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lunedì 12 gennaio 2026  | aggiornato alle 10:04 | 116719 articoli pubblicati

Gastroenterite? Ecco cosa mangiare per alleviare i sintomi intestinali

Dalla scelta dei cibi all’importanza dell’idratazione, cosa fare nei giorni della diarrea per ridurre il carico sull’intestino, limitare la disidratazione e favorire un recupero graduale dell’equilibrio digestivo

 
12 gennaio 2026 | 07:30

Gastroenterite? Ecco cosa mangiare per alleviare i sintomi intestinali

Dalla scelta dei cibi all’importanza dell’idratazione, cosa fare nei giorni della diarrea per ridurre il carico sull’intestino, limitare la disidratazione e favorire un recupero graduale dell’equilibrio digestivo

12 gennaio 2026 | 07:30
 

La gastroenterite è un’infiammazione dell’apparato digerente che colpisce stomaco e intestino. Nella maggior parte dei casi è causata da virus, batteri o parassiti e si trasmette principalmente attraverso il consumo di cibi o acqua contaminati. Un esempio frequente è la cosiddetta diarrea del viaggiatore, che interessa soprattutto chi si reca in Paesi dove le condizioni igienico-sanitarie sono carenti. Ma quali sono i sintomi più comuni della gastroenterite? E cosa è consigliabile mangiare quando si sta male?

Gastroenterite? Ecco cosa mangiare per alleviare i sintomi intestinali

Gastroenterite: dai sintomi ai consigli per curarla

Le cause della gastroenterite

La gastroenterite di origine infettiva può essere provocata da diversi microrganismi. I dati della letteratura scientifica indicano che la maggior parte dei casi di diarrea acuta infettiva è di origine virale: gli esami colturali delle feci risultano positivi solo in una percentuale compresa tra l’1,5% e il 5,6% dei casi. Tra i virus più frequentemente coinvolti figurano norovirus e rotavirus, spesso responsabili di focolai epidemici. Si diffondono con facilità tramite il contatto diretto tra persone o attraverso alimenti e acqua contaminati. Anche alcuni batteri possono essere all’origine della gastroenterite, tra cui Escherichia coli, Salmonella, Campylobacter jejuni e Shigella. Questi microrganismi possono trovarsi in alimenti crudi o poco cotti, in acque contaminate o in animali infetti. La contaminazione può avvenire durante la preparazione, la manipolazione o la conservazione non adeguata dei cibi. Esistono inoltre parassiti in grado di causare gastroenterite, come Giardia lamblia, generalmente presenti in acque inquinate o in alimenti non lavati o cotti in modo corretto.

I sintomi della gastroenterite

I sintomi della gastroenterite infettiva compaiono solitamente entro uno o due giorni dal contatto con l’agente patogeno. Il disturbo più comune è la diarrea, caratterizzata da feci liquide o molto acquose. Sono frequenti anche vomito e crampi addominali, spesso accompagnati da una sensazione generale di malessere. In alcuni casi può comparire febbre, segnale possibile di un’infezione più impegnativa. Tra gli altri sintomi associati si possono riscontrare:

  • perdita dell’appetito
  • nausea
  • senso di debolezza
  • dolori muscolari
  • mal di testa

Quanto dura la gastroenterite e cosa mangiare

Nella maggior parte dei casi la gastroenterite infettiva tende a risolversi spontaneamente nell’arco di pochi giorni, generalmente tra i tre e i sette, anche se talvolta può protrarsi fino a due settimane. Non sono di norma necessari trattamenti specifici, ma è fondamentale adottare alcune accortezze per alleviare i sintomi. L’idratazione, come riportano gli esperti di Humanitas Salute, è un aspetto centrale: è importante bere frequentemente acqua e, se necessario, utilizzare soluzioni reidratanti con elettroliti, utili per reintegrare i sali minerali persi con vomito e diarrea. Un semplice modo per valutare lo stato di idratazione è osservare la quantità e il colore delle urine: una riduzione della diuresi o un colore giallo scuro indicano la necessità di aumentare l’apporto di liquidi. Durante la fase acuta è consigliabile seguire un’alimentazione leggera, evitando cibi grassi, speziati o difficili da digerire. In presenza di diarrea acquosa, sono indicati alimenti semplici come riso, pasta o patate bollite, cereali, cracker, banane, zuppe leggere e verdure lessate.

Come si cura la gastroenterite

Esistono farmaci, come la loperamide, in grado di ridurre la frequenza delle scariche diarroiche, ma è importante ricordare che agiscono solo sui sintomi e non sulla causa della diarrea. Il loro utilizzo è sconsigliato in caso di febbre superiore ai 38 °C o di presenza di sangue nelle feci. La dose iniziale abituale è di 4 mg, seguita da 2 mg dopo ogni episodio di diarrea, senza superare i 16 mg al giorno e per un massimo di tre giorni in assenza di miglioramenti. Anche in caso di nausea e vomito il trattamento è principalmente sintomatico: se i disturbi sono particolarmente intensi, il medico può valutare la prescrizione di una breve terapia antiemetica. Gli antibiotici non sono necessari nella maggior parte delle diarree acute e, se usati in modo improprio, possono essere dannosi. Possono essere presi in considerazione solo in situazioni selezionate, come in presenza di:

  • più di otto scariche al giorno;
  • febbre superiore ai 38 °C;
  • sangue nelle feci;
  • segni di disidratazione;
  • sintomi che durano oltre una settimana;
  • condizioni di immunosoppressione o gravidanza;
  • età superiore ai 65 anni;
  • presenza di più patologie croniche;
  • recente ospedalizzazione o uso di antibiotici negli ultimi tre mesi.

In questi casi è fondamentale consultare il medico o lo specialista gastroenterologo per valutare la terapia più appropriata.

Come prevenire la gastroenterite infettiva

Per limitare la diffusione della gastroenterite, soprattutto in presenza di diarrea, è importante adottare alcune precauzioni per proteggere le persone con cui si vive o si lavora. La contagiosità dura per tutto il periodo in cui è presente la diarrea e la trasmissione avviene soprattutto tramite il passaggio dei microrganismi dalle mani alla bocca. Lavare frequentemente le mani è quindi essenziale, così come prestare particolare attenzione durante il cambio dei pannolini nei neonati e rimanere a casa da lavoro o da scuola finché i sintomi persistono. Anche la sicurezza alimentare gioca un ruolo chiave nella prevenzione. È consigliabile:

  • evitare latte crudo e prodotti non pastorizzati;
  • lavare accuratamente frutta e verdura;
  • mantenere il frigorifero a 4,4 °C o meno e il congelatore a –17,8 °C o meno;
  • consumare rapidamente alimenti precotti o deperibili;
  • separare carne cruda, pesce e pollame dagli altri cibi;
  • lavare mani e utensili dopo aver maneggiato alimenti crudi;
  • cuocere adeguatamente carne, pesce e uova;
  • prestare attenzione al consumo di pesce crudo, come il sushi;
  • refrigerare rapidamente gli alimenti ed evitare di lasciarli a temperatura ambiente per oltre due ore.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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