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Chef Scamardella rinnova il dibattito: «Non siete stufi di fotografare i piatti?»

In un post sui social lo chef di Pipero (ristorante stellato di Roma) rilancia la discussione. Esiste un limite, ideale e metaforico, per le foto al ristorante? Ovviamente la questione non va generalizzata , «ma secondo me - ci dice - siamo arrivati a un punto in cui ci vorrebbe un po' più di equilibrio». Cosa c'è dietro il suo pensiero?

di Alessandro Creta
21 febbraio 2024 | 05:00
«Non siete stufi di fotografare i piatti?» Chef Scamardella rinnova il dibattito
«Non siete stufi di fotografare i piatti?» Chef Scamardella rinnova il dibattito

Chef Scamardella rinnova il dibattito: «Non siete stufi di fotografare i piatti?»

In un post sui social lo chef di Pipero (ristorante stellato di Roma) rilancia la discussione. Esiste un limite, ideale e metaforico, per le foto al ristorante? Ovviamente la questione non va generalizzata , «ma secondo me - ci dice - siamo arrivati a un punto in cui ci vorrebbe un po' più di equilibrio». Cosa c'è dietro il suo pensiero?

di Alessandro Creta
21 febbraio 2024 | 05:00
 

Foto al ristorante sì o no? Nell'epoca dei social questa domanda sembra quasi un paradosso, una provocazione. Come si può dire di no alle foto al ristorante, a questo piatto o a quella ricetta, in un periodo storico in cui tutto o quasi è pensato in un'ottica di fotografabilità, affinché sia il più instagrammabile possibile? Come può esserci questa discussione in un settore, quello della cucina e del fine dining in particolare (che della presentazione estetica delle ricette fa un suo tratto distintivo) che specialmente nell'epoca dei social ha visto un innegabile contributo alla propria “mediaticità” grazie proprio a post, pubblicati dai clienti, prima su Facebook e ora su Instagram?

Chef Scamardella rinnova il dibattito: «Non siete stufi di fotografare i piatti?»

Foto ai piatti al ristorante: quando è troppo è troppo. Ma quando è troppo?

Quello legato alle foto al ristorante sembra un dubbio che, apparentemente, non avrebbe proprio motivo di esistere. Ma che, andando più a fondo e ragionando con chi quei piatti che vengono fotografati li fa, forse non pare così campato per aria come potrebbe sembrare. Se infatti sembra quasi paradossale che la questione possa avere motivazioni di base, già da qualche tempo (specialmente all'estero, va detto) ci sono alcuni locali che stanno vietando le foto al loro interno. Per evitare eccessivi disordini o problematiche logistiche per quei clienti, perlomeno, che si presentano con una macchinetta ingombrante e annessi accessori. Anche in Italia però sta iniziando a circolare una sorta di “insofferenza” verso i clienti che passano più tempo a immortalare un piatto rispetto al gustarselo. Che passano più tempo a scorrere la galleria, o a impostare i settaggi della propria fotocamera, rispetto a godersi i momenti di convivialità che invece dovrebbero essere il primo pensiero quando si va a pranzo o a cena fuori.

Chef Scamardella rinnova il dibattito: «Non siete stufi di fotografare i piatti?»

Il post ironico dello chef

Pochi giorni fa senza nemmeno troppi giri di parole, sul nuovo Treads, ha espresso il suo pensiero Ciro Scamardella, chef di origini campane ma da anni alla guida delle cucine di Pipero, ristorante Stella Michelin tra i più noti di tutta Roma. “Ma non vi siete scoacciati di fare le foto ai piatti?”, poche parole ma esemplificative: le foto al ristorante non sono più così “ben viste”, per così dire, al ristorante? che stia cambiando qualcosa per quanto riguarda le foto nell'ambito del fine dining? Per cercare di capirne qualcosa in più abbiamo parlato direttamente con lo chef Scamardella, che ci ha spiegato le ragioni dietro il suo post. Un pensiero complesso e ragionato dietro le poche parole condivise in rete.

