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di Andrea Radic
di Andrea Radic

Il primo Personaggio IaT votato in rete
Giorgio Calabrese, otto anni dopo

Il primo Personaggio IaT votato in rete
Giorgio Calabrese, otto anni dopo
Il primo Personaggio IaT votato in rete Giorgio Calabrese, otto anni dopo
Primo Piano del 04 gennaio 2017 | 15:20

Giorgio Calabrese, vincitore della 2ª edizione del Premio Personaggio dell'anno di Italia a Tavola, ricorda con gioia e stupore il fatto che fosse stato scelto lui, un dietologo, come rappresentante dell'enogastronomia. Secondo lui oggi a dover vincere sono tecnici o produttori, non gastronomi

Giorgio Calabrese medico nutrizionista venne eletto Personaggio dell'anno nella seconda edizione del premio Italia a Tavola (sono aperte le votazioni per il sondaggio 2016 - CLICCA QUI PER VOTARE), era il 2009 e già internet si rivelava il principale strumento di consenso democratico e aperto, consentendo ad oltre 24mila persone di esprimere il loro giudizio. L'obiettivo di Italia a Tavola era, allora come oggi, quello di designare, grazie al prezioso contributo dei lettori, il “Personaggio dell'anno per l'enogastronomia”.

Giorgio Calabrese - Il primo Personaggio dell'anno IaT Giorgio Calabrese, sette anni dopo
Giorgio Calabrese

Dietro Calabrese (allora presidente Onav), che ottenne il 21,5% dei voti, si piazzarono la presidente di Agriturist, Vittoria Brancaccio (7,67% dei voti), e i cuochi GianMaria Le Mura (10,48%), Filippo La Mantia (7,80%) e Mario Caramella (6,73%). Questi ultimi emersi dopo l'avvio del sondaggio grazie alle segnalazioni dei lettori che fecero loro raggiungere loro posizioni di assoluto prestigio.

Il commento del direttore Alberto Lupini all'indomani del risultato fu già precursore di visioni contemporanee: «Il vino e la dieta mediterranea sono due dei temi su cui si può e si devono basare le nuove strategie per una salute che inizia già a tavola per una promozione dell'agroalimentare italiano all'insegna della qualità e del territorio. Su queste basi i nostri lettori hanno saputo dare un'indicazione assolutamente precisa a quei politici che continuano a snobbare (o addirittura lavorano contro, tutelando solo la grande industria) l'enogastronomia. L'incoronazione a personaggio dell'anno di Giorgio Calabrese è una scelta più che precisa che ci fa piacere e che, soprattutto, rappresenta un segnale forte: il settore ha bisogno di valorizzazione e di credibilità. Giusto ciò che Calabrese può assicurare».

Alcuni passi avanti sono stati fatti, rispetto ad allora, in particolare nell'atteggiamento dei politici che, a quanto risulta, hanno seguito il suggerimento di Lupini. Professor Calabrese come ricorda quel risultato?
Con molto affetto, gioia e anche sorpresa, non immaginavo di poter essere il personaggio della gastronomia, quasi strano che fosse un dietologo. Considero il mondo dell'alimentazione e le modalità del nutrimento concetti sacri, mangiare al meglio significa curare la qualità della vita. Quel premio e soprattutto l'attenzione del pubblico mi fecero capire quanta passione c'era per alimentazione e per il lavoro che svolgo. Italia a Tavola fu autorevole nel 2009, come lo è oggi, capace di capire le tendenze, di dare visibilità a soggetti e ambiti non scontati.

Cosa la colpì di più nella scelta del tutto spontanea del pubblico?
La voglia di sapere, di conoscere le linee guida dell'alimentazione. Era un momento magico quello di allora dal punto di vista scientifico, cercavamo di dare nome e cognome alla relazione tra cibi e malattie. Oggi sbandiamo un po' a causa dell'iper proteismo che giunge dall'America, ci riduciamo a farci insegnare a dimagrire da chi è troppo nutrito.

Sono passati otto anni e siamo alla nona edizione del Premio...
È un bene che Italia a Tavola continui in questa azione per sensibilizzare il pubblico. Noto che non ci sono più medici tra i personaggi selezionati, vuol dire che la strada è quella giusta. Oggi dobbiamo parlare di cultura dell'alimentazione lungo tutta la filiera, dal seme al piatto.

È ancora attuale rivolgersi al dietologo?
Oggi è quasi un’esigenza, moltissime persone per motivi economici si affidano meno di frequente ai controlli medici, perché anche il ticket pesa nel bilancio di ciascuno, quindi chi ha banali disturbi preferisce "giocarla" sul cibo.

Prima in cucina e poi in ambulatorio?
Esatto, quando capiamo di esserci alimentati male, o usato tecniche di cucina pericolose per la salute, con troppi grassi, condimenti pesanti, allora si cerca il medico, lo specialista.

Ebbe notorietà dalla vittoria del Premio?
Ero già conosciuto per le presenze in Rai e come editorialista su grandi quotidiani, ma dico che il Premio Italia a Tavola mi diede un volto nuovo: quello di un dietologo che non è cattivo. Ero all'epoca presidente Onav e tutti avevano paura dell'alcol, io fui il primo a chiamare il vino "alimento liquido". Il Premio dunque mi diede la possibilità di essere più autorevole in determinati ambienti. A questo proposito le cito un aneddoto.

Un episodio importante che coinvolse Ferruccio Fazio che era ministro della Salute. Era molto preoccupato per gli effetti dell'alcool su chi guida e voleva portare il limite consentito allo 0,2, troppo basso secondo me. Scrissi un editoriale su La Stampa e su Il Sole 24 Ore e dopo un giorno venne presa in considerazione la mia proposta di mantenere un limite più alto perché sostenuta dal vincitore del premio Personaggio dell'Anno, un titolo autorevole assegnato da un media autorevole.

Oggi chi è più influente nel settore enogastronomico?
Ritengo che oggi coloro che devono segnare la strada siano i produttori e i conoscitori, non i gastronomi ma i tecnici come enologi e agronomi o esperti di carne ad esempio. Serve autorevolezza non solo notorietà.

Ha visto i nomi di coloro che concorrono quest'anno?
Li ho visti e il lavoro che avete fatto è importante perché fa scendere in campo molte persone che possono ben rappresentare tutto il settore.

© Riproduzione riservata

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Alberto Lupini


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