“La passione degli Etruschi per il vino” di Carolina Megale è un volume agile e rigoroso che racconta, con chiarezza divulgativa, come il vino sia diventato un elemento identitario per gli Etruschi. Nato dall’esperienza della mostra “Nel segno di Fufluns”, il libro intreccia ricerca archeologica, musei e territorio, offrendo una lettura che unisce scoperte scientifiche e intuizioni culturali.

La copertina del libro “La passione degli Etruschi per il vino” di Carolina Megale
Megale segue il lungo viaggio della vite: dalle origini nel Caucaso, documentate dalle analisi biomolecolari illustrate nell’introduzione di Andrea Zifferero, fino alla diffusione nel Mediterraneo e nell’Italia protostorica attraverso i commerci micenei e fenici. Il vino emerge così come un segno di prestigio, un codice sociale e un simbolo rituale che definisce l’immaginario etrusco, come mostrano i reperti legati ai banchetti aristocratici e alle pratiche funerarie.
Tra le pagine più suggestive, quelle dedicate al sito palafitticolo di Pratini dell’Argin Traverso a Stagno (Livorno), da cui provengono oltre 4.500 vinaccioli del XII secolo a.C.: una prova concreta dell’antichità della viticoltura in Etruria, molto prima dell’influenza greca. L’edizione bilingue italiano-inglese, pienamente speculare, amplifica il respiro internazionale dell’opera e la rende utile anche per musei, studenti e studiosi stranieri. Ne scaturisce un volume autorevole ma di lettura fluida, che ripercorre la storia del vino come un viaggio di incontri, scambi e identità lungo i millenni.
Di Piera Genta