Foto al ristorante, Scamardella: «Non generalizzare, ma basta eccessi»

«Ovviamente la questione non va generalizzata - esordisce lo chef di Pipero - ma secondo me siamo arrivati a un punto in cui ci vorrebbe un po' più di equilibrio. Non mi riferisco ovviamente agli addetti ai lavori, ai fotografi di professione o ai giornalisti di settore ai quali comunque servono le immagini per svolgere il proprio lavoro, ma mi rivolgo a quei clienti che appena arriva il piatto a tavola perdono minuti e minuti a fotografare, a cercare l'angolazione giusta, la luce esatta. Secondo me questo è un po' esagerato. Spesso quando esco in sala e vado a salutare i clienti ci sono sempre tanti ospiti che in mano invece di coltello e forchetta hanno il cellulare per fare le foto, e questo un po' mi fa pensare». 

Chef Scamardella rinnova il dibattito: «Non siete stufi di fotografare i piatti?»

Lo chef di Pipero Ciro Scamardella - foto dalla pagina Facebook di Pipero

Ma da cosa deriva questo pensiero che, a una prima analisi, va un po' controcorrente rispetto a quelli che sono i tempi correnti, particolarmente social-oriented? «È chiaro come a me faccia piacere che un cliente fotografi un mio piatto. Un po' come quando si va al museo e si vede una bella opera, la foto scatta in automatico. Io mi riferisco agli eccessi del caso, a quando ci si concentra più sul fotografare un piatto rispetto a goderselo. In questo modo un po' ti privi di quella che è l'emozione del mangiare in ristoranti di fine dining. Ma è una privazione che inizia già da prima di arrivare al locale. Fino a qualche anno fa informazioni sul ristorante si cercavano sul suo sito internet, dove c'erano magari 4 o 5 foto dei piatti. Oggi è tutto sui social e tra Facebook o Instagram già ci si “spoilera”, in qualche modo, ciò che si andrà a mangiare. Così la magia viene un po' meno secondo me, questo priva l'emozione della tavola». 

La soluzione? «Facciamo recepire il messaggio»

La soluzione? Per lo chef campano non è certamente quella di “vietare” di poter scattare le foto, ma sarebbe preferibile regolamentare la cosa, o comunque cercare di far capire al cliente che si va al ristorante principalmente per mangiare bene, non per fare una bella foto da tanti like su Instagram. «Questa è una discussione che va avanti dalla notte dei tempi - dice lo chef - da prima dell'esplosione dei social. Ricordo come già anni fa qualcuno vietasse di scattare foto al ristorante, ma per me il divieto è una misura eccessiva, ci vorrebbe più equilibrio però da parte dei clienti. E questo equilibrio lo possiamo raggiungere tramite un'opera di comunicazione e sensibilizzazione, se così vogliamo chiamarla, da parte in primis di noi che lavoriamo al ristorante. Basterebbe una battuta dello chef o del maitre per far capire al cliente di godersi ciò che è nel piatto più a livello gustativo rispetto a quello fotografico. Bisogna sempre saper interagire col cliente, perché lui è lì per noi».

La questione, ovviamente, non è solo “ideologica” ma anche prettamente pratica, legata all'esperienza gastronomica in sé. «Impiegando troppo tempo per scattare le foto la ricetta potrebbe perdere di qualità. Se qualche piatto arriva caldo al tavolo si fredda, se ha qualche spuma particolare nel giro di poco tempo si smonta. Se il cliente ci mette  troppo a cercare la foto perfetta poi il cibo si fredda, le temperature sono diverse, le consistenze si alterano, e ciò va a compromettere quella che è l'esperienza più importante, quella legata al mangiare». E in tal caso magari qualcuno si andrebbe poi a chiedere il motivo per cui quel piatto fosse sì così bello, ma non altrettanto buono...

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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