VIAGGIO LENTO

Provenza segreta tra gusto, atelier del corallo e borghi senza folla
Meno di cento chilometri separano Marsiglia da Cassis, ma lungo questo itinerario si attraversano paesaggi, sapori e storie molto diverse. Tra cantine urbane, villaggi provenzali, vigneti, formaggi AOP, opere d'arte contemporanea e le spettacolari Calanques, il viaggio racconta una Provenza autentica, dove natura, gastronomia e cultura convivono in perfetto equilibrio
Indice
- 1Marsiglia e Sainte-Victoire: il viaggio tra cantine urbane, vigneti e storia della Provenza
- 2Vin d’Orange, capre del Rove e sapori autentici della Provenza
- 3Château La Coste: dove arte contemporanea e vigneti si incontrano
- 4Eygalières e le Alpilles: il volto più autentico della Provenza rurale
- 5Cassis e il Parco delle Calanques: mare, corallo e panorami spettacolari
Da Marsiglia a Cassis ci sono meno di cento chilometri. Nel mezzo si passa da una cantina urbana nascosta in una vecchia officina a un villaggio dove si allevano ancora le capre del Rove, da una scultura monumentale che emerge dalla terra a scogliere che precipitano nel Mediterraneo. Il mare riappare continuamente lungo il percorso: nei porti, nei vigneti, nelle Calanques e perfino in alcuni mestieri che sembrano appartenere a un’altra epoca.
Marsiglia e Sainte-Victoire: il viaggio tra cantine urbane, vigneti e storia della Provenza
Il viaggio comincia a Marsiglia. Sul Vieux Port convivono pescherecci, traghetti e tavolini all’aperto, mentre poco più in alto il Panier conserva l’impianto dell’antica Massalia. Vicoli stretti, scalinate e piccoli atelier raccontano una città che negli ultimi anni ha saputo rinnovarsi senza perdere il proprio carattere. A pochi minuti dal porto si incontra una realtà insolita per una grande città mediterranea. L’Abri è il progetto creato da Franck Pasquier, ex informatico che ha scelto di dedicarsi alla viticoltura. Le uve arrivano dalle Alpilles, ma la vinificazione avviene in città, all’interno di una vecchia officina trasformata in cantina, ristorante ed enoteca. Una formula lontana dall’idea classica delle tenute immerse nei vigneti.
Lasciata la costa, la strada segue i profili della Sainte-Victoire, la montagna che Cézanne dipinse decine di volte. Ai suoi piedi si trova Puyloubier, piccolo villaggio provenzale immerso in un paesaggio di vigneti, boschi e pareti calcaree che conserva ancora una forte identità agricola. Qui partono diversi percorsi che attraversano le vigne e permettono di esplorare il territorio a piedi. Lungo il cammino si incontrano cappelle, croci e piccoli oratori che testimoniano la religiosità popolare provenzale. Tra questi l’Oratoire Saint-Roch, semplice costruzione in pietra che ricorda il legame tra le comunità rurali e il santo invocato nei secoli contro epidemie e calamità. Puyloubier custodisce anche una curiosità che va ben oltre il vino. Questa zona è infatti uno dei più importanti giacimenti paleontologici della Francia. Tra 70 e 73 milioni di anni fa il territorio ospitava titanosauri, ankylosauri e altri dinosauri di cui sono state ritrovate numerose tracce e uova fossili. Nei dintorni, il Parc Départemental de Roques-Hautes conserva uno dei patrimoni paleontologici più interessanti della Provenza.
Vin d’Orange, capre del Rove e sapori autentici della Provenza
La sosta alla Maison Sainte-Victoire, a Saint-Antonin-sur-Bayon, riserva invece una scoperta inattesa. Nella vinoteca del centro si può assaggiare il tradizionale Vin d’Orange, antico aperitivo provenzale preparato mettendo a macerare nel vino arance amare, zucchero, spezie e alcol. La tradizione vuole che la preparazione inizi durante la Quaresima e che il liquore venga consumato nei mesi estivi. Il risultato è una bevanda fresca e aromatica, dove la dolcezza lascia spazio a una piacevole nota amarognola data dalle scorze degli agrumi.
