Nel 2026 il mercato di lenticchie e noci segue traiettorie differenti, segnate da dinamiche non allineate tra offerta e domanda. Le lenticchie mostrano una forte divaricazione interna: le rosse in recupero dopo mesi di calo, le verdi ancora sotto pressione per effetto del surplus produttivo e del rallentamento degli scambi internazionali. Le noci, invece, restano impostate su un trend ribassista più uniforme, condizionato da un raccolto Usa particolarmente abbondante e da una domanda meno dinamica, sia interna sia su alcuni mercati chiave.

Lenticchie e noci, mercati divisi
Lenticchie, il mercato si divide tra rosse e verdi
Nel corso del 2026 il mercato delle lenticchie sta mostrando una dinamica non uniforme, con traiettorie di prezzo sempre più distanti tra le diverse tipologie. Dopo una fase inizialmente caratterizzata da un andamento deflazionistico nella campagna 2025/26, le lenticchie rosse hanno iniziato a invertire la tendenza. A partire da febbraio, le quotazioni nel Saskatchewan, area di riferimento per questo segmento, hanno registrato un recupero dell’11%, segnale di un riequilibrio progressivo tra offerta e domanda. Secondo le analisi di settore, la risalita sarebbe legata a una domanda internazionale più solida del previsto, che ha riassorbito parte delle pressioni ribassiste accumulate nei mesi precedenti. Il quadro resta però molto diverso per le varietà verdi, dove la fase correttiva continua senza segnali di inversione.
Le lenticchie verdi, infatti, hanno registrato dall’inizio della campagna cali marcati: -31% per le grandi, -43% per le medie e -35% per le piccole. Un andamento che le colloca oggi su livelli di prezzo significativamente inferiori rispetto alle rosse. La dinamica, secondo le letture di mercato, sarebbe riconducibile a un surplus produttivo, generato dall’espansione delle superfici seminate nella stagione precedente e da un rallentamento della domanda internazionale.
Noci, il surplus produttivo pesa sulle quotazioni
Più lineare ma altrettanto significativo è il quadro delle noci, che attraversano una fase di deflazione diffusa. Il prezzo della noce sgusciata statunitense consegnata in Europa ha segnato un arretramento del 13% dall’inizio dell’anno, raggiungendo livelli minimi che non si vedevano dal 2024. Alla base della flessione c’è soprattutto il raccolto Usa 2025, stimato oltre le 730.000 tonnellate, con un incremento del 35% rispetto alla campagna precedente e valori che si collocano appena sotto il record del 2023/24. Un volume che ha contribuito a riequilibrare in senso ribassista l’intero mercato. Le esportazioni statunitensi continuano a mantenere un ritmo sostenuto, con valori definiti record, ma il quadro interno appare meno dinamico. La domanda domestica si è indebolita e le spedizioni sul mercato nazionale risultano ai livelli più bassi dell’ultimo decennio.
Ulteriori elementi di pressione arrivano anche dal fronte sudamericano. L’imminente commercializzazione del raccolto cileno 2026, pur stimato in calo del 6% rispetto all’anno precedente, si inserisce in un contesto di domanda internazionale rallentata. In particolare, le tensioni geopolitiche in Medio Oriente stanno influenzando gli scambi, considerando il ruolo dell’area come sbocco commerciale rilevante sia per il Cile sia per gli Stati Uniti. Nel complesso, il mercato delle noci resta quindi condizionato da un equilibrio fragile tra disponibilità abbondante e consumi meno reattivi, con una pressione sui prezzi che appare ancora in fase di consolidamento.