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Crisi energetica: basta gestioni miopi, servono progetti di medio e lungo periodo

Per affrontare la crisi energetica ci vuole una visione prospettica del futuro. È il nostro solenne impegno alla nobile causa di lasciare un mondo migliore alle future generazioni

di Massimo A. Giubilesi
Founder & Ceo Giubilesi & Associati, Chairman FCSI Italian Unit
 
13 ottobre 2022 | 08:30

Crisi energetica: basta gestioni miopi, servono progetti di medio e lungo periodo

Per affrontare la crisi energetica ci vuole una visione prospettica del futuro. È il nostro solenne impegno alla nobile causa di lasciare un mondo migliore alle future generazioni

di Massimo A. Giubilesi
Founder & Ceo Giubilesi & Associati, Chairman FCSI Italian Unit
13 ottobre 2022 | 08:30
 

Chi mi conosce, sa che spesso nelle mie lezioni e convegni utilizzo in apertura parole e frasi di personaggi diventati famosi grazie al proprio contributo al progresso culturale dell’umanità, sia sotto il profilo scientifico e sia umanistico. Oggi vi propongo questa: «Tutto è energia e questo è tutto quello che esiste. Sintonizzati alla frequenza della realtà che desideri e non potrai fare a meno di ottenere quella realtà. Non c'è altra via. Questa non è Filosofia, questa è Fisica». Non si conosce con certezza l’autore di questo pensiero, che viene spesso attribuito al celebre fisico Albert Einstein, ma, a dire il vero, poco ci importa se sia sua o meno, perché chiunque abbia detto queste cose, viste soprattutto alla luce della situazione che viviamo oggi, si merita il nostro più sincero applauso.



Il dibattito sul caro energia ormai pervade ogni singolo aspetto della nostra vita personale o professionale. Privata o aziendale, la bolletta arriva a tutti con precisione e puntualità e con chiara indicazione del termine ultimo per essere pagata. Mi pare che di questo fatto non si salvi nessuno, almeno per il momento. E se per aver elaborato le sue teorie, Einstein si è meritato un Premio Nobel, dalle teorie sulle cause del problema energetico e sulle ipotetiche soluzioni che propongono i soliti opinionisti, mi sa che ci facciamo ben poco.

Crisi energetica: basta gestioni miopi, servono progetti di medio-lungo periodo

La crisi energetica sta colpendo tutti

Da diretto interessato alle problematiche e le dinamiche del settore food e da tecnologo alimentare, non ho potuto ovviamente non notare gli sforzi di un altro Premio Nobel, tutto italiano, che si è visto divorato sui media e social, per il semplice motivo che ha provato a portare “a casa” della gente le scoperte scientifiche, o meglio l’utilità di ciò che in gergo professionale si chiama “cottura passiva”. Mi pare inutile soffermarmi sulla correttezza e la fattibilità della “ricetta” in condizioni domestiche. Tra infinite polemiche, accuse, approvazioni ed altri ingegnosi consigli sul risparmio energetico, sventolando bandiere politiche o bollette di importi stratosferici, non si risolve il problema.

Una crisi destinata ad inasprirsi

Stiamo scoprendo a spese nostre, che forse, forse a sbagliare il tutto non siamo noi, ma Einstein, cioè colui che ha mostrato matematicamente che il tempo è relativo. Visto il problema in questo modo e con un pizzico di ironia, non si può non dare ragione ai più, che bollette alla mano di relativo non vedono niente, ma solo il tempo ultimo per effettuare il pagamento. Su questo argomento, lascio spazio e do piena ragione in via preventiva a tutti gli esperti che obiettano dicendo che anche in questo caso la relatività vale in quanto funzionale della disponibilità dei nostri conti correnti.

Trascurando un attimo la questione bollette e prendendo in mano uno degli ultimi report di Banca d’Italia leggiamo: «In uno scenario avverso si ipotizza un inasprimento della guerra in Ucraina tale da determinare un arresto delle forniture energetiche russe, con conseguenti interruzioni produttive nelle attività industriali caratterizzate da più elevata intensità energetica, maggiori rincari delle materie prime, un impatto più forte su incertezza e fiducia e una dinamica più debole della domanda estera. La conseguente erosione della crescita sinora acquisita per l’anno in corso porterebbe il PIL ad aumentare di meno dell’1 per cento nel 2022 e a diminuire nel prossimo anno di quasi 2 punti percentuali; il prodotto tornerebbe a espandersi solo nel 2024. L’inflazione raggiungerebbe il 9,3 per cento nel 2022 e rimarrebbe elevata anche nel 2023, al 7,4, per scendere marcatamente solo nel 2024. Lo scenario non include possibili risposte delle politiche economiche, che potrebbero essere introdotte per mitigare le ricadute degli sviluppi ipotizzati su famiglie e imprese».

Fra i più colpiti c'è il settore food

Insomma, rimaniamo saldi e fermi negli scenari probabilistici fortemente dipendenti dalle politiche di sostegno che eventualmente saranno messi in atto dal futuro Governo. Chi è in grado di azzardare i prossimi scenari e le relative azioni incisive o di mitigazione intelligente? Così, nel mondo iperconnesso che abbiamo costruito negli ultimi anni con entusiasmo e fatica creando una società globalizzata, ognuno alla fine deve risolversi i problemi da solo. Se nel settore agro-alimentare le imprese a monte della filiera riescono a scaricare gli extra-costi sugli altri anelli della catena, bar e ristoranti non possono farlo con facilità perché i consumatori non sono imprese e alle loro spalle rimarrà il peso più grave. Sembra che il grido di aiuto di interventi tempestivi e concreti lanciato da tutte le Associazioni di Categoria e dai Centri Studi, rimanga inascoltato dalle Istituzioni e dal Governo. La Federazione italiana dei Pubblici esercizi (Fipe) e la Federazione Italiana Cuochi (Fic), evidenziano l’imminente pericolo di chiusura per almeno il 10% delle imprese della ristorazione ed in particolare di quelle più giovani e meno patrimonializzate. Ma i segni di sofferenza e l’aggravarsi dei sintomi della crisi in essere, stanno trascinando il settore del food (e le filiere di supporto) in condizioni forse peggiori rispetto anche ai tempi dell’emergenza sanitaria.

 

La soluzione: ripensare le politiche energetiche

Ci rimane però la speranza e la sicurezza che niente dura per sempre e che prima o poi tutto finisce come ci ha ricordato in modo artistico proprio la Regina Elisabetta: in suo onore l’intero mondo si è fermato, ma anche unito per dare l’ultimo addio ad una persona che ha rappresentato e ha segnato un’epoca. Il Regno Unito comunque va avanti, come tutti i Governi, dovendo reagire anch’esso a scenari impensabili solamente pochi anni fa. Forse è giunto il momento di mettere fine ad un’epoca, a metodi e approcci che hanno provocato, grazie a una gestione miope dell’oggi senza visione prospettica del futuro, una malagestione delle problematiche. Dobbiamo quindi abbandonarla per creare spazio a nuovi orizzonti e progetti di medio-lungo periodo. Ogni nostro sforzo in questa direzione, soprattutto se condiviso e diretto da persone capaci e coraggiose, sarà il nostro solenne impegno alla nobile causa di lasciare un mondo migliore alle future generazioni.

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