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Il 18 è vicino. Ristoranti indecisi:
Apro o non apro, questo il dilemma

Il 18 è vicino. [Ristoranti indecisi]: 
Apro o non apro, questo il dilemma
Il 18 è vicino. [Ristoranti indecisi]: Apro o non apro, questo il dilemma
Pubblicato il 15 maggio 2020 | 12:55

Un tour lungo l'Italia tutta per mettere in luce - tra norme Inail, protocollo Fipe e disagi in generale - la paura del fallimento tra ristoratori e pubblici esercizi. Il 55% degli italiani non è pronta a tornarci.

Il 18 maggio è alle porte. E la tensione e la confusione non sono mai state tanto presenti, in particolare tra chi potrà riaprire. Ripartono le attività: i ristoranti e i bar, i parrucchieri e gli estetisti. Il via libera del Governo alla gestione "autonoma" delle Regioni in fatto di ripartenza da una parte, le regole Inail dall'altra hanno gettato nel caos i gestori delle attività. I ristoranti, ad esempio, dovrebbero aprire con 4 metri quadrati per cliente. Tante però le regioni che hanno adottato il protocollo Fipe con una propria ordinanza, prime fra tutte l'Emilia Romagna e il Veneto.

Chi apre, chi non apre, chi ancora non lo sa - A Milano 1 su 3, la metà a Napoli L'Horeca che lunedì non riaprirà
Chi apre, chi non apre, chi ancora non lo sa

Mentre dall'alto c'è chi armeggia, lottando contro il tempo, per aprire, aprire e aprire.... ma nel concreto c'è tanta paura. La paura delle attività che devono riaprire e non sanno come devono garantire il rispetto di misure precise per tutelare la salute e non danneggiare il "giro d'affari". La paura dei cittadini, che hanno ancora poca fiducia a frequentare luoghi di aggregazione, anche perchè la paura del contagio è ancora forte.

Qui di seguito proponiamo un tour a tappe in Italia, passando in rassegna alcune delle città di cui si hanno già previsioni sulle aperture di lunedì. Esempi tratti dai sondaggi o dai commenti delle associazioni, che rendono però bene l'idea di una situazione più generalmente condivisa.

In Lombardia
Prendiamo il caso di Milano. Nella città lombarda un terzo delle attività (previa decisione delle reali aperture in Regione, che Attilio Fontana deciderà in base ai dati della curva) resterà comunque chiuso. Per molti semplicemente non ne varrebbe la pena. Questo è il risultato di un sondaggio di Confcommercio Milano, che dice chiaramente: solo il 65% ha intenzione di aprire. A tirare verso il basso la percentuale (che registra un 97% di sì ad esempio per le gioiellerie e le torrefazioni) ci sono i pubblici esercizi (45% sì) e le agenzie di viaggio (50% sì). Ancora più bassa la percentuale degli alberghi: solo il 29% di quelli associati a Federalberghi ha riaperto e di questi solo il 12% aprirebbe i ristoranti interni anche a clienti esterni.

A Varese, come riporta il presidente provinciale Fipe Giordano Ferrarese riferendosi qui solo a bar e ristoranti, la situazione non è migliore. «Purtroppo per molti titolari di bar e locali è meno costoso restare chiusi, piuttosto che riaprire e peggiorare la propria situazione economica». Qualche numero: «Lunedì il 20% degli imprenditori di settore ha già deciso di non riaprire. Ma non semplicemente lunedì: non riaprirà più». Un altro 50% invece «per il momento sta a guardare. Anche questa percentuale mi preoccupa, perché credo che anche una parte di questo gruppo deciderà di cambiare mestiere».

In Veneto
Riflette simili timori la situazione in Veneto. Un sondaggio della Fipe - Federazione italiana pubblici esercizi proposto agli esercenti mostra risultati drammatici. Il 43,5% degli operatori ha detto che, con la previsione di distanze minime di 2 metri tra i tavoli, non ci sarà ripartenza lunedì; il 16,8% sostiene che è impossibile rispettare le norme volute dal Governo e che quindi chiuderà per sempre. Significa dire addio a 3.300 locali. Certo, il prode Luca Zaia è già intervenuto sull'argomento, riducendo la distanza tra tavoli da 2 a 1 metro, per rendere più "limitato" il sacrificio di una percentuale di coperti.

