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L'Emilia rompe il fronte: 1 metro
A ristoranti e bar meno vincoli

L'Emilia rompe il fronte: 1 metro 
A ristoranti e bar meno vincoli
L'Emilia rompe il fronte: 1 metro A ristoranti e bar meno vincoli
Primo Piano del 15 maggio 2020 | 15:32

La Regione ha adottato un Protocollo ispirato a quello della Fipe, ma che di fatto lascia ampia libertà. Si punta tutto sul senso di responsabilità di clienti e gestori. No alle linee guida dell'Inail. I clienti scelgono come stare ai tavoli e possono stare anche a meno di un metro di distanza.

Dopo aver rotto il fronte attendista rispetto a Governo e linee guida (già da tempo ha deciso che il 18 si riaprirà tutto, comprese le spiagge), l’Emilia Romagna è stata la Regione capofila della “guerra del metro”: distanziamenti e mascherine quasi abolite e, anche al ristorante o dal parrucchiere, distanza minima di un metro e non i 2 metri che l’Inail richiedeva per molte attività. Alla fine è passato il suo modello a cui si sono allineate tutte le Regioni costringendo il Governo ad allentare tutte le regole.

L'Emilia rompe il fronte: 1 metro A ristoranti e bar meno vincoli

Se l’Emilia Romagna era stata una delle prime regione a voler chiudere tutto (il Governatore Stefano Bonaccini era stato uno dei più decisi sulle zone rosse) alla fine non ha più voluto tempo per riavviare tutte le attività produttive e i servizi. Andando anche oltre l’allentamento dei lacci in cui sembrava eccellere il Veneto di Luca Zaia. E per farlo mercoledì sera, 13 maggio, la giunta regionale ha approvato un protocollo per bar e ristoranti che di fatto adotta quello predisposto dalla Fipe, rendendolo se possibile molto più soft. Regole che saranno attuate da lunedì in tutta Italia, salvo regole più restrittive di alcune regioni (Lombardia?).

Ma vediamo come si articola il documento dell’Emilia Romagna che altre regioni hanno deciso di fatto adottare:
  1. Il primo punto del Protocollo è il richiamo alla responsabilità di clienti e gestori. Questi ultimi sono sono tenuti ad informare gli ospiti delle disposizioni in vigore con cartelli e depliant in più lingue.
  2. Per evitare assembramenti all’esterno si prescrive ove possibile (formula che salva di fatto tutti i locali dei centri storci) la separazione degli accessi in entrata e uscita. Suggerito anche il ricorso a sistemi di prenotazione telefonica e digitale.
  3. Il gestore non dovrà chiedere autocertificazioni o altro, lasciando al cliente la scelta di come mettersi al tavolo, sarà quindi possibile stare seduti anche a meno di un metro su scelta dei clienti.
  4. No all’uso di appendiabiti in comune, il servizio guardaroba viene fornito solo se è possibile evitare il contatto tra gli abiti e gli altri oggetti personali dei diversi ospiti, tipo borse, zaini ed ombrelli.
  5. Ovvio che su queste basi saltino i 4 mq (illogici) previsti dall’Inail e salta anche la distanza dei tavoli che viene sostituita da quella fra le persone, che devono stare ad almeno 1 metro. Non 2 metri, non 4 metri, ma 1 metro. Come prevedono i DPCM in tutti i luoghi pubblici. E allo stesso tavolo, per scelta, si può stare più vicini. Mascherine, guanti monouso e disinfettanti per superfici dovrebbero essere messi a disposizione, non necessariamente gratis, agli ospiti che ne facciano richiesta.
  6. Restano invece le distanze ai banconi, con assembramenti vietati. Per i bar la movida è rinviata…
  7. Restano vietati i buffet a self service e si consiglia l’uso di menu digitali su dispositivi dei clienti o, in alternativa, si procede alla igienizzazione dei menu dopo ogni uso.
  8. L’accesso ai servizi igienici dovrà avvenire evitando assembramenti e i bagni a disposizione dei clienti dovranno essere dotati di prodotti igienizzanti per la pulizia delle mani.
  9. Consigliato l’uso di pagamenti digitali (carte di credito, bancomat, ecc.). In ogni caso davanti alla cassa potranno essere collocate barriere di protezione in plexiglass.
  10. Mascherine (non sempre) per il personale, ma non i guanti. Ma attenzione - e questo è un punto non irrilevante - il personale di sala dovrà indossare le mascherine in tutti i casi ove non sia possibile mantenere il distanziamento di almeno un metro. Ciò significa che non c’è obbligo e, facendo attenzione, si potrà non usare la mascherina. Il Protocollo insiste, ma forse è un fatto scontato, su una costante igiene delle mani mediante appositi prodotti. Così come per i clienti, non c’è poi alcun obbligo per i gestori di rilevare la temperatura dei dipendenti, pratica che la regione Lombardia ha invece reso obbligatoria ovunque dal 18 maggio al 1° giugno.
  11. Si prescrivono poi, ma questo dovrebbe già essere nelle pratiche di Haccp, pulizia, disinfezione e sanificazione da effettuare almeno due volte al giorno, con particolare riguardo a servizi igienici, maniglie di banchi ed armadi, frigoriferi e terminali Pos.
  12. Altra prescrizione, che ribadisce quanto già dovrebbe essere fatto, è quella sulla biancheria da tavolo che va sostituita ad ogni cambio di cliente, cosi come l’igienizzazione dei tavoli. E ci mancherebbe altro.

Matteo Musacci - L'Emilia rompe il fronte: 1 metro A ristoranti e bar meno vincoli
Matteo Musacci

Su questo protocollo è interessante riportare il parere di Matteo Musacci, vicepresidente della Fipe nazionale e presidente per l’Emilia Romagna: «Siamo i primi in Italia a farlo, con regole certe e condivise tra le istituzioni e le parti sociali. È un protocollo che nasce dal confronto tra Fipe e le Istituzioni regionali, creato per far ripartire, pur tra mille difficoltà, i pubblici esercizi dell’Emilia Romagna. Le linee guida di Inail rimangono indicazioni che, nella realtà del nostro mondo, avrebbero reso impraticabile una riapertura e, per questo, ci siamo subito messi a lavoro per scrivere una valida alternativa. Ci auguriamo che presto queste linee guida potranno essere adottate da più regioni possibili».

© Riproduzione riservata

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