La cucina non è solo creatività. È gestione, disciplina, organizzazione. È saper formare il personale, rispettare i tempi, curare ogni dettaglio. È conciliare lavoro e vita privata, scegliere materie prime sostenibili, ridurre gli sprechi. Felicità Romagnoli, private chef e consulente, mette in luce come passione, esperienza e disciplina debbano integrarsi con la capacità di pianificazione, la supervisione della brigata e la gestione dei tempi di servizio. La professionalità in cucina implica rispetto delle basi culinarie, rigore operativo e consapevolezza delle responsabilità sociali, per affrontare un settore complesso in costante evoluzione e mantenere standard elevati sia per la clientela sia per l’organizzazione interna.
Chi è Felicità Romagnoli
Il percorso di Felicità Romagnoli nasce lontano dalla ristorazione. L’ingresso in cucina non è stato programmato, ma dettato dalle circostanze. «Ho iniziato cucinando per la mia famiglia e per gli amici più stretti», racconta. La svolta arriva quando una ristoratrice amica si trova improvvisamente senza chef alla vigilia di un matrimonio. Romagnoli si fa carico dell’intero servizio, cucinando per 165 persone. È in quel periodo che incontra Gualtiero Marchesi, che la incoraggia a seguire una strada personale: «Hai una grande creatività: usala e non copiare». Un consiglio che diventerà una linea guida costante.

La private chef Felicità Romagnoli
La prima esperienza come private chef viene definita un vero «salto nel buio». A Londra, Romagnoli porta la cucina professionale nelle case private, anticipando un modello che oggi è diffuso ma che allora non esisteva. «La professione di chef privato l’ho creata io, permettendo alle persone di assaporare piatti importanti nella loro zona di comfort». Il primo evento, in una villa londinese, apre una rete di contatti che cresce esclusivamente attraverso il passaparola, ancora oggi unico strumento di promozione del suo lavoro. «Quando le persone stanno bene, ti richiamano». Da lì arrivano collaborazioni prestigiose, tra cui eventi per Madonna, l’Harry’s Bar di Mayfair, Anna Fendi e Cinzia Leone, fino al soprannome di “Chef dei Vip”.

La private chef Felicità Romagnoli con l'attrice Cinzia Leone
Oggi Romagnoli lavora soprattutto come consulente per hotel e ristoranti, seguendo progetti strutturati. Il metodo è chiaro: analisi delle esigenze, sviluppo del menu, selezione del personale e affiancamento operativo allo chef responsabile. «Lavoriamo insieme dai 20 ai 30 giorni, occupandoci di brigata, fornitori, ricette, procedure e impiattamenti». Anche dopo la fase iniziale, il supporto continua con il post-service e l’evoluzione dei menu stagionali. Un approccio che privilegia organizzazione e continuità.
Formazione e consapevolezza: cosa significa davvero lavorare in cucina
Prima di aprire un ristorante, è fondamentale conoscere ogni ruolo e capire cosa significhi lavorare in cucina giorno dopo giorno: «Prima vai a fare esperienza, almeno 5-6 anni, capisci cosa vuoi davvero dal lavoro, e poi ne riparliamo. Aver lavorato solo quindici giorni non è sufficiente». L’esperienza diretta e la pazienza diventano quindi elementi chiave. La formazione non riguarda solo le ricette, ma anche la gestione della brigata, il rispetto dei tempi e la capacità di affrontare situazioni complesse, come eventi con molti ospiti.
Cura del personale: il segreto per brigate stabili e motivate
Trattare bene chi lavora in cucina non è solo un atto etico, ma anche un fattore di stabilità e qualità del servizio. «Il personale va trattato come la famiglia, perché sono loro a fidelizzare il cliente. Chi viene trattato bene non se ne va». La sensibilità verso i dipendenti, il rispetto degli orari e la chiarezza nelle responsabilità creano un clima sano: riduce abbandoni e conflitti, favorendo motivazione e continuità. Anche piccoli gesti fanno la differenza: «Se ti trovi bene, tutto cambia. Ma se manca umanità e sensibilità, i ragazzi non vogliono più lavorare».
Come organizzare la cucina e gestire grandi eventi senza errori
Un ambiente organizzato e rispettoso dei ritmi dei lavoratori riduce stress e turnover, permettendo a chi cucina di essere concentrato e preciso senza sacrificare la vita privata. Il turno unico viene indicato come possibile soluzione per ridurre le difficoltà, soprattutto per le donne, storicamente più penalizzate. Tuttavia, la carenza di personale non è attribuita solo agli orari: «Le nuove generazioni ambiscono a stipendi importanti senza conoscere a fondo il lavoro». Per la chef, l’esperienza sul campo e l’amore per il mestiere restano elementi imprescindibili.