Una decisione, quella di Zaia, similmente adottata in Regioni come «la Liguria, la Calabria, l'Emilia Romagna e le Marche»: le ha elencate Lino Stoppani, presidente Fipe, in un'intervista a Italia a Tavola, riferendosi al protocollo della Federazione realizzato per rendere più sostenibili le aperture. Altrimenti, come dimostra il sondaggio fatto in Veneto, sarebbe un'ecatombe del settore.

In Emilia Romagna
Del protocollo adottato in Regione è fiera l'Emilia Romagna, è convinta che funzionerà. Lo dice chiaramente Gaetano Callà, presidente provinciale di Fipe Confcommercio Rimini, in un'intervista al Corriere locale. «Le regole che contiene sono buone. Bisogna sperare che il Governo non le inasprisca». Qui il menu diventa digitale, le mascherine saranno obbligatorie sia al momento dell'ingresso che dell'uscita, si leverà solo a tavola. E «naturalmente si potrà approfittare dello spazio esterno messo a disposizione dal Comune». Una scelta «utile» quindi questa del protocollo regionale, «perché altrimenti l'80% dei locali, a causa delle ridotte dimensioni, sarebbe stato costretto a chiudere».

In Campania
Scendendo al Sud, a Napoli in particolare, la situazione non è migliore. C'è Massimo Di Porzio, presidente Fipe regionale, che si sta muovendo per garantire la maggior possibilità di "movimento" nelle riaperture di lunedì. Sta tentando di rispondere ai ristoratori che chiedono di poter mettere tavolini fuori, mentre si sente solo silenzio da quelli del centro storico, che si chiedono se ha ancora senso riaprire per ospitare così pochi clienti. «Se venissero confermate le condizioni attualmente note - spiega Porzio - la metà dei ristoranti napoletani non riaprirebbe lunedì e forse non riaprirebbe mai più». Di Porzio non esclude l'idea di uno sciopero proprio il 18.

A Salerno 3mila tra pub, ristoranti, trattorie, bar e pubblici esercizi in generale, in provincia potrebbero non riaprire i battenti per un'oggettiva impossibilità di adeguarsi alle linee guida diffuse dall'Inail per il settore. Lo riporta chiaramente il Quotidiano del Sud. «Le perplessità e le preoccupazioni sono molto forti - ha lamentato il presidente provinciale di Confesercenti Raffaele Esposito - giacché si tratta di linee guida inapplicabili e confuse». Intanto i Comuni tentano di fare la loro parte, abbattendo i tributi locali e concedendo le aree esterne. La Fipe anche qui ha presentato alla Regione un piano per garantire sicurezza ma che allo stesso tempo permetta al locale di sopravvivere.

Nel Lazio
La ristorazione invece a Fiumicino? Si spacca. Sono molti davvero i titolari degli esercizi che hanno manifestato l'intenzione di non rialzare le saracinesche quando l'apertura saà consentita. Erano in 100 i ristoratori presenti in una conferenza online con il presidente dell'Associazione esercenti pubblici esercizi di Roma Claudio Pica. Tra questi 100, come riporta il Messaggero locale, la metà ha fatto sapere di non voler riaprire lunedì.

In Liguria
Un rappo nero per segnalare in modo molto chiaro e netto la morte della ristorazione. Questa l'iniziativa degli esercenti di Sanremo. È un'iniziativa, anche questa, lanciata da Fipe Confcommercio che voleva proprio focalizzare l'attenzione di istituzioni e cittadini sul problema delle riaperture. Decine di ristoranti e bar hanno aderito in tutta la provincia di Imperia. La Liguria, come detto, è un'altra di quelle Regioni che ha intenzione di adottare il programma Fipe.

Concluso questo tour, è buona cosa analizzare anche l'altra faccia della medaglia. Non solo chi lavora, ma anche chi dà lavoro: i consumatori. Anche qui stime poco confortanti: oltre la metà degli italiani (55%) non frequenterà più come prima i ristoranti e quasi la metà (48%) non tornerà nei bar con la stessa frequenza rispetto alle abitudini pre-crisi. È quanto emerge da un sondaggio condotto da Izi in collaborazione con Comin & Partners sulla propensione dei consumatori nei confronti della riapertura.

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Alberto Lupini


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