Fino all’età di 18 anni è una scolara modello. Anche un po’ secchiona. È lei stessa ad ammetterlo. Studi di Ragioneria e poi l’iscrizione ad Economia e commercio. Maria Nasso cresce in una famiglia numerosa dove, come in tante case, la vita si svolge in cucina. Immersa in profumi indimenticabili che costruiscono la nostra memoria. Tre sorelle e un fratello, e una mamma instancabile che le insegna tutto: manualità e amore, fettuccine e polpette. Siamo a Latina, dove i suoi genitori, calabresi doc, si sono trasferiti molto giovani per il lavoro del papà.

La chef Maria Nasso
Dalla formazione al visual food
Maria ha una giovinezza felice e impegnata. Ma quando la cucina entra nella sua vita? In parrocchia organizza corsi di intrattenimento per bambini e si avvicina al mondo del visual food. Catturata dall’arte dello scolpire il cibo per rendere tutto il più edibile possibile, si iscrive all’Accademia del Visualfood. Da lì è un crescendo di specializzazioni e di attività che la vedono in prima fila, tra cucina e formazione. Finché si iscrive a Latina a un corso di cucina professionale e comprende quale sarà il suo futuro.
L’approdo all’Antico Borgo Molino 7Cento
L’abilità acquisita con il visual e la passione profonda per la qualità delle materie la spingono verso la ricerca della bellezza, che la natura conserva e protegge in ogni sua manifestazione. Il tempo passa e Maria cresce in conoscenza ed esperienza, anche di vita personale. Cambiamenti che la portano ad affrontare scelte non proprio facili. Sarà sempre il lavoro a darle forza e stimoli. La maturità la porta poi a considerare le svolte come energia nuova da assorbire per rinascere. «Ho lasciato fare alla vita» ci dice con voce squillante. Manca solo il lavoro perfetto: in mezzo al verde, fra ulivi, aranceti, fiori. Un luogo dove passeggiare nell’orto, dove raccogliere fiori di zafferano e frutti di stagione per fare le confetture. Ed ecco che si aprono le porte dell’Antico Borgo Molino 7Cento. Un antico mulino ad acqua, una costruzione in pietra di tufo risalente al XVIII secolo. Costruito sulla riva di un canale che dai Monti Lepini conduce al mare, utilizzato per la macinazione a pietra delle granaglie.

La sala del ristorante all’interno di Molino 7Cento
Col passare del tempo l’edificio va in disuso, ma dal 2014, con un cambio di proprietà, inizia un’intensa opera di restauro allo scopo di creare un Relais storico affascinante e unico che regali ricordi indimenticabili. Qui Maria propone una cucina genuina basata sulla naturale stagionalità delle materie prime, prevalentemente prodotte dall’azienda agricola o da produttori d’eccellenza locali. L’abbinamento di sapori, colori e profumi all’interno di tutti i suoi piatti è studiato per esaltare il delicato connubio tra le tradizioni del territorio e le più moderne tecniche di cottura. Un incontro fra il ricordo intimo dell’infanzia e il desiderio di soddisfare le aspettative più evolute di chi sceglie di passare qualche giorno in questo posto. Alla fine, i numeri studiati in giovinezza sono serviti. Perché la cucina è fatta di numeri e Maria ha imparato perfettamente a contare.
Botta e risposta con Maria Nasso
Da bambina cosa sognavi di diventare?
Una parrucchiera e poi, crescendo, un architetto. Amavo il disegno tecnico a scuola e mio padre aveva un’azienda di vendita di materiali per le costruzioni e l'arredo. Ora progetto piatti.
Il primo sapore che ti ricordi.
Le polpette al sugo di mia nonna.
Qual è il senso più importante?
La vista, indubbiamente. Ogni ricordo passa per la vista, soprattutto nella cucina, dove l'impatto visivo determina già l'attesa del gusto. Parte fondamentale dell'esperienza che è oggi mangiare.
Il piatto più difficile che tu abbia mai realizzato.
Sono molti, perché ho il "vizio" di cercare sempre cose nuove. La cosa più difficile è riuscire a far sembrare semplici anche piatti con molta tecnica.
Come hai speso il primo stipendio?
I primi stipendi li ho presi appena diplomata, mentre studiavo e lavoravo nell'azienda di papà, quindi tra libri, tasse universitarie e le rate della mia macchina. Una Cinquecento che correva con me avanti e indietro.
Quali sono i tre piatti che nella vita non si può assolutamente fare a meno di provare?
Lasagne, pane e porchetta, parmigiana. Ma tre sono troppo pochi!
Cosa non manca mai nel frigo di casa tua?
Verdure, insalate, uova, frutta.
Qual è il tuo cibo consolatorio?
Io e i miei figli, quando vogliamo coccolarci, ci regaliamo una minestra calda.
Che rapporto hai con le tecnologie?
Non amo la tecnologia, la uso perché vivo in questa epoca e non posso farne a meno. Ma penso che la mia anima sia rimasta incastrata in un'epoca di circa mille anni fa.
All’Inferno ti obbligano a mangiare sempre un piatto: quale?
Di sicuro il fegato alla veneziana. Ma non è colpa sua, è colpa della quantità che ho dovuto mangiare da piccola, perché ero mingherlina e la mia mamma me ne faceva di continuo. Mangiavo un sacco di cipolla per coprire il sapore del fegato.
Chi inviteresti alla cena dei tuoi sogni?
George Clooney? Scherzo! In un viaggio nel tempo organizzerei una cena a quattro mani con Maria Antonietta. Ho letto che amava ricevere e cucinare. Ed una con Lucrezia Borgia, che la storia non ha omaggiato come meritava. Con lei immagino una cena nei giardini di Ninfa che amava tanto.
Quale quadro o opera d’arte rappresenta meglio la tua cucina?
I Girasoli di Van Gogh. Tra l'altro una delle creazioni del Visual Food è un vaso di girasoli interamente edibile. Sono dei panini farciti, in realtà, ma l’impatto è bellissimo. Van Gogh da sempre è uno degli artisti che amo.
Se la tua cucina fosse una canzone, quale sarebbe?
Spesso a casa, mentre cucino (perché al lavoro preferisco il silenzio assoluto e la concentrazione), mi piace ascoltare una canzone di Gianni Morandi: "Apri tutte le porte". Una canzone che ricorda il sole, la positività, la voglia di fare, i colori della vita.
Contrada Sant’Angelo 36 04010 Cori (Lt)