Anche il gelato finisce al centro delle polemiche su identità di genere e orientamento sessuale. A Catania, una proposta di gelateria diventa oggetto di discussione pubblica. Al centro della polemica c’è un nuovo gusto comparso da alcuni giorni in una gelateria di piazza Duomo, a pochi passi dalla fontana dell’Amenano: si chiama “pistacchio gay” e presenta un aspetto insolito, verde all’esterno e rosa all’interno.

Il pistacchio gay al centro delle polemiche a Catania
Un gusto che accende il dibattito
La denominazione del gelato ha attirato l’attenzione sui social e ha innescato un confronto che va oltre l’ambito gastronomico. Dal banco della gelateria, la spiegazione è semplice, come riporta il quotidiano La Sicilia: «Abbiamo unito il pistacchio al cioccolato rosa e lo abbiamo chiamato così». Una scelta comunicativa che, tuttavia, non è passata inosservata.

Luigi Tabita, attore e attivista
A sollevare pubblicamente il caso è stato Luigi Tabita, attore e attivista, direttore del Giacinto Festival, rassegna culturale che da oltre dodici anni a Noto affronta temi legati all’identità e ai diritti della comunità Lgbtqi+ che ironizza: «Un pistacchio dal cuore rosa… e quindi Gay!». «Scrivere - commenta poi - “pistacchio gay” in un luogo come una gelateria, spesso frequentata da bambini/e e giovanissimi/e, può alimentare bullismo e stereotipi, soprattutto in una cultura machista come la nostra, che associa il rosa al femminile e lo considera “debole”. Il lavoro da fare è culturale e parte proprio dal linguaggio. Ricordiamoci come la lingua restituisce e, contemporaneamente, impone una visione del mondo».
Il colore rosa tra storia e immaginario contemporaneo
La discussione ha riportato alla luce un aspetto spesso trascurato: l’associazione del rosa al femminile è un costrutto culturale relativamente recente, affermatosi soprattutto nel Novecento, anche grazie a modelli commerciali e simbolici di matrice anglosassone, a partire dalla Barbie. In epoche precedenti, il rosa era considerato una variante del rosso, colore legato alla forza, al potere e alla sfera maschile.

Margot Robbie e Ryan Gosling nel film Barbie
Non è un caso che, nella tradizione iconografica cristiana, la Madonna sia storicamente rappresentata in azzurro, colore della spiritualità e della trascendenza, mentre il rosa non aveva alcuna connotazione di genere. Una distinzione che evidenzia come l’uso simbolico dei colori sia mutato nel tempo, spesso più per dinamiche di mercato che per radici storiche.
Il confine tra marketing e linguaggio
La vicenda riporta al centro una questione ricorrente nel settore food: il peso del linguaggio nella comunicazione gastronomica. Nomi, colori e suggestioni visive vengono utilizzati per attirare l’attenzione, ma possono generare letture differenti a seconda del contesto culturale e della sensibilità del pubblico. Al di là del singolo prodotto, il caso del “pistacchio gay” apre una riflessione più ampia sul ruolo dei locali pubblici come luoghi di socialità e narrazione. Le parole e i simboli scelti per raccontare il cibo non sono mai neutri e, soprattutto quando si rivolgono a un pubblico eterogeneo, richiedono consapevolezza storica e culturale. Un dibattito che, partendo da una vetrina di gelateria, tocca il rapporto tra identità, comunicazione e responsabilità sociale.