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Recovery, all'Italia 191,5 miliardi. Turismo e ristoranti aspettano fondi e idee per il rilancio

Il ministro all'Economia, Daniele Franco, ha riferito a Camera e Senato circa lo strumento europeo che dovrebbe garantire ai Paesi di sopravvivere alla pandemia. Fondi entro fine estate. Il tema riguarda il mondo dell'accoglienza che attende di capire in quali progetti verrà coinvolta tra digitalizzazione e green economy

08 marzo 2021 | 16:44

Recovery, all'Italia 191,5 miliardi. Turismo e ristoranti aspettano fondi e idee per il rilancio

Il ministro all'Economia, Daniele Franco, ha riferito a Camera e Senato circa lo strumento europeo che dovrebbe garantire ai Paesi di sopravvivere alla pandemia. Fondi entro fine estate. Il tema riguarda il mondo dell'accoglienza che attende di capire in quali progetti verrà coinvolta tra digitalizzazione e green economy

08 marzo 2021 | 16:44

Il Recovery Fund per l’Italia «prevede fondi a disposizione del nostro Paese per circa 196 miliardi a prezzi correnti, 69 sotto forma trasferimenti, 127 sotto forma prestiti». Tuttavia gli ultimi dati, e il regolamento europeo che prende a riferimento il Pil del 2019, portano «a una stima dell’entità delle risorse per circa 191,5 miliardi, leggermente inferiore a quella indicata a gennaio». È stato questo uno dei passaggi cruciali del ministro dell’Economia, Daniele Franco, presentando il Recovery Plan e il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) in audizione davanti alle commissioni Bilancio, Finanze e Politiche Ue di Senato e Camera.

Un argomento che riguarda anche il turismo e la ristorazione che ambiscono (con diritto) ad inserirsi nelle varie pieghe di questo programma tra digitalizzazione, green economy, riqualificazione urbana. Ancora il Governo non si è espresso esplicitamente a favore dei due settori, ma le associazioni ci stanno lavorando per farsi sentire.

Turismo e ristorazione aspettano il Recovery - Recovery, all'Italia 191,5 miliardi Turismo e ristoranti aspettano fondi

Turismo e ristorazione aspettano il Recovery

Fondi entro l'estate
Franco ha dato anche alcune indicazioni sulle tempistiche: «Le risorse europee saranno disponibili alla fine dell’estate» con i pre-finanziamenti al 13%. «Per il nostro paese - ha detto - il piano è una occasione molto importante, rende possibile affrontare in modo coordinato e con rilevanti mezzi alcuni problemi strutturali. Next generation Eu è un passaggio storico nel processo di integrazione europea e un passo avanti significativo nella costruzione di un bilancio comune. Il 90% dei fondi saranno distribuiti attraverso questo dispositivo, per accedere alle risorse ciascun Paese deve definire piani coerenti di investimento su sei ambiti, che sono tutte priorità anche per il nostro Paese».

Il piano sarà definito attraverso l’attuazione di una serie di progetti che saranno presentati alla Commissione Ue entro il 30 aprile. Alla Commissione spetterà poi, nelle successive 8 settimane, la valutazione del Piano nazionale. «Per noi - ha detto Franco - è un’occasione molto importante per affrontare i problemi strutturali» del Paese, visto che «abbiamo un problema strutturale di crescita».

Due mesi per presentare i progetti
La marcia di avvicinamento verso l’articolazione e l’approvazione dei due piani deve proseguire spedita: troppi gli inghippi governativi (lungaggini tutte italiane e crisi di Governo) e troppo rapida la corsa del virus con annessi problemi economici che stanno colpendo le attività. «Dobbiamo definire un piano metodologicamente unitario e coerente con gli obiettivi - ha aggiunto il Ministro  - per questo motivo la definizione del piano non può subire battute d’arresto». Il Recovery Plan «rappresenta certamente una priorità per il Governo, per il Paese e ovviamente per il Mef. E questo primo incontro con le Camere spero che sia l’inizio di un dialogo durevole e intenso perché abbiamo davanti a noi un percorso molto rapido e intenso e su questo dobbiamo interagire strettamente».

Alcuni ritocchi rispetto al progetto iniziale
Sorride chi aveva storto il naso di fronte al progetto messo in campo dal Governo Conte-bis perché nel suo intervento alle Commissioni di Camera e Senato, il ministro Franco ha aperto ad alcune modifiche sostanziali del piano ideato proprio dal Governo Conte bis: «Alcune parti» del piano italiano per il Recovery fund presentato a gennaio vanno «rafforzate», e «occorre tarare i nostri progetti sulle risorse effettivamente disponibili». Inoltre «nelle prossime settimane dovremo riflettere sul rapporto fra progetti a legislazione vigente e nuovi progetti e vedere se la distribuzione fra i due canali di intervento debba restare quella indicata o debba essere soggetta a cambiamenti».

Il coordinamento al Mef
Dibattito acceso anche sulle strutture di gestione delle risorse e controllo del Piano. Franco ha toccato questo delicato argomento spiegando che «occorre una governance robusta e articolata nella fase di attuazione degli interventi» e «compiti e responsabilità» saranno suddivise su «due livelli di governance: stiamo considerando la costituzione di una struttura centrale di coordinamento presso il Mef (ministero dell’Economia, ndr.) a presidio e supervisione «dell’efficace attuazione del piano». La struttura sarà «affiancata da una unità di audit (controllo, ndr) indipendente».

