I primi mesi del 2026 segnano una battuta d'arresto per l'export di olio d'oliva italiano verso gli Stati Uniti. Tra gennaio e aprile il valore delle esportazioni è sceso da 370 a 223 milioni di dollari, con una contrazione del 40%, mentre i volumi hanno registrato un calo del 33%. I dati, elaborati dall'Osservatorio sul mercato oleario di Certified Origins sulla base delle rilevazioni dell'US Census Bureau, indicano nei dazi statunitensi applicati ai prodotti agroalimentari premium del Made in Italy uno dei principali fattori che hanno rallentato gli scambi commerciali tra i due Paesi.

Olio d'oliva, export italiano in frenata negli Usa: pesa l'effetto dei dazi
Dazi e mercato interno mettono sotto pressione il comparto
Alle difficoltà sui mercati internazionali si aggiunge una fase di assestamento anche sul fronte interno. Dopo i livelli raggiunti nel corso del 2025, i prezzi dell'olio extravergine di oliva italiano all'origine hanno imboccato una fase di ridimensionamento. Tra novembre e dicembre dello scorso anno le quotazioni si attestavano intorno agli 8 euro al chilogrammo. Tra maggio e giugno 2026, invece, il mercato si è stabilizzato in una fascia compresa tra 5,80 e 6 euro al chilogrammo, con differenze legate alla qualità del prodotto e all'origine. Su base annua la flessione supera il 30%.
A incidere sull'andamento dei prezzi è anche la disponibilità di prodotto lungo la filiera. Le scorte elevate stanno infatti contribuendo ad aumentare la pressione sul mercato, in un contesto caratterizzato anche dalla concorrenza degli oli provenienti da Paesi con costi di produzione inferiori.
Giacenze ai massimi, cresce l'offerta disponibile
Secondo le elaborazioni dell'Osservatorio, al 31 maggio 2026 le giacenze complessive di olio d'oliva in Italia hanno raggiunto circa 277mila tonnellate, con un incremento di circa il 45% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. La parte più consistente è rappresentata dall'olio extravergine di oliva, che ammonta a circa 221.800 tonnellate. Di queste, 132.700 tonnellate sono costituite da extravergine di origine interamente nazionale. L'ampia disponibilità di prodotto rappresenta oggi uno degli elementi che influenzano il mercato, contribuendo a contenere le quotazioni in una fase in cui la domanda estera mostra segnali di rallentamento.
Gli Stati Uniti restano un mercato strategico
Nonostante il rallentamento registrato nei primi quattro mesi dell'anno, le prospettive di medio e lungo periodo restano favorevoli per il comparto oleario italiano. Le analisi di Certified Origins evidenziano infatti come la domanda mondiale di olio d'oliva sia destinata a crescere nei prossimi anni, con gli Stati Uniti che continueranno a rappresentare uno dei mercati più importanti per il settore.
In questo contesto la North American Olive Oil Association (NAOOA) continua a chiedere alle autorità statunitensi un'esenzione specifica dai dazi per l'olio d'oliva, sostenendo che il mercato americano dipende in misura strutturale dalle importazioni per soddisfare il fabbisogno interno. L'evoluzione delle politiche commerciali tra Stati Uniti ed Europa sarà quindi uno degli elementi da monitorare nei prossimi mesi, insieme all'andamento delle produzioni e delle scorte, fattori destinati a incidere sull'equilibrio del mercato oleario internazionale.