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martedì 10 febbraio 2026  | aggiornato alle 09:58 | 117303 articoli pubblicati

La cucina non è un talk show: Zainab e la falsa inclusione

In un laboratorio di dolci del Trentino, tre donne si sono trovate dentro un conflitto che non parlava di ricette ma di fede, ruoli e libertà, fino alle lacrime di Zainab, ferita non dal lavoro ma dal giudizio sulla sua vita. Non è una storia di integrazione riuscita, ma di confini che emergono tra mani infarinate e parole dure, e di rispetto che si impara solo quando smettiamo di voler salvare gli altri

di Annalisa Dolzan
Plant-based pastry chef, coach & food teller
03 febbraio 2026 | 15:29
Quando il lavoro in cucina diventa un test di convivenza: la (dura) storia di Zainab
Quando il lavoro in cucina diventa un test di convivenza: la (dura) storia di Zainab

La cucina non è un talk show: Zainab e la falsa inclusione

In un laboratorio di dolci del Trentino, tre donne si sono trovate dentro un conflitto che non parlava di ricette ma di fede, ruoli e libertà, fino alle lacrime di Zainab, ferita non dal lavoro ma dal giudizio sulla sua vita. Non è una storia di integrazione riuscita, ma di confini che emergono tra mani infarinate e parole dure, e di rispetto che si impara solo quando smettiamo di voler salvare gli altri

di Annalisa Dolzan
Plant-based pastry chef, coach & food teller
03 febbraio 2026 | 15:29
 

Ha mani grosse, abili, precise. 34 anni, tre figli, tanti chili in più che le pesano sulle ginocchia, al punto che ogni tanto deve fermarsi e sedersi per il dolore. Parla poco e indossa sempre il velo. Non, come ci ha spiegato, perché ci siamo noi, che come donne potremmo vedere i suoi capelli, ma nell’eventualità che entri un uomo in cucina. È algerina. La chiamerò Zainab (per tutelare la privacy e la riservatezza delle persone di cui scrivo qui).

Le mani, l’impasto, il corpo che ricorda

Più di tutto, mi piace il suo modo di impastare, a mano, i lievitati. Si vede che le piace e le riesce molto bene. Sembra che le sue mani si muovano con memoria antica, massaggiando e percuotendo quelcuscinodi aria e farina che sotto i suoi polpastrelli non oppone resistenza elastica, ma cresce ritmicamente e, da massa informe, diventa velata sfera di seta, tesa e pulsante. C’è un vecchio detto secondo cui gli impasti risentono del nostro umore e delle nostre energie, erispondono”. Io ci credo. Guardare impastare Zainab mi ipnotizza: le nocche affondano, agili e decise. Con precisione forma le palline e dosa la propria forza per creare promesse di profumo e fragranza. Quando la vedo arrivare, avvolta in un lungo piumino con il cappuccio di pelo nel freddo del mattino trentino, mi chiedo quanto le pesi stare nel nostro Paese, ma so quanto le piace attraversare la città per venire in laboratorio. Si è trasferita col marito, ma il suo cuore, oltre che per i suoi figli e per il suo dio, batte per l’Algeria.

Lo scontro e i confini

L’italiana l’ha attaccata spesso: ha iniziato a dirle quasi ogni giorno che il marito la controlla troppo, che è esagerato che lei tenga i capelli coperti, che a casa debba fare tutto lei, che la sua religione le imponga di non bere e non mangiare per intere giornate durante il Ramadan, che debba pregare e alzarsi per farlo a ore assurde della notte. Le ha urlato che le donne arabe musulmane praticanti sono delle derelitte sottomesse, prive di diritti e libertà: «Ma come è possibile che tu non possa nemmeno guardare tuo genero, che non vi possiate nemmeno rivolgere la parola, stare da soli in una stanza dentro casa?! Voi siete pazzi!» Un giorno, ovviamente, è riuscita a farla piangere. Come se noi occidentali avessimo la libertà, l’emancipazione e la verità in tasca.

La cucina non è un talk show: Zainab e la falsa inclusione

Uno scontro in cucina trasforma il lavoro in dolore silenzioso

Detto da una donna (meridionale) di 50 anni che ha fatto sempre e solo la mamma, trasferendosi anche varie volte per sostenere la carriera del marito, non ci vedo tutta questa emancipazione, ma ho deciso di restarne fuori. Come loro responsabile, ho cercato di rappacificare e messo dei paletti: facciamo un lavoro bellissimo e la cucina, nonostante la quotidianità che ci porta a conoscerci, raccontarci e pure a litigare, non è campo di battaglia per tenzoni ideologiche o religiose. Passata la bufera, asciugate le lacrime, la crisi è rientrata e abbiamo continuato a sfornare delizie di ogni genere. Piccolo mondo chino sul bancone infarinato a stampare biscotti, impastare torte, stendere la frolla. Ogni tanto riusciamo a preparare una ricetta tradizionale delle loro zone. Allora l’aroma di fiori di arancio invade la cucina, i dolcetti pugliesi alla ricotta si gonfiano e dorano nel vecchio forno. Ci vuole serenità per fare i dolci. C’è un limite alla rabbia, al nervosismo che puoi avere addosso, per fare questo lavoro.

Tre donne, tre mondi

Gli attacchi dell’italiana all’algerina hanno turbato per vari giorni la pace di questo periodo, in cui, appunto, sono in laboratorio solo con tre donne. Tre donne, tre mondi, tre nazionalità. Ho cercato di annotare mentalmente le loro idiosincrasie, il loro modo di lavorare, di porsi, pensare, scherzare e attaccare. Una volta che è tornata la calma, Zainab è riuscita a raccontarci che vive con profonda convinzione i propri valori e attributi culturali: per lei la sua vita è giusta, per lei va bene così. È contenta. I loro ruoli familiari sono adeguati, sicuri, incrollabili. E non ha bisogno di convincere nessuno. Forse, dentro le mura di casa sua ci giudicano, ma sul lavoro non c’è nulla da eccepire. Sono contenta per lei: la concretezza che ho trovato in alcune coppie arabe e asiatiche che mi hanno saputo illustrare cosa significa per loroessere una buona moglie o un buon marito”, elencando aspettative realistiche, compiti, doveri e ruoli precisi dentro e fuori le mura domestiche, mi è parsa talvolta vincente rispetto all’aleatoria libertà che abbiamo noi oggi, che ambiamo a trovare un partner cheabbia gli stessi ideali politici, senso dell’umorismo, sport e serie Netflix in comune”.

Anche in Algeria oggi le nuove generazioni si comportano diversamente, dice Zainab, rivendicando libertà di azione e autodeterminazione all’occidentale, ma, sebbene lei sia giovane, non condivide queste scelte moderne. Con foto di abiti scintillanti ci ha raccontato i matrimoni nel suo Paese e mostrato nipotini, dolcetti con miele e frutta secca, torte per celebrare la circoncisione dei bambini, video di feste danzanti divise per genere: in un salone tutte le donne, in un altro gli uomini. Infine, abbiamo scoperto con gioia che in Algeria l’attrezzatura e le tortiere in acciaio pressofuso costano molto, ma molto meno che da noi, e quindi adesso aspettiamo tutte che suo marito torni in Italia con le tortiere che gli abbiamo chiesto di comprarci. Forse che golosità e consumismo ci accomunano a sufficienza da convivere in pace?

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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