Allora, che si mangia oggi? Con questo incipit molte persone si avvicinano alla tavola. Altre volte ci viene chiesto cosa vorremmo mentre altre ancora siamo noi a chiederci di cosa abbiamo voglia. La variabile, in tutte queste situazioni, è il nostro stato emotivo. Sì perché quando siamo contenti, allegri o soddisfatti tendiamo a premiarci e il cibo diventa un piccolo riconoscimento, magari da condividere, e così apriamo una bottiglia di spumante, gustiamo un antipasto speciale e dopo un primo o un secondo di nostro gradimento terminiamo il pasto con il dolce preferito.

Quando siamo contenti, allegri o soddisfatti tendiamo a premiarci con il cibo
Quando siamo contenti, allegri o soddisfatti tendiamo a premiarci con il cibo

Quando le emozioni influenzano fame, gusto e scelte alimentari

Ma se, viceversa, torniamo a casa tristi, arrabbiati o insoddisfatti spesso sentiamo una stretta allo stomaco e la fame si riduce fino a sparire. «Mi si è chiuso lo stomaco», altra citazione frequente, ma è davvero così? E se invece la tristezza o l’essere arrabbiati scatenasse una gran fame? Una fame nervosa, quasi rabbiosa, che immaginiamo possa lenire i nostri pensieri. Comunque sia, il cibo come placebo non sembra essere una buona soluzione. Non si tratta di dieta o di colesterolo elevato, bensì di stato emotivo e dei comportamenti che seguono in risposta alle nostre emozioni.

Spesso siamo colti da una fame nervosa che immaginiamo possa lenire i nostri pensieri
Spesso siamo colti da una fame nervosa che immaginiamo possa lenire i nostri pensieri

In realtà, quando siamo felici rilasciamo endorfine e questo dovrebbe ridurre la sensazione della fame magari aumentando la percezione del gusto. Sorseggiare un buon vino quando siamo sereni e soddisfatti potrebbe aumentare la sensazione di appagamento e consentirci di godere di quel momento più che in altre occasioni. Non a caso si festeggia stappando bottiglie, sebbene si possa fare la stessa cosa anche per tirarci su. 

Sorseggiare un buon vino quando siamo sereni e soddisfatti aumenta la sensazione di appagamento
Sorseggiare un buon vino quando siamo sereni e soddisfatti aumenta la sensazione di appagamento

La verità è che ognuno di noi ha diverse modalità per essere felice o triste, le singole motivazioni sono difficilmente allineabili a comportamenti comuni. La scienza è ricca di teorie e studi: endorfina, ossitocina, dopaminaserotonina e gli ormoni della felicità incidono differentemente su ognuno di noi.

Stress, paura e fame nervosa: cosa accade al nostro organismo

Quando siamo tristi rilasciamo cortisolo, l’ormone dello stress, oppure l’adrenalina che, segnalando una situazione di pericolo, aumenta la nostra sensazione di ansia. L’ansia è un primo segnale di quella che potrebbe diventare paura. La paura è un’emozione primaria molto frequente, abbiamo paura del giudizio, di fallire o di farci male e questo può succedere anche a tavola o prima di sederci, con la nostra mente che ci porterà a pensare: «Starò mangiando troppo? Perché non sono in grado di limitarmi? Cosa penseranno gli altri? Mi farà male?». Le emozioni sono tante e molto diverse tra loro, oltre alla tristezza e alla gioia possiamo citare la vergogna, il disgusto, l’invidia, la rabbia e condividere i comportamenti conseguenti. Il disgusto a tavola è quasi impossibile non notarlo, alcuni cibi sono brutti da vedere e peggiori da mangiare.

Il disgusto a tavola si nota facilmente, alcuni cibi sono brutti da vedere e peggiori da mangiare
Il disgusto a tavola si nota facilmente, alcuni cibi sono brutti da vedere e peggiori da mangiare

Per vegani e vegetariani, giusto per citare alcuni estremi, la carne e persino le uova sono disgustosi, immangiabili e i comportamenti di coloro che credono in questo stile di vita e di alimentazione sono inequivocabili. Anzi, di più, promuovono battaglie affinché nessuno possa gustare una carbonara, una bistecca o persino un uovo al tegamino, manifestando apertamente il loro rifiuto anche nell’abbigliamento che non può prevedere lana, seta e pelle.

L'intelligenza emotiva secondo Daniel Goleman e il rapporto con il cibo

La nostra mente protettiva ci difende da ricordi negativi, da emozioni troppo intense o da conflitti interni. Nel libro «Intelligenza Emotiva» di Daniel Goleman (uno psicologo statunitense), l’autore spiega e propone metodi per imparare a gestire le nostre emozioni e per quanto possibile quelle degli altri.

Pubblicità

Semplificando il concetto, sostiene che il QI (quoziente intellettivo) contribuisce solo per il 20% al successo personale e professionale, mentre l’80% dipende dall’Intelligenza Emotiva. Goleman parla di Empatia, della quale avremmo tutti un gran bisogno unitamente alla consapevolezza di sé, l’autoregolazione, l’automotivazione e le abilità sociali.

Empatia a tavola: come migliorare il rapporto con gli altri attraverso il cibo

Come possiamo sfruttare a tavola i suoi suggerimenti? Se siamo seduti con chi ha problemi di peso eviteremo di continuare a offrirgli seconde porzioni e dolci? Potrebbe andare, ma il suggerimento che indica Goleman sta nel capire il suo stato emotivo, sforzarci di comprendere quali problemi lo portano a mangiare tanto, trovare un perché al suo comportamento. Non è facile e richiede un impegno sia di attenzione sia di tempo che non tutti sono disposti a prendersi. Tuttavia, i risultati che seguono e la riconoscenza delle persone appagano lo sforzo. In molti manuali sulla leadership, una frase è ricorrente «non importa cosa dai e quanto dai a una persona ma come la fai sentire».

Anche a tavola possiamo (anzi dovremmo) fare sentire bene le persone, offriamo loro la nostra generosità, siamo accoglienti e ci preoccupiamo di farli sentire ospiti graditi e poi amici sinceri.