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domenica 18 gennaio 2026  | aggiornato alle 20:31 | 116843 articoli pubblicati

Blue Monday: cosa mangiare per sorridere nel giorno più “triste dell’anno” (e non solo)

Non esistono cibi miracolosi, ma alcune scelte alimentari incidono sui meccanismi biochimici legati all’umore, tra neurotrasmettitori, infiammazione e livelli energetici, offrendo un supporto nei momenti di affaticamento mentale. Dalla composizione del cioccolato fondente agli Omega-3 del pesce, fino all’idratazione, l’alimentazione dialoga con il cervello più di quanto si pensi

18 gennaio 2026 | 16:00
Blue Monday: cosa mangiare per sorridere nel giorno più “triste dell’anno” (e non solo)
Blue Monday: cosa mangiare per sorridere nel giorno più “triste dell’anno” (e non solo)

Blue Monday: cosa mangiare per sorridere nel giorno più “triste dell’anno” (e non solo)

Non esistono cibi miracolosi, ma alcune scelte alimentari incidono sui meccanismi biochimici legati all’umore, tra neurotrasmettitori, infiammazione e livelli energetici, offrendo un supporto nei momenti di affaticamento mentale. Dalla composizione del cioccolato fondente agli Omega-3 del pesce, fino all’idratazione, l’alimentazione dialoga con il cervello più di quanto si pensi

18 gennaio 2026 | 16:00
 

Ogni gennaio torna puntuale il Blue Monday, il cosiddetto “giorno più triste dell’anno”, collocato simbolicamente nel terzo lunedì del mese (il 19 nel 2026). Un’espressione ormai entrata nel linguaggio comune, capace di intercettare una sensazione diffusa: l’inverno mette alla prova l’umore, tra giornate più corte, freddo persistente, stanchezza accumulata e il ritorno alla routine dopo le festività. Al di là dell’etichetta, il successo del Blue Monday racconta soprattutto il bisogno di dare un nome a una fase dell’anno percepita come più faticosa, sia sul piano fisico sia su quello mentale. Non a caso, negli anni, questo concetto è stato spesso utilizzato come spunto per riflettere su benessere, stile di vita e strategie quotidiane per ritrovare energia ed equilibrio.

Le origini del Blue Monday

Il termine Blue Monday nasce più precisamente nel 2005, nel Regno Unito, e viene attribuito allo psicologo Cliff Arnall, che parlò per la prima volta di una formula in grado di individuare il giorno emotivamente più critico dell’anno. Secondo questa costruzione teorica, il terzo lunedì di gennaio concentrerebbe diversi fattori negativi: condizioni climatiche invernali, riduzione delle ore di luce, fine delle festività natalizie, ritorno agli impegni lavorativi e una generale sensazione di demotivazione.

Il Blue Monday in breve

Il Blue Monday è un’espressione coniata nei primi anni Duemila per indicare quello che viene definito il giorno più triste dell’anno. Cade nel terzo lunedì di gennaio e nasce da una formula teorica che combina fattori come il meteo invernale, la fine delle festività, la situazione economica post-natalizia e il livello di motivazione personale. Il concetto è stato diffuso in ambito mediatico e pubblicitario, diventando nel tempo un riferimento ricorrente nel calendario culturale contemporaneo. Non è riconosciuto come fenomeno scientifico o medico, ma come costruzione simbolica legata alla percezione collettiva di questo periodo dell’anno.

Con il passare del tempo, tuttavia, è emerso come questa teoria non abbia basi scientifiche riconosciute. La formula non è mai stata validata dalla comunità accademica e il Blue Monday è oggi considerato soprattutto un costrutto culturale e mediatico, nato in ambito comunicativo e poi amplificato dai media. Ciò non significa che la percezione di stanchezza o malinconia sia infondata, ma che non può essere ricondotta a un singolo giorno o a un calcolo matematico.

Quando il benessere passa dalla tavola

È proprio partendo da questa distinzione che il tema resta attuale: non esiste un giorno oggettivamente più triste degli altri, ma esistono periodi in cui corpo e mente chiedono maggiore attenzione. In questo contesto, l’alimentazione può diventare un alleato concreto. Alcuni cibi, infatti, contribuiscono al corretto funzionamento del sistema nervoso, alla produzione di neurotrasmettitori legati al buonumore e alla riduzione dello stress, offrendo un supporto quotidiano che va ben oltre il calendario.

Il potere del cioccolato fondente: piacere e biochimica

Quando si parla di comfort food, il cioccolato occupa da sempre un posto privilegiato. Non solo per il suo valore simbolico, ma per una composizione nutrizionale che ne giustifica l’effetto sul benessere emotivo. Il cioccolato fondente di qualità contiene feniletilamina, una sostanza coinvolta nei meccanismi di gratificazione e nella stimolazione delle endorfine, oltre a triptofano, precursore della serotonina. A questo si aggiunge un contenuto significativo di magnesio, minerale essenziale per il sistema nervoso e per la gestione dello stress, e una buona presenza di polifenoli antiossidanti, utili a contrastare l’infiammazione. Il consiglio resta quello della moderazione: piccole quantità di fondente ad alta percentuale di cacao possono trasformarsi in un gesto quotidiano capace di migliorare la percezione del benessere.

