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giovedì 09 aprile 2026  | aggiornato alle 14:48 | 118520 articoli pubblicati

Una mano tagliata e una vocazione: così nasce il maitre Scicchitano

Il racconto di Giuseppe Scicchitano parte da un episodio dell’infanzia - una mano ferita tentando di aprire un’ostrica - e diventa il simbolo di un percorso costruito tra tradizione familiare, ricerca di identità personale, social media e nuove difficoltà economiche della ristorazione

di Mauro Taino
Redattore
03 aprile 2026 | 05:00
Una mano tagliata e una vocazione: così è iniziata la carriera di Scicchitano
Una mano tagliata e una vocazione: così è iniziata la carriera di Scicchitano

Una mano tagliata e una vocazione: così nasce il maitre Scicchitano

Il racconto di Giuseppe Scicchitano parte da un episodio dell’infanzia - una mano ferita tentando di aprire un’ostrica - e diventa il simbolo di un percorso costruito tra tradizione familiare, ricerca di identità personale, social media e nuove difficoltà economiche della ristorazione

di Mauro Taino
Redattore
03 aprile 2026 | 05:00
 

La storia di Giuseppe Scicchitano comincia con un episodio che racconta molto più di una semplice curiosità infantile. Aveva otto o nove anni quando provò ad aprire la sua prima ostrica, imitando il padre. Non riuscì ad aprire il frutto di mare, ma si aprì una mano. Il padre gli diede una pacca sulla spalla e gli disse soltanto: «Bravo, ti stai imparando». È un ricordo che oggi torna spesso nel racconto della sua formazione e che, in qualche modo, riassume l’idea di ristorazione maturata negli anni: un mestiere che nasce dall’esempio, dalla pratica e dalla capacità di imparare anche dagli errori.

Il passaggio generazionale tra eredità e identità

Tra eredità familiare e costruzione di una propria identità, il percorso di Scicchitano racconta un passaggio generazionale che va oltre la semplice continuità. Dalla centralità della tradizione all’esigenza di innovare, dal ruolo dei social nella ristorazione contemporanea alle difficoltà legate all’aumento dei costi e alla gestione del personale, emerge il quadro di un settore in trasformazione. Nel suo caso il passaggio generazionale non si esaurisce nella continuità dell’attività, ma si sviluppa come un processo più articolato, fatto di adattamenti progressivi e di scelte operative. La presenza di una tradizione consolidata rappresenta un riferimento, ma anche un elemento con cui confrontarsi per definire un proprio spazio.

Giuseppe Scicchitano con la madre Assunta Pacifico
Giuseppe Scicchitano con la madre Assunta Pacifico

«Perseguire una strada è sempre una vocazione, perché quando ti impongono una cosa non viene mai bene. Deve partire da dentro. Quando nasci e cresci all’interno di un’attività, di un ristorante, lo senti quasi come una missione. Non è facile come a volte può sembrare, perché quando hai una tradizione forte, un’eredità importante, dove i tuoi genitori hanno fatto tanto, è molto più difficile creare una tua identità e trovare la tua strada».

L’esempio come eredità

A restare centrale è il valore dell’esempio, che precede qualsiasi insegnamento formale e accompagna il lavoro quotidiano. «Sono passati cinquant’anni e i miei genitori stanno ancora al locale dalla mattina alla notte. Per me è stato tutto: l’insegnamento che mi hanno dato, l’esempio. Ci sono tante scene che mi rimarranno sempre dentro e che mi hanno insegnato tanto».

Chi è Giuseppe Scicchitano

Terza generazione della famiglia Scicchitano, Giuseppe cresce nel solco di una tradizione che affonda le radici nel 1943 con ‘A Figlia d’ ‘o Marenaro. Figlio di Nunzio Scicchitano e Assunta Pacifico, sviluppa sin da piccolo una profonda conoscenza del mare e dei suoi frutti, imparando gesti e tecniche direttamente in famiglia. Da questa eredità nasce il progetto Scicchitano, evoluzione del ristorante di famiglia, dove il pescato di qualità diventa protagonista di una cucina che unisce tradizione partenopea e ricerca contemporanea. Con un approccio creativo e una forte presenza in sala, propone un’esperienza che va oltre il piatto, tra tecnica, racconto e identità. Oggi gestisce due ristoranti a Napoli, uno in via Foria e l'altro, inaugurato nel febbraio 2026, sul Lungomare, in via Nazario Sauro.

Un’impostazione che si riflette anche negli episodi più semplici ma significativi. «All’età di 8-9 anni vedevo mio padre aprire i frutti di mare. Ogni uomo ha un idolo, il mio è mio padre. Lo vedevo lavorare e volevo fare la stessa cosa. Presi un coltello e cercai di aprire un’ostrica, ma invece di aprire l’ostrica mi aprii la mano. Mio padre mi diede una pacca sulla spalla e mi disse: “Bravo, ti stai imparando”. Con due parole mi ha insegnato tanto, perché se non ti fai male, se non provi, non impari».

