Dalla viticoltura eroica alle malghe e agli allevamenti zootecnici resistenti di montagna. Il passo non è scontato e per nulla semplice, ma fondamentale perché rappresentano - entrambe le attività - la concreta tutela del paesaggio e il presidio dei territori altrimenti a rischio di abbandono. Ma per farlo servono fondi. La Regione Lombardia ha così deciso di stanziare 2,5 milioni di euro per sostenere la zootecnia di montagna, finanziando la costruzione e l’ammodernamento di stalle e malghe.

In Lombardia 2,5 milioni per costruire e ammodernare le aziende zootecniche delle aree alpine
È un riconoscimento strategico a chi ha scelto di vivere e restare a lavorare in zone spesso prive dei servizi fondamentali. «Vogliamo che queste strutture - dicono al Pirellone - siano sempre più moderne e competitive perché il futuro dell’agricoltura lombarda passa anche e, soprattutto, dalla montagna». Il contributo della Regione è praticamente a fondo perduto (raggiunge il 90% della spesa) e le domande devono essere presentate a partire dal 7 luglio.
Il sostegno economico si applica nelle aree montane e mira a potenziare e sviluppare le aziende agricole e zootecniche che vi hanno la sede operativa. Gli obiettivi riguardano il miglioramento della produttività degli impianti, lo sviluppo delle filiere legate alla produzione primaria (trasformazione, conservazione, commercializzazione e vendita diretta), l’efficientamento energetico delle strutture, la digitalizzazione, il recupero del patrimonio edilizio storico montano e la valorizzazione della multifunzionalità.
Possono presentare le domande di contributo i soggetti pubblici proprietari dei terreni agricoli e fabbricati a uso zootecnico situati in comuni alpini da destinare poi a uso privato. Gli interventi ammissibili spaziano dalla nuova costruzione o ristrutturazione di edifici rurali e stalle agli interventi di efficientamento energetico (fotovoltaico, idroelettrico, biomasse), fino all’installazione di reti idriche, al potenziamento della connettività digitale e al recupero di fabbricati storici da valorizzare a fini culturali e di pubblica utilità.
Di Renato Andreolassi