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Fipe, allarme sagre “fasulle” Così all’erario mancano 710 milioni

La Federazione italiana pubblici esercizi fa il punto sulle attività che offrono servizi di ristorazione senza i dovuti vincoli di legge: sagre, bar e ristoranti in agriturismi, circoli culturali e sportivo-ricreativi con un fatturato totale di oltre 5 miliardi di euro e una perdita di imposte dirette e contributi da 710 milioni

20 giugno 2017 | 16:43

Fipe, allarme sagre “fasulle” Così all’erario mancano 710 milioni

La Federazione italiana pubblici esercizi fa il punto sulle attività che offrono servizi di ristorazione senza i dovuti vincoli di legge: sagre, bar e ristoranti in agriturismi, circoli culturali e sportivo-ricreativi con un fatturato totale di oltre 5 miliardi di euro e una perdita di imposte dirette e contributi da 710 milioni

20 giugno 2017 | 16:43

A stagione estiva ufficialmente al via Fipe inaugura una "battaglia" a favore della legalità denunciando tutti i numeri dell'abusivismo commerciale: un fenomeno che vede il suo culmine nelle sagre "fasulle" che punteggiano le varie località turistiche e non durante la stagione estiva: ben 27.300 per un fatturato complessivo di 558.909.000 euro secondo i dati dell'Ufficio Studi della Federazione italiana pubblici esercizi.

Ma il quadro delle realtà che di fatto esercitano attività di ristorazione a tutti gli effetti senza sottostare ai dovuti vincoli di legge è molto più complesso e tocca i ristoranti in falsi agriturismi, circoli culturali e sportivo-ricreativi che secondo le più recenti stime fatturano nel complesso 5,2 miliardi di euro, una cifra che corrisponde a 1,8 miliardi di euro di Pil. Italia a Tavola non può che appoggiare questa decisione dato che conduce una sua “battaglia” proprio contro le sagre “incontrollate” ormai da diversi anni chiedendo più regole e applaudendo chi le regole le ha introdotte e continua ad introdurle.

Fipe, allarme sagre fasulle Così all’erario mancano 710 milioni

«Numeri davvero impressionanti - commenta Lino Enrico Stoppani, presidente di Fipe - che corrispondono ad una perdita di imposte dirette e contributi pari a 710 milioni di euro. Il proliferare incontrollato di queste attività e in particolare delle cosiddette finte sagre, che non promuovono prodotti tipici e non hanno legami con il territorio di riferimento, è un grave danno per l’erario e per tutti quei bar e ristoranti che operano nel pieno rispetto della legalità dando i propri servizi ogni giorno e non solo quando è più conveniente. Auspichiamo che almeno sul tema della regolamentazione e del contrasto dei finti circoli privati il D.Lgs. di riforma del terzo settore ora all'esame delle Camere possa dare un importante contributo di chiarezza».

«Parlando delle sagre non siamo contrari a queste manifestazioni - prosegue Stoppani - a patto che le istituzioni diano priorità a quegli eventi enogastronomici con una riconosciuta valenza di tradizione coinvolgendo anzitutto gli operatori del territorio, ad esempio con la possibilità di creare partnership con i ristoranti della zona per proporre menù tipici ad hoc. Un esempio virtuoso in questa direzione è sicuramente rappresentato dalla legge della Regione Lombardia per il commercio su aree pubbliche e sagre, che prevede l'invio ai Comuni di linee guida per riconoscere le sagre "autentiche" e che introduce un calendario annuale delle manifestazioni con multe per chi opererà senza esservi stato inserito. Un modello che auspichiamo di veder replicato presto altrove».

Entrando nel dettaglio dei dati Fipe, degli oltre 5,2 miliardi di euro fatturati da attività di ristorazione "non riconosciute", 1,7 miliardi di euro vengono generati dai "ristoranti in agriturismo", 1,6 dai bar e ristoranti presenti nei circoli culturali, 1,3 da quelli presenti nei circoli sportivi e ricreativi, 558.968.000 infine dalle sagre.

In linea generale i numeri legati alle sagre sono particolarmente cospicui: 42mila le sagre sul territorio italiano, corrispondenti a 5,2 per comune; 7,3 le giornate in media per sagra per un totale di 306mila giornate complessive. Il 45,2% degli appuntamenti ha una durata da 5 a 10 giorni, mentre il 37,2% delle sagre non oltrepassa i 5 giorni contro un 17,6% che si prolunga oltre i 10 giorni. Per quanto riguarda la ripartizione mensile, naturalmente la maggior parte delle sagre si concentra nei mesi estivi: il 34,0% ad agosto, il 25,6% a luglio e il 17,4% a giugno, con minori percentuali a maggio (6,5%), settembre (9,5%) e ottobre (2,7%).

Rilevanti i numeri delle sagre "fasulle", 27.300, corrispondenti a 3,4 manifestazioni per comune. Queste manifestazioni durano in media 7,3 giorni per un totale di 198.900 giornate complessive, e fatturano al giorno 2.810 euro. Ognuna di queste finte sagre fattura 20.473 euro per un totale di 558.909.000 di euro. Secondo le ultime stime di Fipe le associazioni "ricreative" in Italia sono 211.137 (3,6 per mille abitanti). Tra queste figurano 153.439 che non sono riconosciute, a loro volta suddivise in attività culturali e artistiche (41.467 non riconosciute su un totale di 58.243), attività sportive (75.690 non riconosciute su un totale di 99.500), attività ricreative e di socializzazione (36.282 non riconosciute su un totale di 53.394).

La somministrazione non convenzionale riguarda in particolare, in difetto: circa 11mila circoli sportivi tra palestre, spa, centri sportivi, piscine, la cui offerta si amplia con servizi di food & beverage e intrattenimento piuttosto strutturati, e che diventano punto di riferimento anche per l'organizzazione di feste private; circa 14mila circoli culturali e ricreativi, in cui viene sempre più a diffondersi l'attività di somministrazione e intrattenimento e che spesso costituisce la loro unica attività. Un dato particolarmente significativo riguarda i principali usi della tessera associativa: Fipe evidenzia che il 43,6% dei possessori se ne serve per incontrare amici bevendo qualcosa insieme, e il 13,5% per ascoltare musica e ballare.

Su questo tema Fipe ricorda le istruzioni operative con la specifica metodologia di controllo in materia di enti associativi e con le comunicazioni di servizio dirette ad evidenziare le molteplici attività potenzialmente a rischio in questi ambiti, tra i quali: la somministrazione di alimenti e bevande da parte di bar, birrerie, pub, ristoranti "mascherati" da associazioni culturali o soggetti affiliati ad associazioni di promozione sociale; l'intrattenimento da parte di discoteche e locali, svolto da circoli privati che in realtà sono aperti al pubblico; l'organizzazione di viaggi e soggiorni turistici da parte di fittizi circoli culturali.

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