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Ristoranti, i fatturati salgono ma poco. Sprofondano gli hotel

Fipe ha evidenziato che la ristorazione è cresciuta nel 2° trimestre 2021 rispetto al 1° trimestre e allo stesso periodo 2020, ma gli incassi ancora non bastano. Primo semestre 2021 degli alberghi a picco

01 settembre 2021 | 16:43

Ristoranti, i fatturati salgono ma poco. Sprofondano gli hotel

Fipe ha evidenziato che la ristorazione è cresciuta nel 2° trimestre 2021 rispetto al 1° trimestre e allo stesso periodo 2020, ma gli incassi ancora non bastano. Primo semestre 2021 degli alberghi a picco

01 settembre 2021 | 16:43

La ristorazione ha sicuramente respirato in questa estate 2021, lavorando con continuità e in un’atmosfera tutto sommato serena in ottica pandemia e conseguenti restrizioni. La ripartenza, così è stata definita da alcuni addetti ai lavori, era tuttavia iniziata tra la primavera e l’inizio dell’estate, ovvero nel secondo trimestre aprile-maggio-giugno. L’Ufficio studi di Fipe ha raccolto i dati del settore in questo periodo sottolineando che il fatturato è cresciuto del 64% rispetto al trimestre precedente e dell’82,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un risultato che si traduce in un incremento di 6 miliardi di euro. Per gli hotel invece è crisi nera: -8,3% di fatturati nel primo semestre 2021 rispetto a quello 2020 secondo quanto riportato dall'Istat. I due mesi cruciali, luglio e agosto sembra che siano andati meglio, ma continua a pesare il buco di un anno e mezzo di crisi nera. Solo un intervento del Governo può limitare i danni e salvare le imprese

Ripartenza lenta per ristorazione e turismo Ristoranti, i fatturati salgono ma poco. Per il turismo è profondo rosso

Ripartenza lenta per ristorazione e turismo

 

Confronti condizionati dalle chiusure

Confronti confortanti per la ristorazione che, tuttavia, vanno interpretati ed inquadrati in una somma di contesti eccezionali. I valori assoluti rilevati dalla Fipe non sono infatti sufficienti - per stessa ammissione della Federazione - a recuperare le pesanti perdite subite durante il II trimestre del 2020. Secondo l’Ufficio Studi di Fipe-Confcommercio, infatti, il fatturato di bar e ristoranti registrato la primavera scorsa resta inferiore del 34,4% a quello conseguito nel 2019.

Gioca e Parti

 

Confrontare il secondo trimestre 2021 con il primo dello stesso anno è quasi impietoso. Nel primo trimestre, infatti, i locali erano chiusi per decreto (ad eccezione di asporto e delivery) e solo dal 26 aprile hanno cominciato a riaprire con pieno regime (comunque regolamentato da alcune restrizioni anti-Covid) raggiunto solo a partire dal 1° giugno. Linea all’insù decisamente più significativa e convincente quella che mette a confronto il secondo semestre 2021 con quello 2020. L’anno scorso le riaperture scattarono dal 18 maggio, ma quella era un’Italia che usciva da un lockdown duro, severo, lungo.

 

Ai livelli 2019 forse nel 2022

Che dire del confronto con il 2019, anno d’oro? Scontare uno “schiaffo” del 34,4% è sicuramente pesante, ma era impensabile eguagliarlo, persino limitare i danni più di così. Perché le limitazioni hanno falcidiato i fatturati delle singole attività e perché molte attività, nel frattempo, hanno dovuto abbassare la saracinesca: circa 90mila quelle che hanno detto addio nel 2020.

 

 

Qualche proiezione che comprende già tutto il periodo estivo c’è e conferma il chiaroscuro dei dati. Nonostante la ripresa delle attività a pieno regime, i fatturati di bar e ristoranti sono ancora lontani dal periodo pre-crisi. L’estate 2021, con l’Italia in zona bianca e nonostante l’introduzione del vincolo del green pass, ha visto un incremento degli incassi per i pubblici esercizi pari a tre miliardi di euro rispetto a un anno fa per un totale di 20 miliardi di incassi, ma ancora non basta. Secondo l’Ufficio Studi di Fipe-Confcommercio, rispetto all’estate 2019, l’ultima prima del Covid, la ristorazione ha incassato circa 2 miliardi di euro in meno. Un dato sul quale pesa in particolare la troppo lenta ripresa dei flussi turistici internazionali che incide negativamente sulle performance delle città d’arte. Anche per questo è necessario stabilizzare la ripartenza, scongiurando in ogni modo nuove chiusure e misure restrittive ai danni delle imprese.

