I mercati delle materie prime agricole mostrano andamenti divergenti: mentre le nocciole turche registrano un forte calo delle quotazioni, sostenuto dalle attese per un raccolto 2026 particolarmente abbondante, il seme di colza torna a rafforzarsi spinto dalle incertezze climatiche e dalla domanda industriale. Sul fronte del frumento tenero, invece, le tensioni nell’area del Mar Nero hanno riacceso la volatilità, con rialzi sui mercati finanziari e aumenti più contenuti sulle piazze fisiche.

Frumento tenero, la guerra nel Mar Nero riaccende la corsa dei prezzi
Grano, porti ucraini bloccati e mercati nervosi

Frumento tenero, la guerra nel Mar Nero aumenta la volatilità

Sul mercato del frumento tenero pesa invece il ritorno delle tensioni geopolitiche nell’area del Mar Nero. Il proseguimento delle ostilità ha portato al blocco delle esportazioni di cereali dai principali porti ucraini e alla chiusura dello stretto di Kerch, collegamento strategico tra Mar Nero e Mar d’Azov. Secondo Areté, gli eventi delle ultime settimane hanno generato una forte reazione sui mercati finanziari. Le quotazioni del frumento tenero sono aumentate del 12% su Euronext e del 10% sul mercato CME nell’ultima settimana.

L’effetto sui mercati fisici è stato più contenuto. Il milling wheat quotato a Rouen ha registrato un incremento del 5%, mentre il frumento tenero di base quotato a Bologna è cresciuto dell’1,7% nello stesso periodo. La differenza tra mercati finanziari e fisici è legata alla pressione esercitata dalla commercializzazione del nuovo raccolto e dalla presenza di scorte ancora elevate. Per questo motivo, nonostante la volatilità generata dagli scenari internazionali, i prezzi fisici restano al momento più contenuti rispetto ai valori espressi dai future.

Nocciole turche, i prezzi scendono con le attese sul nuovo raccolto

Il mercato delle nocciole turche continua a registrare un andamento ribassista. La quotazione della nocciola sgusciata 11/13 consegnata in Europa, tra maggio e luglio, ha segnato una riduzione del 15%, riportandosi sui livelli di inizio aprile 2025. Rispetto al picco raggiunto nel settembre dello stesso anno, il calo complessivo arriva al 52%. Secondo le analisi di Areté - The Agri-Food Intelligence Company, alla base della flessione ci sono soprattutto le prospettive di un raccolto turco 2026 particolarmente abbondante, accompagnate da una domanda ancora debole. Le stime di INC Nutfruit indicano per la campagna 2026/27 una produzione turca intorno alle 810 mila tonnellate, in aumento del 56% rispetto alla campagna precedente, stimata a circa 518 mila tonnellate. Si tratterebbe del raccolto più consistente dalla stagione 2022/23 e della terza annata di “carica” più abbondante mai registrata. A fronte di una maggiore disponibilità attesa, i consumi restano contenuti. La domanda interna turca risente dei prezzi elevati degli ultimi mesi, mentre le esportazioni mostrano un rallentamento anche per una maggiore diversificazione degli acquisti da parte dei mercati internazionali. I dati dell’Associazione degli esportatori del Mar Nero evidenziano che, dall’inizio della campagna commerciale (settembre 2025-giugno 2026), i volumi esportati sono diminuiti del 38% su base annua, raggiungendo i livelli più bassi degli ultimi quindici anni.

Colza, il mercato guarda a clima e domanda industriale

Scenario opposto per il seme di colza, che nella prima metà di luglio ha registrato un nuovo rafforzamento delle quotazioni. Sul mercato MATIF il prezzo ha raggiunto anche i 541 euro per tonnellata il 15 luglio. Il rialzo si inserisce in un quadro produttivo europeo che non presenta criticità rilevanti, ma appare meno favorevole rispetto alla campagna precedente. Il bollettino MARS di giugno ha rivisto solo marginalmente al ribasso le stime sulla resa media dell’Unione europea per il 2026, portandola a 3,18 tonnellate per ettaro, contro le 3,19 previste a maggio. Il valore resta vicino alla media degli ultimi cinque anni, ma risulta inferiore del 5% rispetto al 2025. A sostenere le quotazioni contribuisce anche il ritorno del cosiddetto premio meteo, legato alle condizioni climatiche in Canada, dove le piogge intense stanno aumentando l’incertezza sulla produzione di canola. Un ulteriore elemento di supporto arriva dal comparto dell’olio di colza, sostenuto da una domanda ancora solida per utilizzi industriali e biocarburanti. Resta inoltre da monitorare il possibile impatto di un fenomeno El Niño sulla produzione australiana di canola, esposta al rischio di condizioni più calde e siccitose.