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Carte di credito, niente rincari
NEXI: una sola banca li applicherà

Carte di credito, niente rincari 
NEXI: una  sola banca li applicherà
Carte di credito, niente rincari NEXI: una sola banca li applicherà
Primo Piano del 18 giugno 2020 | 14:06

L'annunciato aumento del 30% delle provvigioni sulle transazioni tramite POS sarà attuato solo dalla banca popolare FriulAdria (con costi comunque sotto la media). Rientra, per ora, l'allarme dopo il vistoso errore di comunicazione della società di gestione. Dal 1° luglio sanzioni a chi usa troppi contanti.

Il temuto rincaro dei costi di gestione dei pos per bar, ristoranti ed hotel sembra sventato. Gli aumenti del 30% dei costi di commissione per gli incassi con carta di credito per ora saranno applicati solo ai clienti della Banca Popolare FriulAdria Spa, che peraltro da 6-7 anni, secondo NEXI, pratica provvigioni più basse della media di mercato e tali rimarrebbero anche con questo rincaro.

Carte di credito, niente più rincari  NEXI: una  sola banca li applicherà

La possibile stangata annunciata da NEXI ad alcuni clienti si riduce quindi sensibilmente e a questo punto dovrebbe riguardare solo meno del 2% degli esercenti italiani che utilizzano dei Pos. Le altre 150 banche che aderiscono al circuito di Nexi avrebbero infatti congelato possibili ritocchi delle tariffe e rinviato o annullato ogni decisione. Per i clienti di Intesa-San Paolo, Unicredit, Banco Popolare o Ubibanca, per citare alcune delle più importanti, a oggi non dovrebbe cambiare nulla. Ovviamente a livello del sistema bancario e di Nexi resta il riservo più assoluto su quanto avrebbero potuto fare molti istituti di credito se l’on. Maurizio Lupi prima, e Italia a Tavola poi, non avessero sollevato il problema sulla base di una comunicazione proprio di NEXI. Ma questa purtroppo è l’Italia e il rapporto fra banche e clienti (imprese o privati che siano) non è sempre trasparente (soprattutto sul piano dei costi). E per quanto ci riguarda ci rimettiamo alle parole di NEXI.

Resta pulito il credito d'imposta del 30%
Non possiamo certo dire di avere sventato un colpo di mano, ma per ora, salvo novità delle prossime ore, per il 98% dei commercianti e degli artigiani italiani ci dovrebbe essere una sia pur ridotta boccata d‘ossigeno. Le piccole imprese potranno infatti ora usufruire a pieno del bonus che il Governo aveva previsto a partire dal primo luglio, in concomitanza con la riduzione della soglia di contante (sotto i 2mila euro), col credito d’imposta del 30% sulle commissioni pagate per l’utilizzo del Pos. Di fatto è uno sconto del 30% proprio sul principale costo di gestione del Pos, che pure è gravato, a seconda dei contratti fatti con la propria banca, da canoni mensili che possono andare da 0 a 30 euro in media, tenendo conto dei servizi previsti. Una vera e propria giungla, spesso con oneri impropri, che vengono praticati senza alcun controllo da parte dello Stato che, a parole, dice di voler incentivare le transazioni attraverso le carte di credito.

Troppa reticenza nel comunicare chi avrebbe applicato il rincaro
Tutto è bene quel che finisce bene? Forse. In tutta questa vicenda c’è infatti un po’ troppa reticenza nel chiarire dove arriva la banca e dove inizia o finisce il compito di NEXI. È un rimpallo di responsabilità che sorprende e che meriterebbe più approfondimenti. Tutto nasce da una lettera che NEXI aveva inviato in data 20 febbraio ad alcuni esercenti in cui si annunciava una revisione dei costi applicati a partire dal 30 aprile (e poi aggiornata dal 1° luglio). La lettera è su carta intesta di NEXI e per disdire il contratto si deve telefonare ad un numero di Milano (02 345 448) che è sempre di NEXI.

Ma, a ben guardare, e NEXI ci tiene a precisarlo, l’esercente ha un contratto con la banca per la gestione del Pos. Ed è sempre la banca che decide costi e provvigioni per la gestione delle carte di credito. Come avviene nel caso del rincaro ora praticato “solo” da FriulAdria. Peccato però che nella richiamata lettera non si dica esplicitamente che la decisione è di quella banca, tanto che per molti potrebbe “sembrare” che sia NEXI che applica quei costi… Un po’ più di trasparenza rispetto a chi decide e chi incassa questi costi non guasterebbe. E perché un contratto con una banca non lo disdice direttamente con la propria banca?

Pur evitando di fare qualunque nome della banca, NEXI è costretta ora a scaricare su Banca Popolare FriulAdria Spa quello che è un evidente (non voluto?) errore di comunicazione trasparente. E questo è un peccato per la stessa società di gestione delle transazioni elettroniche perché proprio in una mail ci dice che lei “NON decide aumenti delle commissioni”, aggiungendo che “Il costo medio delle commissioni in Italia è in linea generale inferiore a quello medio UE e molto al di sotto di Paesi del nord Europa in cui le carte vengono usate”.

