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Caro bollette, il fantasma del Natale a 100 giorni dalle Festività

Oggi è giovedì 15 settembre e mancano 100 giorni al Natale, ma già sembrano addensarsi nuvoloni scuri fatti di preoccupazione e rabbia. Come superare questo momento? Con la competenza

di Vincenzo D’Antonio
 
15 settembre 2022 | 05:00

Caro bollette, il fantasma del Natale a 100 giorni dalle Festività

Oggi è giovedì 15 settembre e mancano 100 giorni al Natale, ma già sembrano addensarsi nuvoloni scuri fatti di preoccupazione e rabbia. Come superare questo momento? Con la competenza

di Vincenzo D’Antonio
15 settembre 2022 | 05:00
 

Oggi, giovedì 15 settembre è proprio una giornata particolare. Sì, difatti tra 100 giorni è Natale!

Oggi il sole è sorto alle 6:41 e tramonta alle 19:14, avendo ancora l’ora legale che andrà via a fine ottobre. E vi è un bel tepore tipico di metà settembre, con l’estate che cede all’autunno tra appena una settimana. Siamo a circa 24°C. Spenti i condizionatori, ben lontani dall’essere accesi i termosifoni!

Tra cento giorni, ma forse lo si è già detto, sarà Natale, che quest’anno cade di domenica.

Il sole sorgerà alle 7:25 e tramonterà alle 16:38. Il dì durerà appena 9 ore e 13 minuti, ben 200 minuti meno di oggi! E la temperatura attesa è di 10°C, ben 14 gradi in meno di oggi.

E va bene, pazienza, vorrà dire che terremo i termosifoni accesi quasi tutto il giorno, impostiamo il termostato al 23°C e staremo bene così.

E invece no! Uno spettro si aggira per l’Europa, ma è ben lontano dall’essere lo spettro evocato nell’anno 1848.

Caro bollette, il fantasma del Natale a 100 giorni dalle Festività

Austerità che genera frugalità

Lo spettro che si aggira adesso, talvolta cinicamente sornione ma sempre micidiale sia quando giochicchia a fingere di essere solo una piccola componente di scena, sia quando si palesa nella sua crucialità di sovvertitore di scenario, esso rendendo di problematica interpretazione soprattutto per i pigri, per coloro i quali anelerebbero allo status quo, quale esso sia.

Lo definiremmo, e l’azzardo ci sia consentito, lo spettro dell’austerità, lo spettro dell’adeguamento, piaccia o meno, ad una società che deve ineluttabilmente evolvere verso energie provenienti da fonti rinnovabili (green economy) con adempimenti veri e non di facciata, alle nuove regole che si imporranno come nuovi canoni del vivere quotidiano.

Un’austerità, insomma, che genera la nuova frugalità.

Frugalità alla quale, in un crescendo soprattutto dagli anni ’80 dello scorso secolo fino all’anno pandemico 2020, non siamo mai stati abituati per essendo stata, la frugalità, il fattor comune della vita dei nostri nonni.

Cosa ci vuole, con il Natale che incombe, a ché l’economia non collassi, a ché il nostro vivere quotidiano non sia permeato da nervosismo, rabbia, tristezza, scarsa propensione alla tolleranza con il prossimo?

Alla fin fine, ci vuole competenza.

Ma quale competenza?

Per vivere in lietezza, come è sia nostro diritto che nostro dovere (!), il Natale che arriverà tra cento giorni, ci vuole competenza, innanzitutto. Ma quale competenza? La competenza che nell’assumere per vere e certe by default le dotazioni delle hard skills, pone risalto doveroso alla dotazione delle soft skills.

Le hard skills, ribadiamolo, sono ovviamente dotazioni acquisite by default. Ci chiederemmo mai se il cuoco sa fare il cuoco? Se il cameriere sa fare il cameriere, se l’addetto alla plonge sa lavare le stoviglie, se alla reception dell’albergo sanno disbrigare check-in e check-out? E via di seguito.

A mancare, in gran parte dei casi, sono le cosiddette soft skills. Delicate per definizione. E perché mai le soft skills sarebbero più delicate delle hard skills? La risposta è disarmante nella sua semplicità: le hard skills si imparano, posto che si vada nei luoghi idonei dove le hard skills si insegnano, pensiamo agli istituti alberghieri, alle accademie di cucina, al training on the field, ovvero stage e tirocini nelle cucine e nelle sale. Le soft skills né si imparano e né si insegnano. Esse sorgono quali preziosi frutti di una crescita personale che intanto può avvenire se, in condizione di prerequisito, c’è la predisposizione ad avere la mente aperta (open mind) e se il nuovo, pur con suoi ostacoli palesi e nascosti, non fa mai paura più di tanto, anzi addirittura intriga e gli si va incontro serenamente.

Il prezzo del gas alle stelle

Il prezzo del gas sul mercato libero di Amsterdam è poco sotto i 200 euro al Mwh (megawatt ora).  

È poco oppure è tanto? Ma è tanto, ma tanto tanto!

