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Cuochi, camerieri e barman. Il virus fa crollare l'occupazione

Cuochi, camerieri e barman. Il virus fa crollare l'occupazione
Cuochi, camerieri e barman. Il virus fa crollare l'occupazione
Primo Piano del 15 marzo 2021 | 18:41

Secondo Fipe-Confcommercio, il settore dei pubblici esercizi ha pagato un conto salatissimo in termini occupazionali: nel 2020 persi 243mila posti di lavoro. Tra i più colpiti i giovani (7 su 10 sono under 40) e gli stagionali. «Le nostre peggiori previsioni si sono avverate. Dopo 160 giorni di chiusura speriamo che questo sia l'ultimo sforzo»

L’anno orribile della pandemia e delle misure restrittive imposte ai pubblici esercizi presenta il conto. Ed è un conto salatissimo. Secondo l’ufficio studi di Fipe-Confcommercio, la Federazione italiana dei pubblici esercizi, bar, ristoranti, discoteche e imprese di catering e banqueting hanno perso 243mila occupati rispetto al 2019; quando sfioravano il milione.

Nel 2020 persi 243mila posti di lavoro Cuochi, camerieri e barman Il virus fa crollare l'occupazioneNel 2020 persi 243mila posti di lavoro

Fipe: 7 su 10 lavoratori persi hanno meno di 40 anni
L'analisi della Fipe parte dai dati Inps relativi ai livelli occupazionali del 2020 e sottolinea come a sparire siano stati principalmente cuochi, camerieri e barman. A questi si aggiungono anche poco meno di 20mila apprendisti che certificano come siano proprio i giovani a pagare il prezzo più alto di questa crisi: 7 su 10 di coloro che hanno perso il lavoro, infatti, hanno meno di 40 anni. In termini assoluti la contrazione maggiore ha interessato ristoranti (-25,2%) e bar (-26,2%) mentre in termini relativi il settore più penalizzato è quello delle discoteche con una flessione dell’occupazione dipendente di 3000 unità, pari al 57,4%.

Il blocco dei licenziamenti pesa sugli stagionali
Il blocco dei licenziamenti, che dovrebbe essere prorogato al 30 giugno (ma su cui si attende la pubblicazione ufficiale del decreto Sostegni ancora in fase di discussione all'interno del Governo), ha scaricato gli effetti della crisi economica innescata dalla pandemia sul lavoro a tempo determinato e stagionale: 166mila, il 54,9%, erano i lavoratori assunti con contratto a tempo determinato, mentre il 40,7% erano contratti stagionali. Non si trattava di “lavoretti” perché in 6 casi su 10 l’orario di lavoro era a tempo pieno.

A livello territoriale, a pagare il dazio più alto son state le regioni del Centro Italia: Toscana e Lazio in testa. Qui gli occupati sono scesi del -27,6%. A seguire, le regioni del Nord Ovest, dove il crollo si è fermato mediamente al -25,8%.

«Le nostre peggiori previsioni si sono avverate. Le imprese sono ormai allo stremo, senza più l’ossigeno necessario per respirare. Il mondo della ristorazione nel 2020 è dovuto stare chiuso forzatamente per 160 giorni, mentre ai locali da ballo e alle imprese di catering è andata persino peggio. Ogni volta che si intravedeva uno spiraglio di ripresa, ecco arrivare nuove chiusure. In questo modo si è smesso di investire sul futuro e infatti tra i più penalizzati ci sono stati i giovani e i giovanissimi. La speranza è che si possa invertire il trend una volta per tutte e che questo sia davvero l’ultimo sforzo. Ma occorre programmare la ripartenza sin da subito», ha scritto Fipe in una nota.

Occupati dipendenti nei pubblici eserci Cuochi, camerieri e barman Il virus fa crollare l'occupazioneOccupati dipendenti nei pubblici eserci

Le proposte di Fipe sul lavoro
Proprio la Fipe, ancora durante il Governo Conte 2, aveva posto il tema del lavoro al centro della propria interlocuzione con le istituzioni. Nell'incontro con l'allora ministro allo Sviluppo economico Stefano Patuanelli, infatti, la federazione aveva posto sul tavolo temi ben precisi: proroga del blocco dei licenziamenti, estensione della cassa integrazione e degli ammortizzatori sociali (con eventuali decontribuzioni per i datori di lavoro), un taglio al costo del lavoro e la possibilità di rinnovare i contratti a termine senza l'inserimento della causale. Temi presentati il 18 gennaio, ma ancora attualissimi.

I dati Istat: Italia sempre più lontana dall'Ue
Pochi giorni fa anche l'Istat aveva rivelato numeri preoccupanti sul fronte lavoro. Nel secondo trimestre 2020, l'emergenza Covid ha comportato in Italia un forte calo tendenziale del numero di occupati: 788mila in meno tra i 20-64enni rispetto al 2019. Il tasso di occupazione tra i 20 e i 64 anni è quindi sceso al 62%, in diminuzione di due punti percentuali, interrompendo il trend crescente dal 2015. L'impatto negativo è evidente rispetto alla media Ue, dove nel secondo trimestre 2020 il tasso di occupazione è al 71,7% (-1,5 punti rispetto al 2019). Il divario dell'Italia rispetto alla media Ue27 si è coisì ampliato raggiungendo 9,7 punti (9,2 nel secondo trimestre 2019). 

© Riproduzione riservata


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Alberto Lupini


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