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lunedì 30 marzo 2026  | aggiornato alle 13:54 | 118304 articoli pubblicati

Sessismo nelle cucine: una chef inglese lancia un manifesto per cambiarle

La chef britannica Sally Abé propone una carta etica in dieci punti contro discriminazioni e abusi nelle brigate. L’iniziativa, raccontata dal Times, punta a trasformare la cultura del lavoro nella ristorazione, con impegni concreti su parità salariale, tutela della maternità e tolleranza zero verso molestie

30 marzo 2026 | 11:35
Sessismo nelle cucine: una chef inglese lancia un manifesto per cambiarle
Sessismo nelle cucine: una chef inglese lancia un manifesto per cambiarle

Sessismo nelle cucine: una chef inglese lancia un manifesto per cambiarle

La chef britannica Sally Abé propone una carta etica in dieci punti contro discriminazioni e abusi nelle brigate. L’iniziativa, raccontata dal Times, punta a trasformare la cultura del lavoro nella ristorazione, con impegni concreti su parità salariale, tutela della maternità e tolleranza zero verso molestie

30 marzo 2026 | 11:35
 

Il caso Noma continua a tenere banco fra i ristoranti di tutto il mondo, Il tema delle condizioni di lavoro nelle cucine professionali resta al centro del dibattito internazionale. Questa volta a sollevarlo è la chef stellata britannica Sally Abé, che ha deciso di lanciare una campagna per contrastare sessismo e discriminazioni nella ristorazione. A raccontarlo è il quotidiano The Times, che descrive l’iniziativa come un tentativo concreto di cambiare la cultura del lavoro nelle brigate di cucina.

La chef inglese Sally Abè
La chef inglese Sally Abè

Secondo quanto riportato dal giornale britannico, Abé ha deciso di promuovere una “charter” - una carta etica - composta da dieci principi, pensati per migliorare le condizioni di lavoro e creare ambienti più inclusivi nei ristoranti. La chef, che negli ultimi anni è diventata una delle voci più ascoltate della ristorazione britannica, sostiene che il problema non riguarda solo episodi isolati, ma una cultura radicata nel settore. Come scrive il Times citando la chef: “Molte donne hanno sentito di dover accettare comportamenti inaccettabili pur di poter lavorare e crescere professionalmente nelle cucine dei ristoranti.” Secondo Abé, il cambiamento non può limitarsi alle denunce individuali, ma deve passare da regole condivise e responsabilità concrete all’interno delle aziende della ristorazione.

Un manifesto per cambiare la cultura delle brigate

L’obiettivo del manifesto non è solo simbolico. L’idea è quella di proporre uno standard etico che possa essere adottato da ristoranti, gruppi di hospitality e operatori del settore. Il Times spiega che diversi imprenditori della ristorazione britannica hanno già espresso sostegno all’iniziativa, riconoscendo che il problema delle condizioni di lavoro è diventato uno dei nodi più delicati del settore.

I 10 punti del manifesto contro il sessismo nelle cucine

  1. Parità salariale tra uomini e donne
  2. Tolleranza zero verso molestie e comportamenti abusivi
  3. Politiche chiare contro discriminazioni di genere
  4. Tutela della maternità e della genitorialità
  5. Opportunità di carriera uguali per tutti
  6. Procedure sicure per segnalare comportamenti scorretti
  7. Formazione sulla cultura del rispetto nei luoghi di lavoro
  8. Trasparenza nei percorsi di crescita professionale
  9. Ambiente di lavoro inclusivo e sicuro
  10. Responsabilità diretta dei dirigenti nel garantire queste condizioni

Negli ultimi anni, infatti, il mondo della ristorazione internazionale è stato attraversato da numerosi casi di denuncia legati a abusi, discriminazioni e ambienti di lavoro tossici, spesso collegati a modelli di brigata estremamente gerarchici. La campagna lanciata da Abé si inserisce proprio in questo contesto. Come sottolinea la chef nel racconto del quotidiano britannico secondo  Abé, i ristoranti devono diventare luoghi in cui le persone possano lavorare sentendosi rispettate e protette, e dove sia possibile costruire una carriera senza dover accettare compromessi sul piano personale.

Un tema che riguarda tutta la ristorazione

Il manifesto arriva in un momento in cui il settore dell’hospitality sta affrontando una trasformazione profonda. La difficoltà nel trovare personale, il ricambio generazionale e la crescente attenzione ai diritti dei lavoratori stanno spingendo molti ristoranti a ripensare il proprio modello organizzativo.

Chi è Sally Abé

Sally Abé è una delle figure più riconosciute della nuova ristorazione britannica e una delle poche donne ad aver guidato cucine premiate dalla guida Michelin nel Regno Unito.

Nata a Mansfield, in Inghilterra, Abé ha costruito la sua carriera lavorando in alcune delle cucine più importanti di Londra. La svolta arriva quando entra nella brigata di The Harwood Arms, il celebre pub gastronomico londinese che detiene una stella Michelin. Qui diventa head chef e contribuisce a mantenere il riconoscimento della guida, consolidando la reputazione del locale.

Negli anni successivi la chef assume la guida culinaria di diversi ristoranti all’interno del gruppo The Pem, dove diventa chef del ristorante The Pem, situato all’interno del Conrad London St. James. Il progetto nasce proprio con l’obiettivo di valorizzare il talento femminile nella ristorazione.

La sua cucina è spesso descritta come una reinterpretazione contemporanea della tradizione britannica, con grande attenzione alla stagionalità e ai prodotti locali.

Oltre al lavoro in cucina, Sally Abé è diventata una voce attiva nel dibattito sul ruolo delle donne nella ristorazione e sulle condizioni di lavoro nelle brigate professionali, temi che negli ultimi anni ha portato anche nel dibattito pubblico attraverso interventi, libri (tra cui il più famoso è “A Woman’s Place is in the Kitchen”) e iniziative come il manifesto contro il sessismo nelle cucine professionali.

Il dibattito non riguarda più soltanto gli stipendi o gli orari, ma la cultura stessa delle brigate di cucina. In questo senso, l’iniziativa della chef britannica rappresenta un segnale importante: la consapevolezza che il futuro della ristorazione passa anche dalla capacità di costruire ambienti di lavoro più equi e sostenibili.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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