CIBO E MENTE
Dalla fame nervosa alla gioia: come le emozioni guidano ogni scelta a tavola
Le emozioni influenzano fame, gusto e comportamento a tavola molto più di quanto si pensi. Dalla gioia allo stress, fino all'empatia descritta da Daniel Goleman, il rapporto con il cibo passa anche dalla mente e dalle relazioni con gli altri
Allora, che si mangia oggi? Con questo incipit molte persone si avvicinano alla tavola. Altre volte ci viene chiesto cosa vorremmo mentre altre ancora siamo noi a chiederci di cosa abbiamo voglia. La variabile, in tutte queste situazioni, è il nostro stato emotivo. Sì perché quando siamo contenti, allegri o soddisfatti tendiamo a premiarci e il cibo diventa un piccolo riconoscimento, magari da condividere, e così apriamo una bottiglia di spumante, gustiamo un antipasto speciale e dopo un primo o un secondo di nostro gradimento terminiamo il pasto con il dolce preferito.
Quando le emozioni influenzano fame, gusto e scelte alimentari
Ma se, viceversa, torniamo a casa tristi, arrabbiati o insoddisfatti spesso sentiamo una stretta allo stomaco e la fame si riduce fino a sparire. «Mi si è chiuso lo stomaco», altra citazione frequente, ma è davvero così? E se invece la tristezza o l’essere arrabbiati scatenasse una gran fame? Una fame nervosa, quasi rabbiosa, che immaginiamo possa lenire i nostri pensieri. Comunque sia, il cibo come placebo non sembra essere una buona soluzione. Non si tratta di dieta o di colesterolo elevato, bensì di stato emotivo e dei comportamenti che seguono in risposta alle nostre emozioni.
In realtà, quando siamo felici rilasciamo endorfine e questo dovrebbe ridurre la sensazione della fame magari aumentando la percezione del gusto. Sorseggiare un buon vino quando siamo sereni e soddisfatti potrebbe aumentare la sensazione di appagamento e consentirci di godere di quel momento più che in altre occasioni. Non a caso si festeggia stappando bottiglie, sebbene si possa fare la stessa cosa anche per tirarci su.
La verità è che ognuno di noi ha diverse modalità per essere felice o triste, le singole motivazioni sono difficilmente allineabili a comportamenti comuni. La scienza è ricca di teorie e studi: endorfina, ossitocina, dopamina, serotonina e gli ormoni della felicità incidono differentemente su ognuno di noi.
Stress, paura e fame nervosa: cosa accade al nostro organismo
Quando siamo tristi rilasciamo cortisolo, l’ormone dello stress, oppure l’adrenalina che, segnalando una situazione di pericolo, aumenta la nostra sensazione di ansia. L’ansia è un primo segnale di quella che potrebbe diventare paura. La paura è un’emozione primaria molto frequente, abbiamo paura del giudizio, di fallire o di farci male e questo può succedere anche a tavola o prima di sederci, con la nostra mente che ci porterà a pensare: «Starò mangiando troppo? Perché non sono in grado di limitarmi? Cosa penseranno gli altri? Mi farà male?». Le emozioni sono tante e molto diverse tra loro, oltre alla tristezza e alla gioia possiamo citare la vergogna, il disgusto, l’invidia, la rabbia e condividere i comportamenti conseguenti. Il disgusto a tavola è quasi impossibile non notarlo, alcuni cibi sono brutti da vedere e peggiori da mangiare.
Per vegani e vegetariani, giusto per citare alcuni estremi, la carne e persino le uova sono disgustosi, immangiabili e i comportamenti di coloro che credono in questo stile di vita e di alimentazione sono inequivocabili. Anzi, di più, promuovono battaglie affinché nessuno possa gustare una carbonara, una bistecca o persino un uovo al tegamino, manifestando apertamente il loro rifiuto anche nell’abbigliamento che non può prevedere lana, seta e pelle.
L'intelligenza emotiva secondo Daniel Goleman e il rapporto con il cibo
La nostra mente protettiva ci difende da ricordi negativi, da emozioni troppo intense o da conflitti interni. Nel libro «Intelligenza Emotiva» di Daniel Goleman (uno psicologo statunitense), l’autore spiega e propone metodi per imparare a gestire le nostre emozioni e per quanto possibile quelle degli altri.
Semplificando il concetto, sostiene che il QI (quoziente intellettivo) contribuisce solo per il 20% al successo personale e professionale, mentre l’80% dipende dall’Intelligenza Emotiva. Goleman parla di Empatia, della quale avremmo tutti un gran bisogno unitamente alla consapevolezza di sé, l’autoregolazione, l’automotivazione e le abilità sociali.
Empatia a tavola: come migliorare il rapporto con gli altri attraverso il cibo
Come possiamo sfruttare a tavola i suoi suggerimenti? Se siamo seduti con chi ha problemi di peso eviteremo di continuare a offrirgli seconde porzioni e dolci? Potrebbe andare, ma il suggerimento che indica Goleman sta nel capire il suo stato emotivo, sforzarci di comprendere quali problemi lo portano a mangiare tanto, trovare un perché al suo comportamento. Non è facile e richiede un impegno sia di attenzione sia di tempo che non tutti sono disposti a prendersi. Tuttavia, i risultati che seguono e la riconoscenza delle persone appagano lo sforzo. In molti manuali sulla leadership, una frase è ricorrente «non importa cosa dai e quanto dai a una persona ma come la fai sentire».
Anche a tavola possiamo (anzi dovremmo) fare sentire bene le persone, offriamo loro la nostra generosità, siamo accoglienti e ci preoccupiamo di farli sentire ospiti graditi e poi amici sinceri.


