconta Arévalo, non è stata affatto casuale. Dopo il successo ottenuto in Spagna e Stati Uniti, l’Italia rappresentava un passaggio quasi naturale nel percorso di espansione del format. «Milano è una città molto importante, cosmopolita e ormai pronta per questo tipo di proposta. Per noi è stato molto semplice sceglierla».
Akiro aprirà in via della Moscova a Milano
Non solo la città, però. Anche la decisione di aprire in via della Moscova segue una logica precisa. Perché parliamo, sostanzialmente, di un quartiere giovane, dinamico e fortemente internazionale, perfettamente in linea con il pubblico che frequenta già Akiro nel resto del mondo. «La maggior parte dei nostri clienti ha tra i 25 e i 40 anni, ma abbiamo anche ospiti più grandi, anche oltre i 60 anni, che vengono a provare la nostra cucina. È una proposta molto saporita ma allo stesso tempo leggera, e per questo riesce a parlare a pubblici molto diversi».
Come funziona il format Akiro
Akiro, ricordiamo, porterà a Milano un format ormai ben definito: niente tavoli tradizionali, ma esclusivamente posti al bancone, dove gli chef prepareranno ogni piatto davanti agli ospiti. Dai sashimi ai nigiri classici e premium, fino agli hand roll, tutto verrà realizzato espresso, senza preparazioni anticipate. Un’esperienza costruita sull’immediatezza, sulla freschezza della materia prima e su quel rapporto diretto tra cucina e cliente che rappresenta uno dei pilastri del progetto. Arévalo non si trasferirà stabilmente a Milano, ma continuerà a seguire il locale da executive chef.
Uno degli hand roll di Akiro
Un’esperienza che, nonostante l’utilizzo di tecniche raffinate e materie prime di alto livello, vuole restare accessibile. Ed è qui che entra in gioco un altro elemento centrale della filosofia Akiro: il prezzo. «I prezzi resteranno praticamente gli stessi», spiega lo chef, confermando che Milano seguirà la stessa linea adottata in Spagna. Con qualche eccezione nel menu, però, pensata proprio per dialogare con il pubblico italiano. «La cucina italiana è una delle migliori al mondo e ha ingredienti straordinari. Per questo inseriremo alcuni piatti diversi rispetto alla Spagna e agli Stati Uniti, con prodotti come tonno, formaggi e verdure».
Il bancone, il bar e l’idea di convivialità all’italiana
E mentre Arévalo ci racconta il format e la filosofia del locale che lo sguardo cade inevitabilmente sulla scritta ricamata sulla sua divisa: Akiro Hand Roll Bar. È soprattutto quella parola - bar - ad accendere una riflessione quasi automatica. In Italia il bar è molto più di un semplice luogo di consumo. Sì, perché è convivialità, incontro, quotidianità, spontaneità. Un immaginario che finisce inevitabilmente per legarsi anche al grande protagonista del locale: il bancone, unico vero spazio attorno al quale si sviluppa l’intera esperienza di Akiro, dove si mangia, si osserva il lavoro degli chef e si condivide del tempo in maniera informale.
«Sono sicuro che sia un binomio perfetto, perché richiama molto la cultura italiana: quella di uscire, bere qualcosa e stuzzicare qualcosa in compagnia. Non per forza in un posto formale. E noi vogliamo essere proprio questo». L’obiettivo è offrire un’esperienza agile ma immersiva. «Vogliamo che l’ospite si sieda, legga il menu, scambi qualche parola con gli chef e provi i nostri piatti. Dal momento dell’ordine all’arrivo del piatto passano circa cinque minuti. Poi ognuno vive il proprio tempo: in media l’esperienza dura un’ora e mezza, massimo due».
Il futuro resta top secret: «Ojalá»
Un format contemporaneo e costruito, come detto, attorno all’interazione diretta. Un modello che ha già funzionato all’estero e che ora prova a conquistare una Milano sempre più centrale nelle dinamiche della ristorazione internazionale. E gli obiettivi? «Prima di tutto aprire» dice ridendo. «Poi trovare il nostro ritmo e successivamente pensare al prossimo obiettivo».
Quale sia il passo successivo, però, resta ancora un mistero: «Ojalá» ci risponde. Un’espressione spagnola che in italiano non ha una traduzione letterale, ma che racchiude l’idea di un desiderio, di una speranza rivolta a ciò che verrà. Per il resto, massima riservatezza. Ma anche la consapevolezza di arrivare in una città che, anno dopo anno, continua ad alzare l’asticella della propria offerta gastronomica.
Via della Moscova 50 20121 Milano