Il Parlamento europeo ha dato il via libera alla riforma del regolamento sull'Organizzazione comune dei mercati agricoli (Ocm), un intervento che punta a rafforzare la posizione degli agricoltori nella filiera agroalimentare e che introduce anche una novità destinata a incidere sul dibattito tra prodotti tradizionali, alternative vegetali e carne coltivata. Tra le misure approvate figura infatti una definizione comune del termine «carne», che viene identificata come l'insieme delle parti commestibili degli animali. Una scelta che, nelle intenzioni delle istituzioni europee, punta a garantire maggiore chiarezza nelle informazioni rivolte ai consumatori e a tutelare alcune denominazioni storicamente associate ai prodotti di origine animale.

Burger vegetali ammessi, stop a bistecche e filetti senza carne
Stop a bistecche e filetti vegetali
Con il nuovo testo, denominazioni come «bistecca», «filetto», «costoletta», «lombata» o «braciola» potranno essere utilizzate esclusivamente per alimenti che contengono carne. L'obiettivo è evitare possibili confusioni sul mercato e uniformare le regole all'interno dell'Unione europea. La tutela riguarda oltre trenta denominazioni comunemente utilizzate nel commercio delle carni, comprese espressioni come «manzo», «vitello», «pollo», «agnello», «costine», «petto», «ribeye» e «T-bone». Le limitazioni interesseranno sia i prodotti a base vegetale sia quelli ottenuti attraverso tecniche di coltivazione cellulare.
Diversa invece la sorte dei veggie burger, che rimangono consentiti. Dopo mesi di confronto tra Parlamento, Commissione e Consiglio, il termine è stato escluso dalle restrizioni e potrà continuare a essere utilizzato per identificare preparazioni vegetali ispirate agli hamburger tradizionali.
Contratti più forti per gli agricoltori
La riforma non si limita però alla questione delle denominazioni commerciali. Il cuore del provvedimento riguarda il rafforzamento del potere contrattuale delle aziende agricole, tema al centro delle richieste avanzate negli ultimi anni dalle organizzazioni di categoria europee.
Le nuove norme rendono obbligatori i contratti scritti tra agricoltori e acquirenti, introducendo anche clausole di revisione che tengano conto dell'andamento dei mercati, delle variazioni dei costi di produzione e delle condizioni economiche generali.
L'obiettivo è ridurre gli squilibri lungo la filiera e offrire maggiore stabilità alle imprese agricole, spesso esposte alle oscillazioni dei prezzi delle materie prime, dell'energia e dei fattori produttivi.
Più trasparenza nella filiera agroalimentare
Il testo approvato prevede inoltre nuovi strumenti di trasparenza. Gli Stati membri saranno chiamati a pubblicare online i criteri di riferimento utilizzati negli accordi contrattuali, mentre le organizzazioni dei produttori potranno beneficiare di un maggiore sostegno nell'ambito degli interventi settoriali previsti dalla Politica agricola comune.
La riforma introduce anche regole per l'utilizzo di indicazioni volontarie come «equo», «equitativo» e «filiera corta», con l'obiettivo di garantire una maggiore uniformità nell'impiego di termini sempre più presenti sulle etichette e nelle strategie di comunicazione delle aziende.
Un provvedimento che guarda al futuro del mercato
Approvato con 560 voti favorevoli, 75 contrari e 25 astensioni, il regolamento rappresenta uno dei principali interventi europei degli ultimi anni sul funzionamento della filiera agroalimentare.
Prima dell'entrata in vigore definitiva sarà necessario il via libera formale del Consiglio dell'Unione europea. Una volta completato l'iter, le nuove regole definiranno non solo i rapporti tra agricoltori e industria, ma anche il modo in cui alcuni prodotti potranno essere presentati ai consumatori nei mercati europei.