Chi non ricorda un noto film di alcuni anni fa, dove il protagonista (Checco Zalone) recatosi in Norvegia si arrabbia con il gestore di un ristorante che spaccia la sua cucina per cucina italiana. Tra invettive e offese al proprietario, di grande “effetto” la scena del distacco del cartello “Cucina italiana” dall’ingresso del locale. “Flash” venutomi alla mente, un po’ sarcasticamente, alla notizia della recente riforma di legge dell’attuale Governo, che ha trasformato gli “Esteri”, non più solo titolari di aspetti di politiche e di diplomazia oltre confine, ma anche di “polo” per l'internazionalizzazione del made in Italy. Ora ambasciate e consolati, oltre la politica, sotto le direttive del Maeci (ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale), diventeranno veri e propri avamposti per sostenere le imprese italiane, i loro investimenti e la tutela dei nostri marchi in tutto il mondo.

Il Maeci diventa un vero e proprio avamposto per sostenere la ristorazione italiana all'estero
Unesco, Italian Sounding e ristorazione italiana all’estero
L'unione di queste forze e il recente riconoscimento della cucina italiana come patrimonio Unesco crea, a mio modesto avviso, una "opportunità" perfetta e unica per i ristoratori e le aziende agroalimentari italiane per i mercati esteri. Con il Maeci al comando, la lotta contro le imitazioni, il falso Italian Sounding (contraffazioni di prodotti) e la tutela del nostro made in Italy dovrebbero diventare una priorità diplomatica, a protezione del mercato stesso e dei ristoratori autentici di italianità, che di riflesso, dovrebbero usare materie prime certificate.
La "regia unica" per gli accessi facilitati ai progetti oltre confine, a detta della nuova legge, porterà procedure più snelle, finanziamenti dedicati all'export e un supporto più concreto per chi vuole “aprirsi” oltre confine, a tutto beneficio della “bilancia economica” italiana. Gli eventi come la Settimana della cucina italiana nel mondo, già in atto da alcuni anni, sono diventati sempre più una “piattaforma commerciale” molto potente, capace di connettere direttamente i ristoratori con i fornitori e gli investitori locali.
Federcuochi, professione del cuoco e tutela del settore
Grandi opportunità quindi per la vera ristorazione italiana all’estero, che potrebbe divenire luogo di integrazione tra cultura ed economia, non più solo esercizio commerciale, ma presidio di patrimonio gastronomico protetto e promosso dalla rete diplomatica ufficiale, a trasparenza anche del vero “esercizio” di intenti, attendibili e proprie "Ambasciate del Gusto". La ristorazione italiana non è più un settore che può "muoversi da solo", è diventata, agli occhi degli altri Stati, un comparto economico sempre più strategico per il nostro paese, specie ora che è correlato al marchio Unesco. Per cui fa bene la nostra “Governance”, di ogni colore, a investire e supportarla pienamente all’estero.

Federcuochi si augura che venga riconosciuta pienamente la professione del cuoco con le giuste tutele giuridiche
La Federcuochi si auspica quindi che questo sia inizio e motivo, anche in Italia, di un percorso concreto verso un maggiore sostegno politico dell’intero settore (personale della ristorazione) che da anni è veramente in affanno. È tempo inoltre che si riconosca pienamente la professione del cuoco, e quelle tutele giuridiche a fronte della sua integrità psico-fisica, come più volte da noi richiesto: la salvaguardia della nostra cucina non passa solo dagli ingredienti, ma anche da altre dinamiche. Serve un professionista certificato in ogni attività che sappia manipolare con rispetto il prodotto italiano e garantire sicurezza ai clienti. Non c'è vera tutela della tradizione senza la credibilità, l'idoneità e le competenze di chi la interpreta.