Le tensioni internazionali che coinvolgono l’Iran e lo Stretto di Hormuz stanno avendo conseguenze dirette anche sul mercato alimentare europeo. Tra i prodotti più colpiti c’è lo zafferano, spezia simbolo del risotto alla milanese, il cui prezzo continua a crescere a causa delle difficoltà produttive e logistiche che interessano il principale Paese esportatore al mondo.

Lo zafferano vive un periodo di grande aumento dei costi per la guerra in Iran, che ne produce il 90% mondiale
La crisi iraniana colpisce il mercato dello zafferano
L’Iran controlla oltre il 90% della produzione mondiale di zafferano e rappresenta un punto strategico per l’approvvigionamento internazionale. Le difficoltà nelle esportazioni provenienti da Teheran e dalla regione del Khorasan stanno creando forti pressioni sulla filiera europea. Secondo gli esperti, senza i carichi iraniani il comparto della trasformazione alimentare potrebbe subire contraccolpi importanti, sia sul fronte dei prezzi sia su quello della disponibilità del prodotto.
La situazione è aggravata dai problemi nei trasporti marittimi e aerei. Le tensioni nello Stretto di Hormuz stanno rallentando il traffico commerciale, mentre la cancellazione di diversi voli cargo sta complicando export e distribuzione. In caso di aggravamento del conflitto, il rischio sarebbe quello di assistere a un immediato shock sulle forniture globali, considerando che attualmente non esistono altri Paesi in grado di compensare su larga scala un eventuale calo della produzione iraniana.
Rincari, filiera fragile e rischio prodotti aromatizzati
A rendere ancora più delicato il quadro contribuisce anche il blackout digitale imposto in Iran, che sta complicando la gestione dei certificati fitosanitari necessari per esportare verso l’Unione Europea. Le difficoltà burocratiche e logistiche stanno aumentando i costi lungo tutta la filiera e favorendo triangolazioni commerciali che rischiano di incidere sulla tracciabilità del prodotto.
Gli operatori del settore sottolineano che, se la crisi dovesse proseguire, il mercato potrebbe trovarsi di fronte a una riduzione delle forniture e a un abbassamento della qualità media. Il timore è quello di assistere alla diffusione di prodotti con quantità minime di vero zafferano e formulazioni sempre più aromatizzate, destinate alla grande distribuzione.
Lo zafferano italiano non basta a coprire la domanda
L’Italia resta particolarmente esposta perché la produzione interna di zafferano italiano è limitata rispetto al fabbisogno nazionale. Nonostante la presenza di coltivazioni di alta qualità in Abruzzo, Sardegna, Toscana e Umbria, i quantitativi restano insufficienti per sostenere il mercato. Le produzioni italiane seguono ancora processi artigianali, con raccolta manuale e lavorazioni effettuate immediatamente dopo la raccolta dei fiori. Si tratta di una filiera di nicchia orientata soprattutto alla ristorazione di fascia alta e ai consumatori specializzati.
L'aumento del prezzo del prodotto va di pari passo a quello di altri prodotti dell'agroalimentare che trovano nell'Iran il suo massimo produttore, come ad esempio il pistacchio, che sta attraversando una dinamica per certi versi molto simile.