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Caduta dei capelli, per curarla
servono farmaci e bisturi

Caduta dei capelli, per curarla 
servono farmaci e bisturi
Caduta dei capelli, per curarla servono farmaci e bisturi
Pubblicato il 13 agosto 2019 | 09:42

I capelli svolgono una serie di ruoli importanti, tra cui protezione fisica, termoregolazione, dispersione del sudore, produzione di sebo e feromoni, oltre ad essere fonte di comunicazione sociale e sessuale.

La caduta dei capelli può dunque determinare un disagio psicosociale profondo. La sensazione di perdere tanti capelli è molto comune e di solito riguarda tante persone durante i cambi di stagione. In questi casi i capelli persi quasi sempre ricrescono in pochi mesi. Ci sono però alcuni casi in cui l’alopecia è indotta da una lunga terapia o da fattori di tipo patologico che ne impediscono la ricrescita. Ne ha parlato Elena Guanziroli, dermatologa di Humanitas, in un articolo apparso su HumanitaSalute, che riportiamo di seguito.

Le cause della caduta dei capelli sono molteplici (Caduta dei capelli, per curarlaservono farmaci e bisturi)
Le cause della caduta dei capelli sono molteplici


L’alopecia indotta da chemioterapia
L’alopecia indotta da chemioterapia è un effetto collaterale comune ed estremamente visibile del trattamento del cancro, sebbene la probabilità di svilupparla e la sua gravità dipendano dal tipo di farmaco utilizzato e dal suo dosaggio. La chemioterapia agisce eliminando le cellule tumorali che, per loro natura, hanno una crescita molto veloce. Sfortunatamente alcune cellule sane, come quelle dei capelli, si comportano allo stesso modo anche senza avere connotati patologici.

Diventando quindi il bersaglio della chemioterapia, i follicoli piliferi interrompono il loro normale ciclo iniziano a sviluppare capelli e peli direttamente nello stadio catagen (il terzo e ultimo stadio di vita dei capelli) e il fusto del capello non si sviluppa correttamente, si rompe e cade. La buona notizia è che quando la chemioterapia è finita, i follicoli si rigenerano normalmente e i capelli sani e nuovi si sviluppano come prima della malattia. La cattiva è che a breve termine la chemioterapia causa la quasi totale perdita dei capelli.

Alopecia areata
A volte capita anche che il sistema immunitario di una persona attacchi le cellule del bulbo pilifero in crescita. Questa malattia autoimmune, chiamata alopecia areata, è caratterizzata da un’alterazione del ciclo dei follicoli piliferi, che entrano prematuramente nella fase terminale detta telogen. I capelli si rompono e cadono, formando delle antiestetiche chiazze sparse sul cuoio capelluto. In questo caso, i follicoli piliferi si rigenerano quando il sistema immunitario torna ad essere sotto controllo e a funzionare normalmente.

L’area colpita da alopecia inizialmente può essere piccola, per poi espandersi e interessare vaste zone del capo o tutta la testa. L’alopecia areata può insorgere a ogni età, ma spesso compare nell’infanzia.

L’alopecia areata non è correlata a una condizione più grave nota come alopecia cicatriziale, in cui il sistema immunitario attacca le cellule staminali distruggendo il bulbo pilifero, traducendosi in una perdita di capelli permanente.

Alopecia androgenetica
L’alopecia androgenetica, più comunemente nota come calvizie, rappresenta la forma più comune di perdita di capelli. È dovuta ad una progressiva miniaturizzazione del follicolo pilifero sotto stimolo ormonale. Ad esserne colpiti sono prevalentemente gli uomini, con un’iniziale perdita di capelli a livello delle tempie e del vertice.

Questo fenomeno, in forma lieve, è molto frequente con l’avanzare dell’età, soprattutto dopo la menopausa, anche nelle donne. Nel loro caso si osserva un diradamento prevalentemente localizzato al vertice, spesso meno marcato di quello maschile, ma più generalizzato.

La diagnosi di alopecia androgenetica è clinica (area interessata, caratteristiche di diametro e qualità del capello) e dermatoscopica. In alcuni casi, specie nelle forme femminili (FPHL, female pattern hair loss), può essere necessaria anche una valutazione ormonale. L’alopecia androgenetica è una condizione irreversibile, progressiva ed ingravescente in assenza di trattamento.

Trattamenti e farmaci
Gli uomini soggetti alla perdita di capelli possono fare uso di una lozione contenente un ingrediente chiamato minoxidil. Questo principio attivo, originariamente sviluppato come Regaine, contrasta l’alopecia androgenetica sia negli uomini che nelle donne. Non è ancora del tutto chiaro come funzioni il minoxidil ma usato correttamente, due volte al giorno, e massaggiato in profondità nel cuoio capelluto, rallenta la caduta dei capelli e ne promuove la crescita. L’altra molecola attualmente approvata per la caduta dei capelli è la finasteride. L’utilizzo di questo principio attivo è approvato solo per gli uomini perché agisce sui follicoli sensibili al testosterone. Fra gli effetti collaterali più comuni c’è la perdita della libido.

E la chirurgia?
Un altro modo per combattere la caduta dei capelli è trapiantare i follicoli piliferi dai lati e dalla parte posteriore del cuoio capelluto fino alla sommità della testa. I risultati del trapianto di capelli in uomini con alopecia androgenetica sono migliori se si associa terapia con finasteride 1mg/die. Essa inibisce la miniaturizzazione e la successiva perdita dei capelli non trapiantati che circondano l’area del trapianto, migliorando la densità complessiva del cuoio capelluto. Un’altra tecnica, per lo più sfavorevole, è la riduzione del cuoio capelluto e consiste nel tagliare il cuoio capelluto calvo e suturare la pelle rimanente per ridurre l’area priva di capelli. Il successo di un trapianto dipende da quanti capelli sani il paziente ha a disposizione per il trapianto e dalle aspettative del paziente.
 
«Ad oggi le tecniche più avanzate di trattamento dell’alopecia androgenetica - ha detto la specialista - prevedono terapie chirurgiche, come l’autotrapianto di capelli. Questa tecnica, eseguita da un dermatologo esperto di tricologia o da un chirurgo plastico, consiste nel prelevare una striscia di capelli nella regione posteriore della testa (tecnica FUT o STRIP) e reimpiantarli nelle zone più diradate. In alternativa, è possibile prelevare direttamente i singoli follicoli piliferi, che andranno poi ad essere reinnestati nelle zone a più scarsa densità (tecnica FUE). Da qualche anno è presente un’innovativa tecnica infiltrativa di stimolazione basata sull’uso di PRP o plasma ricco in piastrine. Dopo le applicazioni in odontoiatria, ortopedia e medicina estetica, ora il PRP, viene proposto per rinfoltire il cuoio capelluto».

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