 

Si guarda avanti, l'obiettivo è continuare a lavorare anche in autunno-inverno

«Il rimbalzo registrato nel 2021 rispetto al 2020 - spiega l’Ufficio Studi - è certamente viziato dai 48 giorni di chiusura forzata che sono stati imposti alle imprese del settore durante il secondo trimestre 2020. Ma questo rimbalzo avrebbe potuto essere più significativo se, durante la primavera scorsa, bar e ristoranti non avessero dovuto fare i conti con gli effetti negativi determinati dai cambi di colore delle Regioni e le conseguenti misure restrittive. I dati dimostrano che la strada da recuperare è ancora lunga e dunque bisogna auspicare che la stagione di misure che penalizzano le imprese sia alle spalle».

«I numeri parlano di una piccola ripresa - prosegue l’Ufficio studi - ma l’elemento cruciale ora è che anche per i prossimi mesi si possa continuare a lavorare senza chiusure o il timore che vengano predisposte. Non sarà comunque facile, perché il clima sarà più rigido e chi non disporrà di un dehor invernale perderà una fetta di clientela, quella sprovvista di green pass. Per tornare ai dati del 2019 bisognerà aspettare la fine del 2022 probabilmente, ci aspettiamo un incremento di 10 miliardi di euro entro la fine del 2021 e poi bisognerà capire la pandemia come si svilupperà. In caso di situazione positiva tornerà fiducia anche tra le imprese e quindi si registra un ritorno alle nuove aperture; oggi purtroppo il saldo aperture/chiusure è ampiamente negativo per ovvi motivi di incertezza e sfiducia».

 

Turismo: la crisi non si è placata

I mesi clou del turismo, luglio e agosto, sono andati bene con stime per settembre che danno coraggio. Ma fino a giugno la situazione è stata disastrosa. I risultati dell’indagine Istat sul fatturato dei servizi confermano che il cammino da percorrere per riportare in equilibrio i conti delle imprese turistico ricettive italiane è ancora lungo. L’Istituto nazionale di statistica ha rilevato - nel corso del primo semestre 2021 - un calo del fatturato dei servizi ricettivi dell’8,3% rispetto al primo semestre del 2020, che a sua volta aveva perso il 65,1% rispetto al primo semestre 2019.

Il dato è in linea con l’andamento delle presenze turistiche rilevato dall’osservatorio Federalberghi, che nel corso del medesimo periodo ha subito un calo del 67,3%, con la perdita di oltre 115 milioni di pernottamenti rispetto al 2019. Considerando che in un anno normale le presenze turistiche registrate da gennaio a giugno valgono circa il 40% del movimento complessivo, significa che è andato in fumo oltre il 25% del fatturato annuo. L’andamento positivo registrato a luglio e ad agosto da alcune componenti del mercato aiuta a guardare con fiducia al futuro, ma sarebbe un grave errore pensare che tutti i problemi sono risolti.

A soffrire di più sono le aziende e i territori che lavorano in prevalenza con i turisti stranieri e il turismo d’affari. Non mancano i segnali di incoraggiamento, come la ripartenza delle grandi fiere, con Cibus e il Salone del mobile che proprio in questi giorni inaugurano la stagione, e l’ordinanza del 28 agosto che riapre le porte in sicurezza ai turisti vaccinati provenienti dal Regno Unito e dagli altri Stati appartenenti al gruppo D. Ma, per poter agganciare una vera ripartenza, occorre continuare a supportare le imprese, con interventi volti a attenuare l’impatto dei costi di gestione degli immobili (in primis affitti, Imu, Tari, utenze) e attivando presto le risorse già stanziate per la riqualificazione delle strutture ricettive.

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