Un ambiente organizzato e rispettoso dei ritmi dei lavoratori riduce stress e turnover
Oggi, questo approccio si traduce in una metodologia chiara: supervisione della brigata, gestione dei fornitori, definizione dei menu e controllo del food cost. «In un ristorante ci vuole tempo per sistemare le persone, almeno un anno. I ragazzi non vogliono perdere tempo e spesso non vogliono ascoltare. Ma il tempo, la pazienza e la conoscenza del mestiere sono la vera ricetta per evitare errori e inefficienze».
Vita privata e lavoro in cucina: strategie per non bruciarsi
Il lavoro in cucina richiede dedizione, ma anche capacità di conciliare vita privata e professione. Questo è particolarmente vero per le donne: «Non è facile, soprattutto per una giovane donna senza una famiglia che la supporti». Romagnoli ha sviluppato strategie concrete per affrontare queste sfide: «Diventare private chef mi ha salvato tantissimo. Lavoravo anche nei weekend, i miei figli stavano a passeggio con un’amica e così riuscivamo a tornare in famiglia».
Identità culinaria: perché conoscere le basi è fondamentale
Per Romagnoli, la cucina italiana non è solo tecnica: è identità e memoria. «La reinterpretazione dei piatti, se non supportata dall’esperienza, rischia di snaturarli». Conoscere le basi, i sapori originali e la storia dei piatti è fondamentale prima di proporre variazioni o menu più creativi. Portare la cucina italiana all’estero richiede rispetto e autenticità: «Ho portato i passatelli di Rimini anche a Londra: rappresento sempre l’Italia, perché l’Italia ce l’ho nel cuore». Anche i piatti più semplici, se preparati con attenzione, possono raccontare l’identità italiana e valorizzarne le radici.

Le sardine ripiene: il piatto che più rappresenta Felicità Romagnoli
Se dovesse raccontarsi, sceglierebbe «una porzione di sardine ripiene», simbolo di semplicità e valore nutrizionale, accompagnata da "Ma il cielo è sempre più blu" di Rino Gaetano. Un binomio che riassume la sua visione: cucina onesta, identitaria e accessibile, capace di parlare a tutti senza rinunciare alla qualità.
Sostenibilità e responsabilità sociale in cucina
Oggi la sostenibilità è parte integrante della professionalità in cucina. Significa scegliere prodotti di stagione, ridurre gli sprechi e valorizzare materie prime e fornitori affidabili: «Essere sostenibili vuol dire scegliere prodotti di stagione, ridurre gli sprechi, conoscere l’origine delle materie prime e valorizzarle fino in fondo». Il rispetto dell’ambiente si lega anche a un approccio sociale, come dimostra il suo libro Food & Music, il cui ricavato è stato destinato a un’associazione benefica: «Il ricavato del mio libro è andato interamente a un’associazione, e ringraziamo Dio, è andato bene». La cucina diventa così uno strumento concreto di condivisione e educazione ai valori. «La cucina è condivisione», uno strumento concreto per unire le persone e sostenere cause solidali.

Food and Music: il libro di Felicità Romagnoli
Per Romagnoli la sostenibilità non è una tendenza, ma una responsabilità. «Uno chef oggi può educare attraverso le proprie scelte». Riduzione degli sprechi, stagionalità e rispetto della materia prima sono principi che si riflettono anche nel food cost. Già dieci anni fa, nel suo libro, parlava di acquisti consapevoli e prodotti freschi come strumenti per coniugare etica e sostenibilità economica.
Passione, disciplina e musica: il ritmo della cucina perfetta
Disciplina e passione sono il cuore del mestiere. Romagnoli paragona la cucina al lavoro di un medico: «Lo chef è come un dottore: la cucina deve essere pulitissima e chi cucina deve sapere esattamente cosa sta facendo». Anche la musica diventa uno strumento pratico: aiuta a mantenere ritmo, concentrazione e calma. «La musica mi ha insegnato mio padre, mi dà una carica pazzesca». Ogni piatto ha il proprio ritmo e la propria energia, e rispettare i tempi è parte integrante della qualità: «Quando mi chiedono mezzogiorno e mezza o mezzogiorno, l’orario è quello. Le portate escono, però a modo mio».
Il suo stile è definito equilibrato e classico, senza fretta, con una forte attenzione ai tempi di servizio. La creatività trova spazio soprattutto nel catering, mentre la musica accompagna ogni fase del lavoro: «Mi dà grinta e mi rilassa».
Passione, metodo e rispetto dei dettagli
La ristorazione contemporanea richiede disciplina, esperienza e attenzione ai dettagli, oltre a capacità manageriali, sostenibilità e rispetto dell’identità dei piatti. Il percorso di Romagnoli mostra come passione, organizzazione e cura del personale siano alla base di una cucina di qualità, efficiente e rispettosa delle persone e delle materie prime. In questo equilibrio tra tecnica, radici culinarie e gestione consapevole, la cucina professionale si conferma un mestiere complesso ma straordinariamente gratificante.