«A livello di ciascun ministero - ha detto Franco - si considera la creazione di presidi di monitoraggio e controllo sulle misure di rispettiva competenza con il compito di interagire con i soggetti attuatori».

Daniele Franco - Recovery Fund un po' più povero All'Italia 191,5 miliardi dai fondi Ue
Daniele Franco

In agenda progetti ambiziosi, ma fattibili
I contenuti del piano nazionale di ripresa e resilienza devono essere «ambiziosi ma anche credibili e dettagliati», ha sottolineato il Ministro. E i progetti che saranno presentati attraverso il Recovery plan «possono contribuire ad accrescere il nostro potenziale di sviluppo e devono farlo muovendo lungo le direttrici strategiche indicate dalla Commissione, che sono la digitalizzazione, la transizione ecologica e l’inclusione sociale», ha aggiunto.

Il turismo attende fondi e progetti
In questo contesto si inserisce a pieno titolo il turismo 4.0 e la ristorazione che sono sicuramente due settori che possono generare nuova ricchezza, ma hanno assolutamente bisogno di rafforzare e valorizzare ristoranti e hotel, E questo obiettivo non può non essere ai primi posti dell'agenda di Mario Draghi. Parliamo di imprese che muovono circa un terzo dell’intero Pil nazionale e che in questo anno di pandemia hanno pagato costi altissimi nella quasi indifferenza delle istituzioni.

Fra gli investimenti necessari ci sono almeno due macro aree che devono essere previste nei progetti del Recovery Plan, con benefici per tutto il Sistema Italia:
  • la revisione delle aree urbane e delle licenze
  • la digitalizzazione di tutte le imprese, dai ristoranti ai musei
La questione urbanistica è ovviamente la più complessa, ma è indispensabile se non si vuole abbandonare al degrado e all’impoverimento una gran parte dei centri storici italiani. Fra trasporti saturi, inquinamento e scelta di molte aziende di delocalizzare gli uffici o di proseguire con lo smart working, molti esercizi pubblici chiuderanno. Ciò pone il duplice obiettivo di riqualificare i locali commerciali lasciati liberi (che non possono essere occupati da attività marginali di extracomunitari) e di accompagnare l’insediamento di nuovi bar o ristoranti là dove si creeranno nuove domande di chi ha necessità dei servizi del “fuori casa”. Il tutto con nuove norme all’ingresso e un controllo dei requisiti di professionalità per avere le licenze.

La digitalizzazione e i big data sono l’altro cardine che non può mancare nel Recovery Plan. Pensiamo solo al tema delle prenotazioni, dei pagamenti o della vendita e consegna dei prodotti (per lo più alimentari ed artigianali) che può essere fatta nei ristoranti, invece che negli alberghi o nei siti turistici. Per non parlare della gestione della delivery o della possibilità di offrire ospitalità durante la giornata anche a clienti che vogliono magari lavorare lontano dall’ufficio o da casa, invece che studiare o incontrare amici.

La banda larga e i relativi servizi di supporto in questa prospettiva sono strumenti preziosi per il mondo della ristorazione, per l’intrattenimento e per l’accoglienza, che devono allargare le loro attività per compensare un prevedibile calo di clienti “tradizionali” nel medio periodo.

Calugi: Quattro audizioni, aspettiamo risposte
«Abbiamo fatto quattro audizioni su questo tema - ha detto il direttore di Fipe-Confcommercio, Roberto Calugi - ma ancora non abbiamo avuto riscontro perchè il Governo è al lavoro e sta cercando di capire come distribuire le risorse. I pubblici esercizi noi pensiamo che potrebbero avere un ruolo chiave se la digitalizzazione entrasse a pieno regime in ognuna delle attività. Basti pensare al vantaggio che potrebbe avere l'intera filiera agroalimentare se i big data sui consumi specifici fossero raccolti e disponibili a tutti. E poi c'è la questione della rigenerazione urbana che dovrà essere la chiave per non lasciare che i centri storici restino deserti. Su inclusione e coesione abbiamo solo che da insegnare, mentre sull'energy saving riteniamo che un piano per rendere le cucine sempre più ecologiche e in grado di sfruttare energie rinnovabili sia doveroso e possa andare a beneficio di tutti.

Roberto Calugi - Recovery, all'Italia 191,5 miliardi Turismo e ristoranti aspettano fondi
Roberto Calugi

Focus su pubblica amministrazione e giustizia
«Un punto fortemente sottolineato dalla Commissione europea sono le riforme: due sono particolarmente importanti - ha detto ancora Franco - quella della Pa (Pubblica amministrazione, ndr), per la quale il Mef sta lavorando con il ministro Brunetta, e quella della giustizia. La terza area molto importante è la semplificazione normativa trasversale. I tempi sono molto molto serrati, quindi bisogna essere molto pragmatici». Franco ha ricordato che a queste risorse si sommano quelle dell’ordinaria programmazione comunitaria 2021-2026, quelli delle leggi di bilancio 2021 e 2022: «Serve una visione unitaria e scegliere via via gli strumenti finanziari più adatti agli obiettivi», ha osservato.

Infine, una speranza: «È un esercizio di apprendimento senza precedenti, se avrà successo consegnerà all’Italia un futuro più prospero, più giusto e più sostenibile, grazie alla semplificazione e alle riforme un contesto più favorevole alla crescita», ha detto il ministro dell’Economia.

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