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Gli affitti soffocano i ristoranti
Il covid triplica il peso sui fatturati

Gli affitti soffocano i ristoranti 
Il covid triplica il peso sui fatturati
Gli affitti soffocano i ristoranti Il covid triplica il peso sui fatturati
Pubblicato il 25 settembre 2020 | 11:36

La Federazione italiana pubblici esercizi prosegue nella sua battaglia contro i canoni che non subiscono variazioni nonostante il generale periodo di crisi e chiede sgravi fiscali per chi li abbassa. Il direttore generale, Roberto Calugi: «È essenziale bloccare l’esecuzione degli sfratti fino a fine 2021». Per gli esercizi commerciali sconti importanti.

Il 30% dei fatturati dei ristoranti, già risicati per via della crisi post-covid, viene mangiato dall’affitto del locale. Una percentuale esorbitante che diventa ancor più preoccupante se si pensa che solo 8 mesi fa, prima della tempesta scatenata dal Covid-19, questa voce incideva per poco più del 10% sui bilanci dei pubblici esercizi. Arci note, purtroppo, le cause di questa impennata: il settore è infatti destinato a chiudere l’anno con una flessione del volume d’affari di 24,1 miliardi di euro, pari a circa il 27% in meno rispetto al 2019. Mentre, per contro, i canoni di locazione sono rimasti invariati.

Gli affitti affossano i ristoranti - Ristoranti, col covid affitti triplicati Ora pesano il 30% dei fatturati
Gli affitti affossano i ristoranti

Non è un caso dunque se quella degli affitti sia la principale fonte di preoccupazione per i titolari di bar e ristoranti e, di conseguenza, sia diventata una delle principali battaglie della Fipe-Confcommercio, Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi, che il 23 settembre ha organizzato un webinar destinato ai propri iscritti su questo tema, mettendo in fila dati, ordinanze dei tribunali e proposte.

«È evidente che le condizioni economiche che c’erano nel momento in cui sono stati stipulati i contratti, sono venute meno - spiega il direttore generale di Fipe-Confcommercio, Roberto Calugi - per questo servono incentivi fiscali per i proprietari di immobili disposti a ridurre temporaneamente i canoni delle locazioni commerciali. Non solo. È essenziale bloccare l’esecuzione degli sfratti fino a fine 2021 e allo stesso tempo dichiarare improcedibili le intimazioni di sfratto per chi, pur non essendo ancora in regola con i pagamenti, ha provveduto almeno parzialmente a saldare le rate arretrate. Queste richieste le abbiamo inserite tra gli emendamenti al Dl Agosto e sono certo che governo e parlamento faranno di tutto per venirci incontro».

Anche perché in questo momento la situazione è paradossale. «Il mercato delle locazioni commerciali - sottolinea Luciano Sbraga, direttore del Centro studi - sta conoscendo una flessione senza precedenti: chi stipula oggi un nuovo contratto, beneficia di canoni più bassi fino al 15% rispetto a un anno fa e questo vantaggio se lo porta dietro per tutta la durata del contratto che solitamente è di 6+6 anni. Chi invece ne ha già uno in vigore, deve misurarsi con la disponibilità del proprietario a rinegoziare. In questo modo si creano imprese di serie A e di serie B, con evidenti squilibri di mercato. Da marzo a giugno ristoranti e bar hanno perso in un sol colpo il 67% dei loro fatturati, come è possibile che possano continuare a pagare lo stesso affitto di prima?».  

In soccorso dei ristoratori, su questa partita, è arrivata poi la magistratura. Il 27 agosto, infatti, il Tribunale di Roma, in merito a un contenzioso tra locatario e proprietario, ha emesso un’ordinanza che impone a quest’ultimo di ridurre il canone d’affitto del 40% per i mesi di marzo e aprile, in pieno lockdown, e del 20% per i mesi successivi, fino a marzo 2021. Una pronuncia motivata sulla base della sopravvenuta impossibilità del ristoratore di svolgere appieno la propria attività. Sulla stessa scia si è inserita anche Firenze scontando del 30% i canoni.

I ragionamenti ad ora sono stati fatti pensando prettamente all’ipotesi che il locatore sia un privato. Ma se il proprietario dei muri è, al contrario, un ente pubblico come lo Stato, la Regione? Per chi affitta questi spazi per svolgere un servizio pubblico (pensiamo ai punti di ristoro nei musei invece che negli ospedali) la situazione è drammatica. E ad ogni richiesta di rivedere i canoni oggetto di convenzioni, la risposta burocratica dei funzionari è «no sarebbe un danno erariale». Secondo l’assurda logica - spiegata in questo articolo in maniera più approfondita - secondo cui tutto ciò che è pubblico deve godere di tutele totali, ci sono centinaia di aziende con migliaia di dipendenti, che sono oggi in crisi e rischiano la chiusura perché lo Stato pretende il pagamento dell’affitto, pur in presenza oggi di un crollo totale dei visitatori dopo i mesi di chiusura forzata di lockdown.

© Riproduzione riservata

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Alberto Lupini


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