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Un adulto su tre e otto adolescenti su dieci non fanno abbastanza esercizio

Tre studi evidenziano che in 20 anni i livelli globali di attività fisica non sono migliorati: un adulto su tre e otto adolescenti su dieci restano inattivi, con oltre 5 milioni di morti l’anno legate alla sedentarietà.

 
10 marzo 2026 | 18:53

Un adulto su tre e otto adolescenti su dieci non fanno abbastanza esercizio

Tre studi evidenziano che in 20 anni i livelli globali di attività fisica non sono migliorati: un adulto su tre e otto adolescenti su dieci restano inattivi, con oltre 5 milioni di morti l’anno legate alla sedentarietà.

10 marzo 2026 | 18:53
 

Negli ultimi vent’anni i livelli di attività fisica nel mondo non hanno registrato miglioramenti significativi. Il dato emerge da tre studi pubblicati sulle riviste scientifiche Nature Health e Nature Medicine, che analizzano l’andamento globale del movimento e il suo impatto sulla salute pubblica. Secondo le stime riportate dagli studi, circa un adulto su tre non svolge abbastanza attività fisica, mentre tra i più giovani la situazione appare ancora più marcata: otto adolescenti su dieci non raggiungono livelli adeguati di movimento. L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda almeno 150 minuti settimanali di attività moderata per gli adulti e 60 minuti al giorno per bambini e ragazzi. Il quadro complessivo rimane quindi critico. A livello globale oltre cinque milioni di morti all’anno sono attribuiti all’inattività fisica, un fattore che incide in modo rilevante sulla prevenzione delle malattie croniche e sul benessere generale.

Un adulto su tre e otto adolescenti su dieci non fanno abbastanza esercizio

Circa circa un adulto su tre non svolge attività fisica sufficiente

Disuguaglianze sociali e geografiche nell’attività fisica

Uno degli studi, guidato da Deborah Salvo della University of Texas ad Austin, ha analizzato dati provenienti da 68 Paesi. L’analisi mette in evidenza forti differenze sociali e geografiche nelle modalità con cui le persone svolgono attività fisica. L’esercizio svolto nel tempo libero risulta infatti molto più diffuso tra le fasce più abbienti della popolazione. Nei Paesi ad alto reddito gli uomini benestanti praticano attività fisica ricreativa con una frequenza superiore di circa quaranta punti percentuali rispetto ai gruppi sociali più svantaggiati, come le donne con minori risorse economiche in molte aree del Sud del mondo.

Dati globali sull’attività fisica

  • Adulti inattivi: circa 1 su 3 non svolge attività fisica sufficiente.
  • Adolescenti inattivi: 8 su 10 non raggiungono i livelli raccomandati dall’Oms.
  • Raccomandazioni Oms: 150 minuti settimanali di attività moderata per adulti; 60 minuti al giorno per bambini e ragazzi.
  • Morti attribuite all’inattività: oltre 5 milioni l’anno a livello globale.

La situazione si ribalta invece quando si guarda all’attività fisica legata al lavoro. In questo caso sono le popolazioni economicamente più fragili a svolgere più movimento, spesso come conseguenza delle mansioni professionali. Gli studi confermano inoltre che l’attività fisica produce effetti rilevanti sulla salute: rafforza il sistema immunitario, riduce il rischio di malattie infettive, contribuisce ad attenuare i sintomi della depressione ed è associata a risultati migliori anche nel percorso di cura di alcune patologie oncologiche.

Movimento, città e cambiamento climatico

Un secondo lavoro, coordinato da Erica Hinckson della Auckland University of Technology, richiama l’attenzione sul rapporto tra movimento e ambiente. Secondo gli autori, forme di mobilità attiva come camminare o andare in bicicletta possono contribuire anche alle strategie di mitigazione e adattamento climatico. Ridurre la dipendenza dai mezzi motorizzati e favorire spostamenti attivi può infatti avere un duplice effetto: migliorare la salute delle persone e ridurre l’impatto ambientale delle città. Allo stesso tempo, il cambiamento climatico stesso può diventare un ostacolo alla pratica del movimento, rendendo più difficili le attività all’aperto in alcune aree del mondo.

Un adulto su tre e otto adolescenti su dieci non fanno abbastanza esercizio

8 adolescenti su 10 non raggiungono i livelli raccomandati dall’Oms

Politiche pubbliche ancora poco coordinate

Il terzo studio, guidato da Andrea Ramírez Varela della University of Texas Health Science Center di Houston, ha analizzato 661 politiche pubbliche dedicate alla promozione dell’attività fisica. Dall’analisi emerge che molti Paesi hanno effettivamente introdotto strategie dedicate al movimento, ma il coordinamento tra i diversi settori istituzionali rimane limitato. Solo il 38,7% delle politiche analizzate coinvolge tre o più ambiti governativi, come sanità, istruzione o pianificazione urbana.

Montasio Cattel

Un altro dato riguarda la valutazione delle politiche adottate: oltre un quarto delle strategie esaminate non prevede strumenti per misurare l’impatto reale delle azioni intraprese. Per questo gli autori degli studi sottolineano la necessità di rafforzare la collaborazione tra settori diversi e di ampliare il riconoscimento dei benefici dell’attività fisica oltre l’ambito strettamente sanitario. «Serve una leadership multisettoriale più chiara e una collaborazione più ampia», osservano i ricercatori, indicando nella cooperazione tra istituzioni, città e sistemi educativi una delle chiavi per migliorare la partecipazione al movimento nella popolazione.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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