Blue Monday: cosa mangiare per sorridere nel giorno più “triste dell’anno” (e non solo)

Il cioccolato favorisce il rilascio di neurotrasmettitori legati al piacere e al benessere emotivo

Banane: energia e serotonina in un solo frutto

Tra i frutti più associati all’equilibrio dell’umore, la banana rappresenta una scelta semplice ed efficace. È una fonte naturale di triptofano, amminoacido che l’organismo utilizza per produrre serotonina, il neurotrasmettitore legato alla sensazione di benessere e stabilità emotiva. Le banane apportano inoltre vitamina B6, fondamentale nei processi metabolici del sistema nervoso, e potassio, utile a contrastare la stanchezza fisica. Grazie alla presenza di carboidrati facilmente assimilabili, si rivelano particolarmente indicate come colazione veloce o spuntino nei momenti di affaticamento mentale.

Pesce e Omega-3: nutrire il cervello

Il ruolo degli acidi grassi Omega-3 nella salute cerebrale è ampiamente documentato. Pesci come salmone, sgombro, sardine e alici forniscono EPA e DHA, componenti fondamentali delle membrane neuronali e coinvolti nei processi di comunicazione tra le cellule del cervello. Gli Omega-3 contribuiscono a ridurre i processi infiammatori e sono associati a una migliore regolazione dell’umore. Il pesce azzurro è inoltre una fonte rilevante di vitamina D, spesso carente nei mesi invernali e collegata anche al benessere psicologico. Inserirlo nella dieta due o tre volte alla settimana rappresenta una scelta nutrizionalmente solida.

Blue Monday: cosa mangiare per sorridere nel giorno più “triste dell’anno” (e non solo)

Gli Omega-3 supportano la funzione neuronale, modulano l’infiammazione e l’equilibrio dell’umore.

Frutta fresca e frutta a guscio: micronutrienti contro lo stress

Agrumi, kiwi, fragole, ananas e frutti di bosco sono ricchi di vitamina C, fondamentale per la sintesi dei neurotrasmettitori e per il controllo dello stress ossidativo. Un apporto adeguato sostiene anche il sistema immunitario, che nei periodi di stanchezza può risentire maggiormente delle sollecitazioni stagionali. Accanto alla frutta fresca, la frutta a guscio fornisce magnesio, zinco e grassi insaturi, nutrienti chiave per il funzionamento del sistema nervoso. Il magnesio, in particolare, è spesso associato a una migliore qualità del sonno e a una riduzione della tensione nervosa. Una piccola porzione quotidiana è sufficiente per trarne beneficio.

Verdure verdi: energia silenziosa

Spinaci, broccoli, cavoli e bietole sono una fonte preziosa di folati, ferro e vitamina C. I folati, appartenenti al gruppo delle vitamine B, sono fondamentali nella produzione di neurotrasmettitori e nel metabolismo energetico. Una loro carenza può riflettersi in stanchezza e apatia. Integrare regolarmente verdure verdi nella dieta contribuisce a costruire una base nutrizionale solida, spesso sottovalutata quando si parla di benessere emotivo.

Yogurt e microbiota: l’equilibrio che parte dall’intestino

Negli ultimi anni, la ricerca ha evidenziato il ruolo dell’asse intestino-cervello, mostrando come la salute del microbiota influisca anche sull’umore. Lo yogurt naturale, grazie alla presenza di fermenti lattici vivi, aiuta a mantenere un intestino in equilibrio. Un microbiota sano favorisce una migliore regolazione della risposta allo stress e del benessere generale. Abbinare yogurt, frutta fresca e frutta secca può trasformare uno spuntino quotidiano in un supporto concreto per la salute mentale.

L’idratazione: la base spesso dimenticata

Anche una lieve disidratazione può incidere negativamente sull’umore, causando stanchezza, irritabilità e difficoltà di concentrazione. Bere acqua in modo regolare durante la giornata resta uno dei gesti più semplici e meno considerati per sostenere il benessere psicofisico.

Blue Monday: cosa mangiare per sorridere nel giorno più “triste dell’anno” (e non solo)

Una corretta idratazione sostiene le funzioni cognitive e contribuisce alla stabilità dell’umore

Oltre il Blue Monday

Il Blue Monday resta un simbolo, non una diagnosi. Ma l’attenzione all’alimentazione è una strategia valida in ogni periodo dell’anno. Mangiare in modo equilibrato non promette soluzioni immediate, ma costruisce, giorno dopo giorno, le condizioni per affrontare con maggiore lucidità anche i momenti più complessi. E questo vale il terzo lunedì di gennaio, così come tutti gli altri.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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