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Asti Rosé, debutto a Vinitaly: così il Consorzio punta su nuovi consumi

A Vinitaly debutta l’Asti Rosé, nuova tipologia del Consorzio Asti Docg inserita nel disciplinare a marzo. L'obiettivo è intercettare nuovi consumatori e ampliare le occasioni di consumo della denominazione

 
14 aprile 2026 | 18:53

Asti Rosé, debutto a Vinitaly: così il Consorzio punta su nuovi consumi

A Vinitaly debutta l’Asti Rosé, nuova tipologia del Consorzio Asti Docg inserita nel disciplinare a marzo. L'obiettivo è intercettare nuovi consumatori e ampliare le occasioni di consumo della denominazione

14 aprile 2026 | 18:53
 

A Vinitaly l’Asti Rosé ha fatto ufficialmente il suo debutto. Il Consorzio Asti Docg punta ad ampliare le occasioni di consumo e a intercettare un pubblico più ampio rispetto a quello tradizionale. Il debutto è avvenuto nel corso della terza giornata della manifestazione veronese, con un brindisi simbolico che ha accompagnato l’ingresso della nuova tipologia nel panorama della denominazione. L’obiettivo è chiaro: affiancare ai momenti più rituali un consumo più contemporaneo, capace di dialogare con abitudini e target diversi, in un contesto in cui il vino cerca nuove modalità di presenza.

Asti Rosé, prevista una prima produzione tra 5 e 10 milioni di bottiglie Asti Rosé debutto a Vinitaly: così il Consorzio punta su nuovi consumi

Asti Rosé, prevista una prima produzione tra 5 e 10 milioni di bottiglie

Dal disciplinare alla produzione: come nasce l’Asti Rosé

L’Asti Rosé è stato inserito ufficialmente nel disciplinare il 23 marzo, al termine di un iter avviato alla fine del 2023. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, la nuova tipologia entra a pieno titolo nella denominazione, con la possibilità di essere proposta in diverse versioni, dal dolce all’extra brut. Una flessibilità che consente alle aziende di modulare lo stile produttivo anche in funzione dei mercati di riferimento. L’imbottigliamento potrà iniziare a partire da trenta giorni dalla pubblicazione, aprendo così alla fase operativa. Dal punto di vista tecnico, il prodotto nasce da un blend composto da uve Moscato, destinate all’Asti Docg in una percentuale tra il 70% e il 90%, e uve Brachetto, legate al Brachetto d’Acqui Docg, tra il 10% e il 30%.

Prime stime e mercati di sbocco

Al momento sono circa una decina le aziende che hanno avviato attività di preproduzione o sperimentazione, ma il numero è destinato a crescere nei prossimi mesi. Le prime proiezioni indicano una produzione iniziale compresa tra i 5 e i 10 milioni di bottiglie, con volumi che potranno variare in base alla risposta del mercato. L’interesse da parte di distributori e importatori appare già presente, con Europa - Regno Unito incluso - e Nord America indicati come principali mercati di riferimento. Resta sullo sfondo anche la Russia, compatibilmente con l’evoluzione del contesto internazionale, oltre al mercato interno.

Identità del prodotto e obiettivi del Consorzio

«L’ingresso dell’Asti Rosé nel disciplinare rappresenta un passaggio rilevante, che valorizza la storia e l’identità enologica del nostro territorio», ha dichiarato Stefano Ricagno, presidente del Consorzio Asti Docg. «Si tratta di un unicum nel panorama italiano, capace di unire due vitigni entrambi aromatici».

Il debutto a Vinitaly viene letto come un primo passaggio di un percorso più ampio: «Celebriamo oggi simbolicamente questo traguardo», ha aggiunto, «primo passo di un percorso destinato a svilupparsi nei prossimi mesi».

Nuovi consumatori e modalità di consumo

Alla base del progetto c’è anche un riposizionamento della denominazione. «Con questa nuova tipologia vogliamo individuare nuovi consumatori e nuove occasioni di consumo», ha spiegato Ricagno, «superando una lettura tradizionale legata a momenti specifici». Le prime indicazioni raccolte dal Consorzio individuano un target prevalentemente femminile, nella fascia tra i 35 e i 50 anni. Si tratta di consumatrici con una buona conoscenza del vino, attente alla qualità e aperte alla sperimentazione. Un profilo che riflette un’evoluzione nei comportamenti di consumo, dove il vino si inserisce in contesti più flessibili e meno legati alle occasioni codificate.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
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