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Stoppani: Il covid brucia 34 miliardi
Ma Rolfi è ottimista: Ripartiremo

Stoppani: Il covid brucia 34 miliardi 
Ma Rolfi è ottimista: Ripartiremo
Stoppani: Il covid brucia 34 miliardi Ma Rolfi è ottimista: Ripartiremo
Pubblicato il 14 maggio 2020 | 19:32

Videodiretta sulla pagina Facebook dell'assessore all'Agricoltura di Regione Lombardia Fabio Rolfi. Tema dell’incontro, 'La Lombardia riparte: i ristoranti sono pronti'.

Diretta Facebook, sulla pagina dell'assessore all'Agricoltura, alimentazione e sistemi verdi di Regione Lombardia Fabio Rolfi, il 14 maggio, per un appuntamento sulla Fase 2 del coronavirus dal titolo 'La Lombardia riparte: i ristoranti sono pronti'. ?
On line Paolo Massobrio, giornalista enogastronomico, Alberto Somaschini, presidente Unione cuochi Lombardia, Stefano Cerveni, presidente del progetto di promozione enogastronomica Cibo di Mezzo e chef del ristorante Due Colombe, una stella Michelin a Borgonato (Bs) e Lino Stoppani, presidente della Federazione italiana pubblici esercizi. L’incontro è stato moderato dalla giornalista Aurora Lussana.

Chiedere di più al Dl Rilancio Le linee guida Inail non vanno bene
Fermo immagine della videodiretta Facebook su 'La Lombardia riparte: i ristoranti sono pronti'

Lancia in resta, Stoppani è partito alla carica. «La realtà è tragica. Ogni mese si sono persi 8,3 miliardi di euro di fatturato con perdite stimate in 34 miliardi. Con la ristorazione piegata si impoverisce l’offerta e si bloccano i flussi turistici, per non parlare del rischio infiltrazioni mafiose. Per questo al Dl Rilancio chiediamo di più. Chiediamo protocolli sostenibili, perché al momento si perdono 8,4 milioni di coperti al giorno: in queste condizioni conviene restare chiusi e se non si aprono i ristoranti anche la filiera si blocca; il danno diventa esponenziale. Proponiamo alla Regione il protocollo Fipe che, tra le altre indicazioni, prevede il distanziamento di 1 metro da sedia a sedia».  Il presidente Fipe ha posto l’accento anche sul valore sociale del pubblico esercizio e sull’importanza delle associazioni di categoria, che devono recuperare il loro forte valore di intermediazione; ma in questo periodo il settore è stato lasciato solo dalla politica. «Il turismo – ha ammonito – vive in primis di accoglienza, ma si sviluppa con la ristorazione che produce un fatturato di 86 miliardi di euro ed è un formidabile veicolo di promozione dell’agroalimentare».

Grande preoccupazione alle soglie della riapertura del 18 maggio anche per Stefano Cerveni, che si interroga se effettivamente i ristoranti lombardi siano pronti per aprire. «Non sappiamo bene cosa succederà - annota – La paura riguarda il dopo, con i debiti che pesano. E quando arriveranno le eventuali rate di un mutuo che non si sarà in grado di onorare? Pensiamo solo al settore della banchettistica, una forma di ristorazione che rischia di non avere clientela. Ma vogliamo ripartire. Facendo squadra possiamo rimettere in moto l’economia e sostenere la filiera e i territori. Il progetto Cibo di Mezzo in questo senso dà già una risposta unendo produttori e ristoratori. In questo sforzo abbiamo bisogno però di un canale diretto con chi ci governa».

Alberto Somaschini, come presidente dell’Unione cuochi Lombardia, rappresenta tra associati e brigate di cucina circa 9mila professionisti. Per la riapertura ha messo al centro il concetto di responsabilità. «Come Unione – spiega – abbiamo elaborato cinque punti fondamentali relativi alle modalità operative: lavorare in sicurezza, con professionalità, all’insegna della tipicità e del territorio, nell’assoluta trasparenza nella comunicazione con la clientela e nel suo coinvolgimento per tranquillizzarli. Ultimo punto riguarda il lavorare nell’ambito dei protocolli: dobbiamo solo aggiornare le procedure, perché al rispetto delle norme igieniche siamo abituati. Dovremo prediligere la semplicità nell’offerta gastronomica e salvaguardare lo spirito di convivialità che è alla base della ristorazione».

Indignazione e preoccupazione i sentimenti che hanno animato l’intervento di Paolo Massobrio. «La politica non considera strategica la ristorazione, che non è spettacolo o folklore, ma economia. Su 460 esperti, infatti, non ne è stato chiamato uno a rappresentare questo settore. Un settore che pesa, ma è a rischio. Ho fatto un sondaggio tra i ristoranti de il Golosario ed è emerso che il 55,8% oggi è favorevole alla riduzione del personale, il che significa un milione di disoccupati nei prossimi mesi. Preoccupante anche la prospettiva per gli alunni della scuole alberghiere che non hanno la possibilità di fare stage. Sul fronte della clientela un’indagine Nomisma segnala che il 28%, per il momento, non è intenzionato a frequentare i ristoranti, mentre per gli altri intervistati la sicurezza è fondamentale. Certo, siamo in una fase transitoria e si spera, nel giro di pochi mesi, di poter allentare la pressione. Ma avremo alle spalle tanti buchi neri sotto il profilo economico».

«La ristorazione ripartirà – ha puntualizzato Fabio Rolfi – È parte integrante della filiera agroalimentare, che termina al ristorante e non sugli scaffali della Gdo. Per questo le linee guida di Inail non vanno bene, troppi paletti; non sono di buon senso. C’è comunque ancora tempo per far sentire la nostra voce. Per il momento delivery e asporto sono misure di soccorso temporaneo. Rimarranno vive, perché l’emergenza cambierà le nostre abitudini, dal pagamento elettronico alla prenotazione. La ristorazione, a cui va data fiducia e a cui va riconosciuto il senso di responsabilità, in questa nuova normalità sarà la realtà che interpreterà al meglio l’essenza di un territorio. L’attrattiva turistica della regione passerà sempre di più dalla tavola».

Per informazioni: - www.fipe.it - www.facebook.com/rolfifabio/ - www.ilgolosario.itwww.fic.it www.cibodimezzo.itwww.regionelombardia.it

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