Dal confronto con la famiglia alla costruzione di una propria voce

Nel percorso di crescita, il confronto con la famiglia resta costante, ma non viene vissuto come un limite. «Non è tanto il pregiudizio, perché fa parte dell’essere umano: se uno si ferma a quello non va più avanti. Mia mamma è comunque un’icona qui a Napoli, quindi crearti una tua identità e arrivare, anche a livello di numeri social, a fare quasi meglio come forza mediatica sembrava impossibile. Invece, piano piano, con la perseveranza e la costanza, ci stiamo riuscendo». Accanto alla tradizione entrano così in gioco strumenti e linguaggi contemporanei che contribuiscono a ridefinire il posizionamento dell’attività, soprattutto sul piano della comunicazione.

Una tradizione che non blocca la sperimentazione

La proposta gastronomica mantiene un legame stretto con la tradizione, considerata il punto di partenza per ogni evoluzione. «Io penso che la base della nostra identità culinaria sia sempre la tradizione: tutto parte da lì. Poi si cerca di innovare, perché l’ospite che viene ad assaggiare la cucina vuole essere sorpreso in maniera positiva. Quindi, rispettando la tradizione, è importante anche innovarla. Però la base resta sempre quella che ci ha fatto vincere».

Scicchitano: Spaghetto al cioccolato, gamberoni e foglie d'oro
Scicchitano: Spaghetto al cioccolato, gamberoni e foglie d'oro

L’innovazione si inserisce quindi in modo graduale, senza rotture, ma attraverso un lavoro di adattamento che tiene conto delle aspettative del cliente. All’interno di un contesto fortemente legato alla tradizione, alcune proposte possono assumere anche un valore sperimentale. «Abbiamo fatto lo spaghetto al cioccolato, che è andato virale. A Napoli, quando vai contro la tradizione, succede qualcosa. È nato quasi come provocazione: mi fermavano per strada per chiedermi cosa avessi fatto. Però oggi lo vendiamo, sia al locale storico sia sul lungomare».

Nuovi linguaggi per la ristorazione

Il cambiamento riguarda anche le modalità con cui la cucina viene raccontata e proposta. «Oggi non conta solo ciò che fai in cucina, ma anche come lo racconti. Una volta si guardava soprattutto al piatto. Oggi la concorrenza è molto più ampia: uno spaghetto alle vongole lo fanno bene in tanti, ma la differenza la fa chi riesce a trasformarlo in esperienza».

Giuseppe Scicchitano
Giuseppe Scicchitano

In questo contesto i social media assumono un ruolo sempre più strutturale nella relazione con il pubblico. «Il lato visivo lo curiamo molto con i social, perché tutto quello che facciamo nel locale lo raccontiamo attraverso video. Così riesci ad arrivare a tante persone. Ogni video fa milioni di visualizzazioni, quindi raggiungiamo velocemente qualsiasi parte del mondo. Poi ovviamente il piatto deve essere anche bello: deve essere buono, ma anche bello».

Le difficoltà del contesto economico

Il passaggio generazionale si confronta anche con un quadro economico più complesso rispetto al passato. «I costi sono sotto gli occhi di tutti: le materie prime sono aumentate anche del 30-40% in pochi mesi. Bisogna adeguarsi e trovare soluzioni, altrimenti si è finiti». La gestione richiede quindi maggiore attenzione agli equilibri economici.

«Bisogna essere realistici: la marginalità si è abbassata molto rispetto al passato. Non puoi caricare tutto sul cliente. Per esempio, se un astice costa 45 euro al chilo, non puoi vendere un piatto di pasta a 50 euro, perché non lo vendi. Il gioco non vale la candela». Un ulteriore elemento riguarda il rapporto con il personale, tema sempre più rilevante nel settore. «La difficoltà nel trovare personale dipende anche da come è stato gestito il settore in passato. Oggi, però, se rispetti le persone, le paghi il giusto e dai loro equilibrio tra lavoro e vita, il personale lo trovi».

Un mestiere che si costruisce giorno dopo giorno

Nel breve periodo l’attenzione resta concentrata sul consolidamento dell’attività. «A medio termine vogliamo concentrarci su questa nuova apertura, che è stata importante: nei primi giorni siamo stati pieni, senza disponibilità fino a metà giugno. Io lavoro molto su obiettivi a breve termine, poi man mano arriveranno anche quelli a lungo termine».

Giuseppe Scicchitano nella sala del nuovo ristorante sul Lungomare di Napoli
Giuseppe Scicchitano nella sala del nuovo ristorante sul Lungomare di Napoli

Nel racconto di Scicchitano resta però soprattutto l’idea di un mestiere che si costruisce giorno dopo giorno, tra tradizione e cambiamento. Un percorso che, come gli ricordò il padre quella volta davanti a un’ostrica e a una mano ferita, passa inevitabilmente anche dagli errori: perché in cucina, come nella vita, se non provi non impari.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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