CARDIOVASCOLARE
Bibite zuccherate da bambini, il rischio di ipertensione aumenta da adulti
Uno studio su oltre 25mila giovani seguiti per 25 anni mostra il legame tra consumo abituale di bevande zuccherate e aumento del rischio di ipertensione in età adulta. La frutta intera, invece, non presenta lo stesso effetto
Le abitudini alimentari costruite durante l’infanzia possono influenzare la salute anche molti anni dopo. A indicarlo è uno studio pubblicato sulla rivista Circulation, che ha seguito oltre 25mila bambini e adolescenti statunitensi per un periodo fino a 25 anni, analizzando il rapporto tra consumo di bevande zuccherate, succhi di frutta e comparsa dell’ipertensione in età adulta.
La ricerca mostra che un consumo frequente di bibite zuccherate e, in misura più contenuta, di succhi di frutta è associato a una maggiore probabilità di sviluppare pressione alta negli anni successivi. Diverso il risultato osservato per la frutta consumata intera, che non è risultata collegata a un aumento del rischio.
La ricerca è stata coordinata da Vasanti Malik, della Temerty Faculty of Medicine dell’Università di Toronto e ricercatrice affiliata alla Harvard T.H. Chan School of Public Health. Lo studio ha utilizzato i dati del progetto GUTS (Growing Up Today Study), che ha coinvolto 25.749 partecipanti arruolati tra i 9 e i 16 anni. Nel corso del follow-up, terminato nel 2021, i ricercatori hanno raccolto informazioni su alimentazione, attività fisica, stile di vita e condizioni di salute attraverso questionari periodici. Durante il periodo di osservazione, 1.625 persone, pari al 6,3% del campione, hanno riferito una diagnosi di ipertensione. L’obiettivo era valutare se alcune abitudini alimentari dell’età evolutiva potessero essere associate allo sviluppo di problemi cardiovascolari negli anni successivi.
Più bibite zuccherate, maggiore probabilità di ipertensione
Il dato più evidente riguarda il consumo di bevande zuccherate, comprese bibite gassate, bevande sportive e altri prodotti con zuccheri aggiunti. Chi consumava almeno due porzioni al giorno di queste bevande presentava un rischio di sviluppare ipertensione superiore del 52% rispetto a chi ne assumeva meno di tre porzioni alla settimana. Analizzando le singole categorie, ogni porzione quotidiana aggiuntiva di bibite gassate era associata a un aumento del rischio del 23%, mentre per le bevande sportive l’incremento arrivava al 36%. Secondo gli autori, i risultati confermano l’importanza di limitare il consumo di bevande zuccherate già durante l’infanzia e l’adolescenza, periodi nei quali si consolidano molte abitudini alimentari destinate a rimanere nel tempo.
Anche i succhi di frutta vanno consumati con moderazione
Lo studio evidenzia anche un aspetto spesso meno considerato: il ruolo dei succhi di frutta. Questi prodotti vengono frequentemente percepiti come una scelta più salutare rispetto alle bibite, ma un consumo elevato è risultato associato a un aumento del rischio. I partecipanti che bevevano almeno una porzione e mezza al giorno di succo di frutta presentavano una probabilità di ipertensione superiore del 35% rispetto a chi ne consumava meno di una porzione alla settimana. Per il succo d’arancia, in particolare, ogni bicchiere quotidiano è stato associato a un aumento del rischio del 20%. I ricercatori sottolineano però che questo dato deve essere interpretato con prudenza, perché alcune bevande aromatizzate alla frutta potrebbero essere state classificate erroneamente come succhi. «Le bevande zuccherate, comprese quelle spesso considerate relativamente salutari, dovrebbero essere limitate – spiega Vasanti Malik -. Il succo di frutta può essere compatibile con una dieta equilibrata se consumato in quantità moderate, ma non dovrebbe sostituire il consumo della frutta intera».
La differenza è nella struttura dell’alimento
Uno degli elementi più interessanti emersi dalla ricerca riguarda la differenza tra assumere zuccheri attraverso una bevanda e consumare un frutto intero. Lo studio non ha rilevato un aumento del rischio di ipertensione legato a un consumo elevato di frutta fresca. Al contrario, le analisi indicano un possibile effetto favorevole. La sostituzione quotidiana di una porzione di bevanda zuccherata con una porzione di frutta intera è stata associata a una riduzione del rischio di ipertensione del 22%. Anche sostituire il succo di frutta con frutta fresca mostrava una riduzione del rischio del 19%. Secondo Amit Khera, direttore della cardiologia preventiva presso l’University of Texas Southwestern Medical Center, il risultato non riguarda soltanto il tipo di zucchero assunto, ma il contesto alimentare in cui viene inserito. «Non è necessariamente il fruttosio in sé a rappresentare il problema – osserva Khera -. La differenza è nella matrice alimentare: le bevande zuccherate e i succhi di frutta si associano a un aumento del rischio, mentre la frutta intera no».
La prevenzione cardiovascolare parte dalle prime abitudini
L’ipertensione è uno dei principali fattori di rischio per malattie cardiovascolari come infarto e ictus. Alcuni elementi, come età e predisposizione familiare, non possono essere modificati, mentre alimentazione e stile di vita rappresentano ambiti sui quali è possibile intervenire. Gli autori sottolineano come la presenza sempre più frequente di valori elevati di pressione arteriosa anche tra bambini e giovani renda importante lavorare sulla prevenzione fin dalle prime fasi della vita. Lo studio presenta alcuni limiti, tra cui la natura osservazionale della ricerca, che non permette di stabilire un rapporto diretto di causa-effetto, e l’utilizzo di questionari compilati dai partecipanti. Inoltre, il campione era composto prevalentemente da persone bianche non ispaniche, un elemento che limita la possibilità di estendere automaticamente i risultati a tutta la popolazione. Nonostante queste considerazioni, la ricerca aggiunge nuove informazioni sul ruolo dell’alimentazione nella salute cardiovascolare e rafforza il messaggio secondo cui ridurre le bevande zuccherate e preferire la frutta intera può rappresentare una scelta utile per la prevenzione nel lungo periodo.

