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Jre Italia, 12 cuochi lasciano
Marchini: L'associazione resta forte

Jre Italia, 12 cuochi lasciano 
Marchini: L'associazione resta forte
Jre Italia, 12 cuochi lasciano Marchini: L'associazione resta forte
Pubblicato il 07 gennaio 2020 | 12:47

Dalla stellata de Cesare al già presidente Sarri: tanti i cuochi che hanno deciso di lasciare l'associazione guidata oggi da Filippo Saporito. Il motivo? Dissidi interni irrisolti dopo l'ultima elezione.

A scriverlo per primo è stato Scatti di Gusto, riportando nero su bianco la "bomba" esplosa il giorno dell'Epifania: un vero e proprio esodo di una dozzina di chef dal associazione italiana Jre - Jeunes Restaurateurs d'Europe. Vengono citati i post su Facebook in cui i cuochi dimissionari danno l'addio all'associazione.

Un'uscita di gruppo, ma Saporito tiene «la schiena dritta» (L'esodo dei Jeunes Restaurateurs Quasi una dozzina di chef lasciano)
Un'uscita di gruppo, ma Saporito tiene «la schiena dritta»

Tra questi ci sono Iside de Cesare, chef dello stellato La Parolina di Trevinano nel Lazio, o Andrea Sarri, alla guida dell'associazione per due mandati; poi Lele Usai (Il Tino di Fiumicino) e Marco Parizzi (Parizzi a Parma), Danilo Bei (Emilio, nelle Marche) e Valerio Centofanti (Angolo d'Abruzzo a Carsoli).

Secondo quanto riportato dal fondatore di Jre Italia Walter Bianconi, si tratta di ormai «undici stellati, molto probabilmente le cose per questi non vanno bene». Chiarirà la questione la prima seduta del board dell'anno 2020, martedì prossimo a Milano. Intanto si è pronunciato Filippo Saporito, attuale presidente dell'associazione, stella Michelin de La Leggenda dei Frati a Firenze: «Non è un caso che le dimissioni siano avvenute proprio adesso, all'unisono. È un'uscita plateale per palesare un dissidio che risale già alla fine della presidenza di Luca Marchini. Alcuni chef si sono voluti togliere dei sassolini dalle scarpe, dopo la mia nomina a presidente. Ad uscire è la fronda che ha perso le elezioni, visto che rappresentavano la continuità con la vecchia presidenza. Sapevo bene dei malumori degli sconfitti, e proprio per questo avevo chiesto all'altro candidato Piergiorgio Siverio di entrare nel board». E invece anche Siverio ha lasciato l'associazione.

Filippo Saporito (L'esodo dei Jeunes Restaurateurs Quasi una dozzina di chef lasciano)
Filippo Saporito

Saporito non si limita ad un'analisi superficiale della questione, ma scende più nel profondo: «Abbiamo perso l'identità», spiega, per poi andare a parare su una delle principali questioni di dissidio: «La nostra è un'associazione grande, per sovvenzionare la struttura c'è bisogno sia di partner che di eventi. Alcuni sono fatti per beneficienza, altri servono a sovvenzionare le nostre iniziative. E questo non piaceva a qualcuno».

E ora? «Ora tiriamo avanti per la nostra strada, seguendo i nostri obiettivi, portando avanti i nostri progetti sociali e culturali. Certo, c'è molto amaro in bocca perché chi ha perso le elezioni ha deciso di sbattere la porta e andare via, un po' come fanno i ragazzini, quando qualcuno prendeva il pallone e diceva "Non gioco più". In questo mese di presidenza ho tenuto la schiena dritta, senza avere paura di mostrale la porta a chi voleva andarsene. Mi spiace perché all'interno dei Jre qualche amicizia si è incrinata, ma il ruolo del presidente è quello di continuare a guardare al futuro e al bene dell'associazione stessa».

Italia a Tavola ha voluto sentire a riguardo anche l'ex presidente di Jre Luca Marchini, stella Michelin de L'Erba del Re a Modena, che, sicuro della forza dell'associazione, abbassa i toni: «Credo non stia succedendo niente di particolare. Semplicemente Jre Italia è come tante altre un'associazione attiva ed in evoluzione». Marchini enumera i prossimi obiettivi che Jre, sotto la guida di Saporito, si è posta per questo 2020: «Niente a livello economico, chiaramente, siamo un'associazione senza fini di lucro. Ci vogliamo muovere nell'ambito sociale e culturale, mettendo in evidenza quello che vive fuori dai singoli ristoranti, progetti, iniziative...».

Luca Marchini (L'esodo dei Jeunes Restaurateurs Quasi una dozzina di chef lasciano)
Luca Marchini

Quando gli domandiamo, più nello specifico, cosa sia accaduto, lo chef stellato parla di «male italiano»: «Fino a pochi mesi fa le volontà degli associati erano assolutamente in linea con gli obiettivi dell'associazione, poi iniziano le elezioni, si punta alla poltrona - se non a sedercisi proprio sopra, almeno a gestirla - e questo può portare alcuni associati a non sentire il giusto feeling con l'associazione stessa». Ecco allora che alcuni associati hanno deciso di andarsene, «anche in modo abbastanza repentino, senza grandi spiegazioni. Si tratta di una decina di persone che si approcciano in modo diverso e che quindi hanno scelto di andarsene. Liberissimi, di turn over ce ne saranno sempre, e nei ristoranti e nelle associazioni».

Un piccolo spacco secondo Marchini, che però non va ad intaccare la coerenza e la crescita di un'associazione che «negli ultimi anni ha dimostrato di essere davvero forte. Filippo [Saporito] prosegue ideologicamente il lavoro di chi è venuto prima, della mia presidenza e di quella prima di Sarri prima di me, che negli ultimi otto mesi deve aver cambiato idea...».

Qui di seguito i post dei cuochi sui social, a voler comunicare l'addio all'associazione.
Iside de Cesare: "Dopo tanti anni, momenti belli, storie di grandi amicizie, lascio Jre".
Andrea Sarri: "Oggi lascio l'associazione dei miei sogni, dopo 16 anni e 2 mandati da presidente ho deciso di concludere quest'avventura"
Lele Usai: "Il 1 gennaio finisce la mia avventura in Jre. Purtroppo molte cose cambiano, mentre altre per fortuna non cambieranno mai. Vado via ricco della vera amicizia stretta in questi anni con alcuni colleghi".
Marco Parizzi: "È finita un'era. Per 26 anni ho fatto parte con orgoglio di questa associazione. L'ho amata sinceramente, ho lavorato duramente per lei, per i suoi ideali. Ideali che ora purtroppo sono cambiati. Lascio con una crepa nel cuore, come quella ho scoperto sul muto togliendo la targa. Rimangono i veri amici. Il resto è business".

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