Arte dei pizzaiuoli Patrimonio Unesco Napoli in festa come ai tempi di Maradona

Una gioia così manifesta, un’allegria così bella e contagiosa, non la si vedeva a Napoli dai tempi dei due scudetti dell’epoca Maradona. Merito della nomina a Patrimonio Unesco dell’Arte dei pizzaiuoli napoletani

07 dicembre 2017 | 15:26
di Vincenzo D’Antonio
A causa del fuso orario, la notizia del riconoscimento è arrivata all’ora piccola. L’ora in cui il pizzaiolo cessa di alimentare con la legna il suo forno; la dolce stanchezza subentra e già, contestualmente, si fanno vivi nella mente gli impegni dell’indomani. Ma ieri notte la gioia ha vinto la stanchezza. Tutti in piazza: quelle vere e tangibili e quelle virtuali. Tanti e variegati i primi commenti.


foto: Il Mattino

L’ingegnere Francesco Salvo, patron insieme al fratello Salvatore, della pizzeria Francesco & Salvatore Salvo di San Giorgio a Cremano (Na), ammirevole la sua pacatezza e la sua arguzia: «Speriamo che il folklore e la corsa alla foto in primo piano di questi giorni si tramuti presto in una spinta positiva che possa dare slancio e spessore ad un’economia di settore che in molti casi è ancora relegata ad un rango di seconda fascia. È il momento di crescere culturalmente ed economicamente tutti. Spero che questo riconoscimento non serva a rafforzare quell’immagine che ci costruiamo da sempre da soli di pizzaiolo-giullare dalla quale mio fratello ed io rifuggiamo. Credo che il difficile venga da oggi. Da oggi i riflettori saranno sempre più puntati su di noi e dobbiamo tutti farci carico di questa responsabilità e mostrarci in grado di portare avanti, con il linguaggio del XXI secolo, il peso di tale tradizione e di tale riconoscimento».


Francesco e Salvatore Salvo (foto: Fine Dining Lovers)

Contento anche il giovane pizzaiolo napoletano Enzo Bastelli, patron della pizzeria Prima Classe di Caserta: «Ottimo traguardo per un mestiere, o meglio un’arte, che da secoli delizia ed affascina i popoli di tutto il mondo. E quest’arte ha contribuito a rendere ancora più bella ed affascinante la nostra amata Napoli». La pizza napoletana, non dimentichiamolo, è tra le motivazioni della visita a Napoli da parte di turisti.


Enzo Bastelli (foto: lucianopignataro.it)

Vibrante conversazione telefonica con Luca Doro, patron della pizzeria Doro Gourmet di Macerata Campania (Ce): «Riconoscimento ad un’arte che innegabilmente è nata ed è cresciuta qui da noi, a Napoli ed in Campania, ma proprio adesso, a riconoscimento ottenuto, mi piace far notare che adesso quest’arte l’abbiamo resa fruibile anche a colleghi forestieri che tanto stanno prodigandosi affinché anche fuori dal territorio di origine la pizza sia apprezzata e gradita dai gourmet». Ed in effetti, di validissimi pizzaioli ve ne sono oramai in tutto il Belpaese ed anche nel resto del mondo.


Luca Doro

Ed eccoci a Francesco Gallifuoco dell’omonima pizzeria nei pressi della stazione centrale di Napoli; precise ed appassionate le sue considerazioni: «Credo che sia un inizio e non un traguardo fondamentale per tutti noi pizzaioli. Ricordo che da piccolo avevo vergogna di dire il mestiere di mio padre, perché in effetti non era un mestiere, non era riconosciuto dalle istituzioni ed era svolto da persone di basso ceto sociale. Oggi grazie all’impegno ed alla rivoluzione che ha investito questo nostro mondo della pizza, siamo tutti più cresciuti professionalmente e viviamo questo mestiere in modo diverso. Tutto ciò è molto bello e ci ripaga degli sforzi che abbiamo fatto, sia da noi giovani che da coloro i quali, ben prima di noi, portavano avanti con passione e dedizione questo mestiere. Il riconoscimento Unesco è importante per Napoli e per noi pizzaioli napoletani proprio perché deve tutelare quella che è e deve rimanere un’arte. Arte e tradizione e non un qualcosa su cui possono mettere le mani i colossi industriali».


Francesco Gallifuoco (foto: grandenapoli.it)

E concludiamo con altra piacevole ed interessante telefonata: Ciro Coccia, patron della pizzeria La Dea Bendata di Pozzuoli (Na): «Giorno di festa, certamente. Ma ricordiamo bene, perché a me sembra che si siano generati equivoci, che il riconoscimento non è andato alla pizza bensì all’arte dei pizzaioli napoletani. Ed è grazie a quest’arte, sedimentatasi ed accresciutasi nel corso dei secoli, che si addiviene a quella prelibatezza che è la pizza napoletana oggi. Arte che non può subire effetto sclerosi. Arte che deve sapersi tenere bene in vita e per fare ciò occorre badare sempre più e sempre meglio alla formazione dei giovani pizzaioli».

Ciro Coccia

Insomma, questo riconoscimento Unesco, così atteso e così ben meritato, non è né un punto di arrivo, né un punto di partenza. Possiamo dire che è un punto di flesso a testimoniare responsabilmente che la pizza ha un grande passato ed ha anche un radioso futuro.

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