Per la prima volta nella sua storia, l’Italia sale sul podio del Bocuse d’Or Europe. A Marsiglia, nell’edizione 2026, la squadra azzurra guidata da Matteo Terranova ha chiuso al terzo posto dietro alla Danimarca dello chef Christian Wellendorf e alla Norvegia di Christian André Pettersen, in una delle competizioni più dure e osservate della cucina mondiale. Un risultato che pesa, perché non era mai arrivato a questo livello e perché arriva a pochi mesi dal riconoscimento della cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell’Unesco, un passaggio simbolico che rafforza il significato di questo podio.
Il podio del Bocuse d’Or Europe 2026
La squadra azzurra compie così un salto netto rispetto al passato. Il terzo posto migliora infatti il settimo ottenuto due anni fa e garantisce all’Italia l’accesso alla finale mondiale come terza nazione europea. In un contesto storicamente dominato dai Paesi nordici, riuscire a inserirsi tra Danimarca e Norvegia significa quindi entrare stabilmente nella parte alta della competizione.
Cos’è il Bocuse d’Or
Il Bocuse d’Or è la più prestigiosa competizione internazionale di alta cucina. È stata creata nel 1987 dallo chef francese Paul Bocuse, figura centrale della gastronomia del Novecento e promotore della nouvelle cuisine. L’idea era trasformare la cucina in una vera gara, con chef che lavorano davanti al pubblico e a una giuria internazionale, come in una competizione sportiva. Ogni squadra rappresenta il proprio Paese e deve realizzare piatti complessi in tempi rigidissimi, valutati per tecnica, gusto e presentazione. Vincere o salire sul podio del Bocuse d’Or significa entrare nell’élite mondiale della cucina professionale.
Il Team Italia e i piatti che hanno conquistato il podio
Il candidato italiano, ricordiamo, era lo chef Matteo Terranova, affiancato dal commis Edoardo Magni, sostenuto da una squadra costruita negli ultimi anni proprio con l’obiettivo di rendere l’Italia competitiva nel Bocuse d’Or. Attorno alla coppia in gara hanno lavorato il coach Alessandro Bergamo, il junior coach Noel Moglia, il presidente della Bocuse d’Or Italy Academy Enrico Crippa e il direttore Lorenzo Alessio. Un gruppo che da mesi ha preparato ogni dettaglio della gara con allenamenti serrati, prove tecniche e simulazioni, perché il Bocuse d’Or è una sfida dove la precisione conta quanto l’idea di cucina.
Il Team Italia ha lavorato su ingredienti identitari del Mediterraneo
La prova italiana si è sviluppata a partire dai temi imposti dalla competizione, interpretati attraverso una lettura mediterranea costruita su ingredienti identitari e su una composizione tecnica calibrata. Nel tema servito al piatto la brigata ha lavorato un surf and turf di filetto di toro di Camargue e seppie del Mediterraneo, con una ripartizione equilibrata tra carne e pesce, accompagnato da un’emulsione a base di olio d’oliva, aglione toscano e bergamotto. Nel tema sul vassoio, invece, protagonista la gallinella, proposta con una salsa costruita sugli stessi elementi e ricci di mare, affiancata da due guarnizioni: una a base di ceci e una di carciofi violetti del Mediterraneo.
Ora la finale mondiale: appuntamento a Lione 2027
Ora l’orizzonte è Lione, dove nel gennaio 2027 si terrà la finale mondiale del Bocuse d’Or. Arrivarci da terza squadra europea cambia il punto di partenza e anche le aspettative. Non significa che la strada sia più semplice, perché la finale mondiale resta una delle arene più dure della gastronomia contemporanea. Significa però che l’Italia ha trovato una struttura e un metodo per stare dentro questa competizione... ad altissimi livelli.