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NEXI spinge per facilitare i pagamenti elettronici
E sempre a proposito di un doppio ruolo o a un gioco delle parti, andrebbero chiariti i ruoli fra NEXI e banche anche rispetto ad alcune attività importanti svolte in questi mesi. La società di gestione delle carte di credito ha ad esempio promosso congiuntamente a numerose banche una serie di iniziative volte a sostenere gli esercenti nella ripresa, come la restituzione ai piccoli commercianti di tutte le commissioni pagate dal 1 marzo al 31 dicembre 2020 per ogni transazione fino ai 10 euro. Ma queste commissioni restituite in che percentuali sono mancati incassi di NEXI e in che percentuale della banca di cui l’esercente è cliente? Ed è un’operazione valida per tutti gli istituti di credito? Ugualmente importante è il lancio del servizio "Pay by link" senza costi aggiuntivi, per permettere l’incasso di pagamenti a distanza in piena coerenza e a sostegno delle norme di lockdown. Fra le altre novità c’è poi la recente iniziativa di promozione su tutto il territorio nazionale di Mobile Pos a canone zero, con costo di acquisto quindi interamente sostenuto da Nexi, per facilitare la diffusione di uno strumento immediato che permetta l’incasso in mobilità nelle consegne a domicilio o per efficientare lo smaltimento delle code facilitando il distanziamento fisico nei negozi senza costi aggiuntivi per l’esercente. Stiamo parlando di strumenti utili in cui NEXI ha un ruolo importante. Ma tutte le 150 banche del circuito poi li propongono ai loro clienti?

I pubblici esercizi devono organizzarsi per ottenere riduzioni dei costi come le grandi catene commerciali
Questa vicenda insegna peraltro che la posizione più importante, e non potrebbe essere altrimenti, è sempre quella delle banche. Pensiamo ad esempio come sulla gestione dei pos, al di là del costo del canone mensile di utilizzo (che varia) ogni istituto di credito pratica provvigioni diverse a seconda della tipologia dell’azienda. Per intenderci, bar e ristoranti pagano ad esempio percentuali molto più alte di quanto non sia praticato dallo stesso istituto di credito a colossi tipo Esselunga o Coop. I pubblici esercizi più accorti sono magari riusciti a contrattare tariffe migliori rispetto ad alcuni concorrenti, ma molto c’è ancora da fare. E in questo un ruolo importante lo stanno svolgendo i sindacati di categoria attraverso delle convenzioni con molte banche.

Carte di credito, per ora no rincari NEXI: una  sola banca li applicherà

Più carte di credito e meno contanti: dal 1° luglio multe salate per chi paga cash oltre i 2mila euro
Dal primo luglio, come già annunciato, ci sarà la nuova stretta ai pagamenti in contanti. E per chi sgarra ci saranno multe che possono andare da 2mila a 250mila euro. Il tetto per il cash scende infatti a 1.999,99 euro dai 3.000 che aveva fissato Renzi quattro anni fa. Per cifre superiori si useranno pagamenti tracciabili dal Fisco come bancomat, carta di credito, assegni e bonifici. E dal primo gennaio 2022 si tornerà poi al tetto dei 999,99 euro introdotti dal governo Monti alla fine del 2011.

Il nuovo limite riguarda anche le donazioni e i prestiti, anche se fatti tra familiari. L’agenzia delle entrate non interverrà invece per le eventuali rate in caso di cure dentistiche (chissà perché?) e non lo dovrebbe fare per i versamenti e i prelievi eseguiti sul proprio conto corrente, perché non si tratta di un trasferimento di denaro tra soggetti diversi. Ma in realtà il prelievo, o il versamento, se supera la soglia minima finisce automaticamente nelle segnalazioni al Fisco e, quindi, è forse meglio evitare di dover giustificare operazioni che si potrebbero fare con modalità tracciate. Dovrebbe essere totalmente escluso da eventuali accertamenti il prelievo degli utili da parte dei soci di una società e, a maggior ragione se conferiscono denaro per aumenti di capitali o prestiti.

Va ricordato che sono previsti sanzioni molto elevate per chi violerà questo tetto. Le sanzioni amministrative previste, a seconda della gravità dell’infrazione, vanno infatti da un minimo di 2.000 (attualmente è di 3.000) a un massimo di 50.000 euro per le transazioni fino a 250.000 euro. Sopra questa soglia la sanzione varia invece da 15.000 a 250.000 euro. Il reato vale per chi paga e per chi incassa. Nessuno sconto, infine, per i professionisti destinatari degli obblighi antiriciclaggio che trasgrediscono: la sanzione minima resta pari a 3.000 euro fino a un massimo di 15.000.

Ricordiamo che il nuovo tetto al contante era contenuto nella legge di Bilancio, approvata a dicembre dello scorso anno (prima cioè della crisi da covid-19) ed è nato come strumento per combattere l’evasione fiscale. Ora si somma alla accresciuta propensione ai pagamenti online durante il lockdown. Ad aprile, su base annua, l’Istat ha indicato una crescita del commercio elettronico del +27,1%.

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