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A Brescia nasce la “pizza terapia” per adolescenti con problemi di salute mentale

Il progetto, che si chiama “Mani Im-Pasto” ed è nato da un’idea del pizzaiolo Ciro Di Maio con l’educatore Matteo Pasetti e la cooperativa bresciana Fraternità Giovani, coinvolge otto ragazzi in dieci incontri

 
26 maggio 2026 | 12:43

A Brescia nasce la “pizza terapia” per adolescenti con problemi di salute mentale

Il progetto, che si chiama “Mani Im-Pasto” ed è nato da un’idea del pizzaiolo Ciro Di Maio con l’educatore Matteo Pasetti e la cooperativa bresciana Fraternità Giovani, coinvolge otto ragazzi in dieci incontri

26 maggio 2026 | 12:43
 

A Brescia prende il via “Mani Im-Pasto”, un nuovo progetto dedicato ad adolescenti con problematiche di salute mentale nato dalla collaborazione tra il napoletano Ciro Di Maio, titolare della pizzeria San Ciro e da sempre impegnato in iniziative sociali, e la cooperativa sociale Fraternità Giovani. Il laboratorio coinvolge otto ragazzi tra i 12 e i 18 anni in un percorso di dieci incontri che utilizza la preparazione della pizza come strumento educativo e riabilitativo, con l’obiettivo di favorire autonomia, fiducia e inclusione attraverso un’esperienza concreta all’interno di un contesto professionale.

A Brescia nasce la “pizza terapia” per adolescenti con problemi di salute mentale

La pizza entra nel percorso terapeutico di otto adolescenti a Brescia

La collaborazione tra San Ciro e Fraternità Giovani

L’iniziativa nasce dall’incontro tra la lunga esperienza di Fraternità Giovani nel campo della salute mentale in età evolutiva e l’impegno sociale di Di Maio, che negli anni ha promosso attività formative rivolte a detenuti e persone in cerca di occupazione. Insieme all’educatore professionale Matteo Pasetti, il pizzaiolo ha ideato un percorso che affianca il lavoro terapeutico tradizionale a un’esperienza pratica fuori dai centri diurni, offrendo ai ragazzi l’opportunità di confrontarsi con regole, responsabilità e dinamiche tipiche di una cucina professionale.

«La scelta della pizza come medium terapeutico è strategica: si tratta di un cibo semplice, familiare, capace di mettere chiunque a proprio agio - ha spiega Pasetti. È un elemento concreto che consente di vedere in tempi rapidi il risultato del proprio impegno, trasformando la manipolazione degli ingredienti in un esercizio di autostima. In un ambiente dove le regole, i tempi e la collaborazione sono ferrei come in ogni cucina di alto livello, otto ragazzi dell’età compresa tra i 12 e i 18 anni imparano che è possibile costruire qualcosa di buono con le proprie mani».

Dieci incontri per imparare il mestiere e mettersi alla prova

Il laboratorio si sviluppa attraverso dieci appuntamenti della durata di due ore ciascuno. Durante gli incontri, Ciro Di Maio accompagna i partecipanti alla scoperta delle materie prime e delle principali tecniche della pizza, dalla scelta delle farine alla preparazione dell’impasto, fino alla stesura e alla cottura. «Ogni gesto tecnico - ha detto il pizzaiolo - diventa un’occasione educativa per allenare l’ascolto, la precisione e, soprattutto, la responsabilità. In una cucina professionale, il rispetto dei tempi non è un’opzione, ma una necessità; imparare a gestire la pressione di un servizio, seppur in un ambiente tutelante, aiuta questi adolescenti a riscoprire risorse personali che spesso rimangono soffocate dalla patologia o dal disagio sociale».

A Brescia nasce la “pizza terapia” per adolescenti con problemi di salute mentale

Da sinistra: Matteo Pasetti e Ciro Di Maio

La visione educativa della cooperativa sociale bresciana

Per la cooperativa sociale bresciana, l’esperienza rappresenta una naturale estensione del proprio approccio educativo e clinico, fondato sull’integrazione tra cura specialistica ed esperienze di vita quotidiana. «L’approccio della cooperativa è da sempre pionieristico: integrare l’attività clinica con esperienze di vita concreta sul territorio - ha aggiunto la presidente Laura Rocco. Il progetto di “pizza teraphy” si inserisce perfettamente in questa visione, offrendo una "palestra di realtà" dove la fragilità psico-emotiva non è un limite, ma il punto di partenza per una nuova consapevolezza. Per questi adolescenti, indossare il grembiule e affondare le mani nella farina significa iniziare a immaginare il proprio futuro con una fiducia nuova. Non si tratta solo di imparare un mestiere, ma di capire che, con la giusta guida e il giusto impegno, si può essere protagonisti della propria vita, un impasto alla volta».

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Insomma, per dieci incontri la pizza diventerà molto più di un prodotto da preparare e cuocere. Per gli otto ragazzi coinvolti sarà l’occasione per confrontarsi con regole, responsabilità, tempi da rispettare e lavoro di squadra all’interno di una vera cucina professionale. Un percorso che punta sostanzialmente, come detto, a trasformare un gesto quotidiano come impastare una pizza in un’esperienza concreta di crescita personale, con l’obiettivo di rafforzare autonomia, autostima e fiducia nelle proprie possibilità.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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