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Sostegni: è tempo delle domande. Ecco i 5 errori da evitare

Per imprese e partite Iva da martedì si può presentare la richiesta per ricevere gli aiuti a fondo perduto. Dall'Iban errato a limiti i fatturato attenzione ai non commettere errori. Mini guida per i pubblici esercizi

29 marzo 2021 | 08:00

Sostegni: è tempo delle domande. Ecco i 5 errori da evitare

Per imprese e partite Iva da martedì si può presentare la richiesta per ricevere gli aiuti a fondo perduto. Dall'Iban errato a limiti i fatturato attenzione ai non commettere errori. Mini guida per i pubblici esercizi

29 marzo 2021 | 08:00

Ormai è questione di poche ore e gli 11 miliardi di euro di aiuti a fondo perduto previsti dal decreto Sostegni dovrebbero essere girati dall’Agenzia delle Entrate (più che mai delle Uscite, come ha detto Draghi) sui conti correnti (o messi come credito ‘imposta) di aziende e Partite Iva. Ma attenzione a compilare correttamente i moduli previsti ed evitare errori banali. Con più articoli abbiamo spiegato come avverrà l’operazione e più volte abbiamo indicato cosa bisogna fare e che modelli compilare, soprattutto per quanto riguarda i pubblici esercizi. Cliccando qui è possibile rivedere tutto ciò che è previsto dal decreto, mentre per i modelli della domanda si può vedere qui. Ora vogliamo dare alcuni avvertimenti per evitare di essere esclusi.

Ricordiamo che gli aiuti sono previsti per tutte le imprese, gli autonomi o gli agricoltori che nel 2019 avevano avuto ricavi o compensi fino a 10 milioni di euro e che l’anno scorso hanno avuto un caldo di almeno il 30%. Le domande vanno presentate a partire da martedì 30 marzo e ci sarà tempo per farlo fino a venerdì 28 maggio, e ciò per permettere a tutti di avere una contabilità in ordine con quanto previsto. Come dire: occorre fare attenzione prima di inviare la domanda ed evitare di essere poi esclusi dai riparti per errori magari banali.

Sostegni: è tempo delle domandeEcco i 5 errori da evitare

Sono in particolare 5 gli errori più banali a cui prestare attenzione:

1)      Il limite massimo dei ricavi (10 milioni di euro nel 2019)

2)      La Partita Iva in attività da prima del 2019, riparametrare se avviata dopo

3)      Inserire l’Iban corretto

4)      Calcolare il fatturato complessivo anche con più attività

5)      Eventuali correzioni possibili solo entro il 28 maggio

Il limite massimo dei ricavi (10 milioni di euro nel 2019): come recuperare i dati
Per ricevere gli aiuti a fondo perduto c’è il limite dei 10 milioni di euro di ricavi o compensi. Per evitare errori basta seguire con attenzione quanto previsto dal modello della dichiarazione dei redditi presentati nel 2020. Una persona fisica in contabilità ordinaria potrà ad esempio ottenere il dato corretto (e già noto al Fisco) nel rigo «RS11», mentre per quella in contabilità semplificata il rigo di riferimento è «RG2, colonna 2». Se la persona fisica è un professionista, i compensi sono nel quadro Re della dichiarazione Redditi e precisamente al rigo «RE2, colonna 2».

La Partita Iva in attività da prima del 2019, riparametrare se avviata dopo
Un altro errore può riguardare la durata dell’attività. Poiché ci si basa sul confronto con il 2019. La Partita Iva deve essere stata attiva da prima del 31 dicembre 2018. Come ricorda la stessa amministrazione finanziaria, per non commettere errori i contribuenti che hanno attivato la partita Iva tra il 1° gennaio 2019 e il 31 dicembre 2020 dovranno escludere dal calcolo del fatturato e dei corrispettivi le operazioni effettuate nel mese di attivazione della partita Iva.

Le operazioni “buone” per determinare il valore di riferimento sono quelle effettuate dal primo giorno successivo all’attivazione della partita Iva. In sostanz,a se l’apertura della partita Iva è di metà maggio 2019 il fatturato e i corrispettivi utili ai fini del fondo perduto saranno quelli riferiti ai mesi da giugno e dicembre 2019.

Inserire l’Iban corretto
Un altro comune errore, che ha fatto in passato scartare le domande per i ristori, è stata l’errata indicazione delle coordinate bancarie di accredito del bonus a fondo perduto. er più contribuenti.

Come ricorda l’agenzia delle Entrate l’errore da evitare è quello di indicare nella domanda un Iban riferito a un conto corrente non intestato al soggetto che richiede l’aiuto e indentificato con il codice fiscale. In sostanza codice fiscale e intestazione o cointestazione del conto corrente devono riferirsi allo stesso soggetto che accede al fondo perduto. Il suggerimento, per non vedersi bloccare la domanda, è quello di verificare anche con la banca o con l’ufficio postale l’esattezza dell’Iban indicato e la sua validità, ma soprattutto indicarlo correttamente.

Calcolare il fatturato complessivo anche con più attività
Un altro errore è quello di non considerare che ci possono essere diverse attività che fanno capo alla stessa partita Iva. Ciò significa che il limite dei 10 milioni di euro scatta sul totale, anche se qualcuno in buona fede può pensare che siano lavori diversi. È il caso di un ristorante che  nella stessa gestione ha anche un negozio alimentare, o di un agricoltore che ha un allevamento e un agriturismo (il valore di riferimento è il volume di affari indicato nella dichiarazione Iva 2020, campo VE50). Se poi non è tenuto alla dichiarazione Iva il valore utile da recuperare per il fondo perduto è l’ammontare complessivo del fatturato o dei corrispettivi del 2019.

Eventuali correzioni possibili solo entro il 28 maggio
Detto degli errori, ci può essere anche l’errore di sbagliare a correggere. L’Agenzia consente di porvi rimedio presentando una domanda al fondo perduto sostitutiva. Se si è sbagliato ad esempio con l’indicazione dell’Iban, piuttosto che con il codice fiscale, o si è riportato un dato errato magari per una mancata rilettura della domanda prima di schiacciare il tasto invio, il tempo a disposizione per una nuova istanza non è eterno e scade coi 60 giorni in cui la piattaforma di accesso è aperta. C’è dunque tempo improrogabilmente fino al 28 maggio 2021 per correggere gli errori. Tutto ciò, peraltro, sempre che non sia già arrivato il versamento sul conto corrente o il riconoscimento del credito d’imposta.

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