La tutela del Cappero di Pantelleria Igp passa anche dalla ricerca scientifica. Un progetto coordinato dalla Biotechnology and Biological Control Agency (Bbca), finanziato dallo European Biological Control Laboratory (Ebcl) e realizzato con il coinvolgimento di Enea, sta studiando nuove strategie per contrastare la diffusione della Bagrada hilaris, una cimice considerata altamente dannosa per diverse colture agricole. L'insetto, originario dell'Asia e ormai presente in diverse aree agricole, può provocare danni significativi non solo al cappero, ma anche ad altre produzioni alimentari come grano, legumi, broccoli e cavolfiori, con conseguenze economiche per le aziende agricole coinvolte.

Cappero di Pantelleria Igp: una ricerca contro la cimice che minaccia la produzione
Un progetto per proteggere una produzione legata al territorio
La ricerca nasce dall'esigenza di individuare strumenti di controllo alternativi ai trattamenti chimici, soprattutto in contesti caratterizzati da un elevato valore ambientale e produttivo come quello dell'isola di Pantelleria. Il lavoro ha coinvolto diverse fasi: dalle indagini condotte direttamente sul territorio all'allevamento degli insetti, fino ai test biologici e comportamentali. Enea ha contribuito attraverso l'irraggiamento degli insetti, la validazione delle procedure e l'analisi dei dati raccolti.
I primi risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Insects e aprono la strada all'applicazione della Tecnica dell'Insetto Sterile (Sit, Sterile Insect Technique) per il controllo della Bagrada hilaris.
La Tecnica dell'Insetto Sterile come alternativa ai pesticidi
La Tecnica dell'Insetto Sterile prevede l'utilizzo di insetti maschi sterilizzati attraverso l'irraggiamento, successivamente rilasciati nell'ambiente per ridurre la capacità riproduttiva della popolazione infestante.
Si tratta di un approccio già utilizzato in altri ambiti della difesa agricola e che potrebbe rappresentare una soluzione applicabile soprattutto in territori dove l'impiego di pesticidi deve essere limitato per ragioni ambientali o produttive.
Nel caso del cappero di Pantelleria, una coltura fortemente legata alle caratteristiche del territorio e alle pratiche tradizionali, la ricerca punta a individuare un equilibrio tra tutela della produzione e salvaguardia dell'ecosistema.
Il valore del Cappero di Pantelleria Igp
La produzione complessiva di capperi sull'isola si attesta mediamente tra 3mila e 4mila quintali all'anno, mentre la quota certificata con marchio Igp è più contenuta, generalmente compresa tra 1.200 e 1.300 quintali, con annate in cui può scendere fino a circa 500 quintali.
Il disciplinare di produzione prevede criteri rigorosi: la resa massima è fissata a 30 quintali per ettaro e la raccolta deve avvenire esclusivamente a mano, in modo scalare, dal primo maggio al primo ottobre.
Un sistema produttivo che conserva caratteristiche artigianali e che rende il controllo delle fitopatie un elemento centrale per garantire la continuità della filiera.
Ricerca e agricoltura sostenibile per difendere le produzioni locali
La sperimentazione sulla Bagrada hilaris rappresenta un esempio di come la ricerca possa intervenire a supporto delle produzioni agroalimentari di qualità, soprattutto nei territori dove una coltura non è soltanto una risorsa economica, ma anche parte dell'identità agricola e paesaggistica.
Per il comparto food, la protezione di produzioni certificate come il Cappero di Pantelleria Igp significa preservare una materia prima riconosciuta nella cucina italiana e utilizzata nella ristorazione per il suo legame con il territorio di origine.