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venerdì 30 gennaio 2026  | aggiornato alle 00:10 | 117087 articoli pubblicati

Contratti pirata nel turismo: un hotel può perdere oltre 40mila euro l’anno

Il dumping contrattuale nel turismo espone le imprese a rischi economici e normativi rilevanti. Un rapporto di Federalberghi, realizzato con Ebnt e Adapt, evidenzia come l’uso di contratti non rappresentativi possa generare recuperi contributivi, contenziosi e costi che per una struttura media possono superare i 40mila euro annui

29 gennaio 2026 | 11:10
Contratti pirata nel turismo: un hotel può perdere oltre 40mila euro l’anno
Contratti pirata nel turismo: un hotel può perdere oltre 40mila euro l’anno

Contratti pirata nel turismo: un hotel può perdere oltre 40mila euro l’anno

Il dumping contrattuale nel turismo espone le imprese a rischi economici e normativi rilevanti. Un rapporto di Federalberghi, realizzato con Ebnt e Adapt, evidenzia come l’uso di contratti non rappresentativi possa generare recuperi contributivi, contenziosi e costi che per una struttura media possono superare i 40mila euro annui

29 gennaio 2026 | 11:10
 

Il dumping contrattuale rappresenta un rischio concreto e spesso sottovalutato per le imprese del turismo. È quanto emerge dal rapporto «Il dumping contrattuale nel settore turismo: quali rischi per le imprese», realizzato da Federalberghi insieme all’Ente bilaterale nazionale del turismo e ad Adapt, associazione per gli studi sul diritto del lavoro fondata dal professor Marco Biagi.

Dumping contrattuale nel turismo: cosa emerge dal nuovo rapporto

Lo studio è stato presentato a Bologna e si fonda sui dati dell’Archivio nazionale dei contratti e degli accordi collettivi di lavoro del Cnel, integrati con un’analisi della normativa vigente e della giurisprudenza. L’attenzione è concentrata sull’utilizzo di contratti collettivi stipulati da soggetti non rappresentativi, spesso privi di una reale legittimazione sul piano sindacale e datoriale.

Contratti pirata nel turismo: un hotel può perdere oltre 40mila euro l’anno

Giuseppe Roscioli, vicepresidente vicario di Federalberghi

Secondo Giuseppe Roscioli, vicepresidente vicario di Federalberghi e presidente della Commissione sindacale dell’associazione, «lo studio chiarisce una volta per tutte quali sono i rischi che le imprese corrono affidandosi a soggetti privi di ogni legittimazione e rappresentatività». Roscioli richiama l’attenzione sulle conseguenze complessive, sottolineando come «oltre al recupero dei contributi non versati, vadano considerati il contenzioso e la perdita delle agevolazioni».

Contratto pirata? Può costare oltre 40mila euro l’anno

Secondo le risultanze della ricerca, l’applicazione di questi contratti può esporre le imprese a maggiori costi annui quantificabili in diverse decine di migliaia di euro. Le conseguenze principali riguardano il recupero dei contributi previdenziali da parte degli enti competenti e le richieste di differenze retributive avanzate dai lavoratori interessati.

Dumping contrattuale: cos'è?

Il dumping contrattuale è una pratica sleale nel mercato del lavoro in cui le aziende applicano contratti collettivi di lavoro meno favorevoli rispetto a quelli realmente applicabili al settore, al fine di ridurre il costo del lavoro. Questo meccanismo può avvenire, ad esempio, attraverso:

• L’applicazione di contratti collettivi non rappresentativi: alcune imprese scelgono contratti nazionali sottoscritti da sindacati poco rappresentativi, con condizioni peggiorative per i lavoratori rispetto a quelli firmati dalle principali organizzazioni sindacali.

• L’uso improprio di contratti di settori diversi: un’azienda può applicare un contratto nazionale meno oneroso, pur operando in un settore che ne richiederebbe uno più tutelante (es. usare un contratto del commercio invece di uno della ristorazione).

• La frammentazione aziendale: le imprese possono suddividere le attività tra più società per applicare contratti meno vantaggiosi ai dipendenti.

Questa pratica non solo danneggia i lavoratori, ma crea anche concorrenza sleale tra le imprese, penalizzando chi rispetta le condizioni contrattuali corrette. Per contrastarlo, in Italia è stata introdotta una normativa che impone di applicare i contratti collettivi firmati dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.

Per un’impresa alberghiera di dimensioni medie, con circa 14 dipendenti, il costo diretto derivante dalla contestazione di un «contratto pirata» può superare i 40mila euro l’anno. A questo si aggiungono ulteriori effetti, legati all’impossibilità di utilizzare alcuni strumenti contrattuali previsti esclusivamente per i cosiddetti contratti leader.

Contratti pirata nel turismo: un hotel può perdere oltre 40mila euro l’anno

Dumping contrattuale, rischio economico da40 mila euro per gli hotel

La normativa, infatti, riserva istituti come contratti a termine, apprendistato e flessibilità dell’orario di lavoro ai contratti collettivi maggiormente rappresentativi. Tra questi rientra il Ccnl Turismo sottoscritto da Federalberghi, Faita e dalle organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, oggi applicato da oltre l’80% delle imprese e dei lavoratori del settore.

Le ricadute oltre i costi diretti

Lo studio evidenzia come le conseguenze del dumping contrattuale non si limitino al piano economico. Le imprese coinvolte possono subire anche ricadute normative e di immagine, con effetti sul contenzioso, sulla perdita di benefici contributivi e sulla credibilità nei confronti di lavoratori e istituzioni.

Una questione che riguarda anche bar e ristoranti

Il dumping contrattuale si conferma quindi un tema che coinvolge l’intero comparto turistico. In un contesto già segnato da difficoltà strutturali, come la carenza di personale e la pressione sui costi, la scelta del contratto collettivo assume un peso determinante per la stabilità delle imprese e per il corretto funzionamento del mercato del lavoro nel turismo.

Contratti pirata nel turismo: un hotel può perdere oltre 40mila euro l’anno

La scelta del contratto collettivo assume un peso determinante per la stabilità delle imprese

Anche perché il fenomeno del dumping contrattuale riguarda anche bar e ristoranti. Nel settore della ristorazione, questa pratica penalizza soprattutto camerieri, cuochi, baristi e personale di sala, che si trovano a lavorare con contratti meno tutelanti e con retribuzioni inferiori rispetto a quanto previsto dal Ccnl Turismo - Pubblici Esercizi, applicato anche da Fipe (la Federazione italiana pubblici esercizi) che sul tema aveva lanciato anche un manuale anti-dumping.  Il fenomeno del dumping contrattuale è in crescita, come dimostra sia il numero di contratti collettivi nazionali non rappresentativi che circolano nel settore dei pubblici esercizi - ben 41 in totale - sia il numero di lavoratori a cui vengono applicati questi contratti, definiti “pirata” anche dalla giurisprudenza.

Contratti pirata nel turismo: un hotel può perdere oltre 40mila euro l’anno

Nel settore della ristorazione circolano oltre 40 contratti non rappresentativi

Attraverso una simulazione su 10 figure professionali, mostrando in modo chiaro le differenze retributive e normative derivanti dall’uso di contratti pirata. In questo modo offre una fotografia concreta e utile sia a chi opera nel settore sia a chi ha il compito di monitorare e contrastare questo fenomeno. Si tratta di uno strumento pensato per rafforzare la collaborazione tra istituzioni e corpi intermedi, a tutela di chi lavora e di chi gestisce un’impresa rispettando le regole.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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