Non lontano da qui si incontra un’altra espressione della cultura agricola locale. A Château des Trois Sautets, accanto ai vigneti, vengono allevate le capre del Rove, antica razza provenzale facilmente riconoscibile per le lunghe corna arcuate. Dal loro latte nasce la Brousse du Rove AOP, formaggio fresco dalla consistenza delicata e leggermente acidula. Capre, pascoli e vigneti condividono lo stesso paesaggio, come accade da generazioni.
Château La Coste: dove arte contemporanea e vigneti si incontrano
A Château La Coste l’attenzione si sposta dalle vigne alle opere d’arte. Le vigne occupano centotrenta ettari di una proprietà che ne conta duecento, ma tra filari e boschi si susseguono installazioni e interventi architettonici firmati da alcuni dei maggiori protagonisti della scena contemporanea. Tra le opere che più colpiscono c’è Mater Earth dell’artista francese Prune Nourry. Dall’alto appare come il corpo di una donna incinta disteso nel paesaggio. La scultura, lunga quasi trenta metri, è in parte interrata e può essere attraversata. Per entrare bisogna abbassarsi e oltrepassare una piccola porta. All’interno la luce filtra da un ombelico in vetro e illumina uno spazio che ricorda una grotta, una radice o un ventre materno. Realizzata con terra cruda, materiali riciclati e perfino ceneri raccolte dopo gli incendi che hanno colpito il sud della Francia, sembra far parte della collina da sempre.
Eygalières e le Alpilles: il volto più autentico della Provenza rurale
Nelle Alpilles il traffico scompare e le distanze si misurano più in curve che in chilometri. A Eygalières basta allontanarsi dalla piazza principale per ritrovare il ritmo lento dei paesi provenzali. Le case in pietra chiara si raccolgono attorno alla collina dominata dalla torre campanaria e dai resti dell’antico castello. Dal belvedere accanto alla torre si distinguono uliveti, vigne e le pieghe delle Alpilles che circondano il paese. Il venerdì mattina il mercato richiama produttori locali di miele, olio d’oliva, ortaggi e formaggi, mentre poco fuori dal centro la cappella romanica di Saint-Sixte, circondata dai cipressi, è una delle immagini più conosciute della regione.
Cassis e il Parco delle Calanques: mare, corallo e panorami spettacolari
In Provenza il dessert spesso arriva insieme al caffè. È il café gourmand: una madeleine, una mini crème brûlée, una mousse al cioccolato o una crostatina alla frutta servite accanto a un espresso. Dopo qualche giorno si finisce per ordinarlo quasi automaticamente. Dopo l’entroterra provenzale, il Mediterraneo torna protagonista a Cassis. Il porto, le facciate colorate e le alte falesie del Cap Canaille rendono immediatamente riconoscibile questo piccolo centro affacciato sul mare.
Passeggiando tra le vie del borgo si incontra l’Atelier du Corail. Qui Gaëlle realizza gioielli utilizzando il corallo raccolto dal marito Jonas, uno degli ultimi corallari professionisti della costa provenzale. Ex sommozzatore, Jonas scende a grandi profondità e opera nel rispetto di norme severe che tutelano fondali e aree di riproduzione. Nel laboratorio prende forma una tradizione che per secoli ha accompagnato la vita delle comunità costiere del Mediterraneo.
Da Cassis si accede anche al Parco Nazionale delle Calanques, istituito nel 2012 e primo parco europeo a essere contemporaneamente terrestre, marino e periurbano. Le sue scogliere bianche precipitano in un mare che passa continuamente dal turchese all’indaco. Le escursioni in battello permettono di avvicinarsi alle insenature più celebri. En-Vau, spesso definita la perla delle Calanques, appare come un canyon naturale scavato nella roccia calcarea che termina in una piccola spiaggia racchiusa tra pareti vertiginose. Port-Pin deve il suo nome ai pini che la circondano, mentre Sormiou conserva ancora i tradizionali cabanons, le semplici case di villeggiatura appartenute per generazioni alle famiglie marsigliesi. Dal mare si vedono le falesie, i vigneti e il porto di Cassis nello stesso colpo d’occhio. Difficile trovare un’immagine più efficace per raccontare questa parte di Provenza.
Il viaggio stampa è stato organizzato dalla Camera di Commercio Italiana per la Francia di Marsiglia, dal Conseil Départemental des Bouches-du-Rhône e da Provence Tourisme.