Il prezzo del gas in Europa negli ultimi sette anni ha oscillato mediamente fra i 20 euro e i 30 euro al Mwh, 20 quando era a buon mercato e 30 quando costava tantissimo. Oggi abbiamo una situazione in cui questi numeri sono moltiplicati per dieci. Non si può andare avanti così!  E cosa ne sarà della ristorazione a dicembre, quando cominciano ad affollarsi i ristoranti dopo il periodo non proprio felice di novembre? Quando si fanno le cene aziendali, le tavolate con gli amici e quando poi si fanno i cenoni, sia quello della Vigilia di Natale sia quello, iconico, importantissimo, sontuoso, dalle innumerevoli portate, della notte di San Silvestro, quando si festeggia con champagne, cotechino e lenticchie, ricchi premi e cotillons, l’arrivo del Nuovo Anno?!

Non si può andare avanti così. Purtroppo, è vero.

Esporre le bollette dell’elettricità e del gas in vetrina è iniziativa decisamente ingenua quanto inutile.

Inflazione, costi dell’energia e probabili razionamenti nell’erogazione dell’elettricità e del gas sono da mettere in conto.  Si preannunciano difficoltà per l’intero comparto horeca e pertanto conseguenze sul lavoro e quindi sui redditi. I consumi, a cominciare dall’energia, andranno significativamente ridotti. Questo non significa solo prepararci ad un Natale più freddo ma anche più sobrio, più concentrato sulle emozioni profonde che la festività evoca.

E allora si deve andare avanti in un modo diverso. Esiste questo modo? È stato individuato, ne è stata emanata procedura di attuazione, è stato reso noto, è stato condiviso?  No, no e no. Nulla di tutto ciò perché questo “modo nuovo” di affrontare il Natale che arriva tra cento giorni, non lo si scopre e non lo si affronta con le hard skills, bensì con le soft skills. E le soft skills, suvvia diciamocelo apertamente, sono come il coraggio manzoniano, o ce l’hai o non ce l’hai!

Che si fa, si ingaggia battaglia, si fa la guerra all’austerità e diviene nostro nemico la nuova frugalità?

Ma quale speranza avremmo di uscire vincenti da tale impari tenzone? Troppo più grande, potente e ben equipaggiato il nemico!!! Partiamo sconfitti, è certo.

Facciamo un’altra cosa, invece. Andiamo a scrutare nel nostro piccolo ma prezioso arsenale e scopriamo di quali armi possiamo disporre onde, attenzione, non combattere il nemico, bensì avercelo come alleato.

L’arsenale si trova, giusto per non perdere tempo nel cercarlo in luoghi improbabili, tra il Cervello ed il Cuore, da entrambi attingendo arnesi che sapientemente messi in opera diventano strumenti da combattimento.

 

 

Neofilia, umiltà, esperienza

L’arma della neofilia, posta a combattere la scelleratezza della neofobia.

In breve, la soft skill dell’amore verso il nuovo contrapposto alla paura verso il nuovo. Una frase di Einstein: “La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre”. Einstein, non proprio il primo che passa!

L’arma dell’umiltà, posta a combattere la patologia della superbia.

Presumere di conoscere il proprio settore ben più e ben meglio di qualsiasi altro, per il solo fatto di essere a capo della propria piccola realtà. Confondere quindi, il particolare della propria minuscola realtà con il generale dell’intero settore. Sovente ciò si evidenzia nell’espressione...  e tu vorresti insegnare a me cosa devo fare?  Io sto in questo settore da tot decenni, ma sai quanta esperienza ho io?!?!

E da qui, l’arma dell’esperienza, posta a combattere aspetti di dilettantismo e di approssimazione.

Certo, l’esperienza è un’arma allorquando viene adoperata come trampolino per saltare verso nuovi lidi. L’esperienza diviene arma letale che ci si punta contro e con la quale quindi inconsapevolmente ci si suicida, quando la adoperiamo come gabbia e non come trampolino.

Noi e l'avvocato dell'angelo 

L’arma del noi, posta a combattere l’arma dell’io.

Oggi, va avanti ed è vincente chi sa cantare in coro. Sapere e volere porre in relazione utile, vantaggiosa per tutti e quindi armonica, gli stakeholders: clienti, collaboratori, fornitori, organi ispettivi, banca, concorrenti.

L’arma dell’avvocato dell’angelo da contrapporre all’arma dell’avvocato del diavolo.

Facciamo caso, non è osservazione di poco conto, che tra le frasi acquisite e adoperate, abbiamo “avvocato del diavolo”. Alcuni esempi: “scusami, faccio l’avvocato del diavolo”; “non per fare l’avvocato del diavolo” e così via.

Non capita mai di ascoltare la frase in cui ci sia l’avvocato dell’angelo.

In altre parole, quanta confidenza abbiamo con un comportamento volto a smontare e demolire idee altrui. In pochi secondi, andando di pancia, smorziamo l’entusiasmo di chi ci porta un’idea e siamo lesti ad individuare in essa i punti deboli che elenchiamo assumendo appunto, il ruolo dell’avvocato del diavolo. Mai che a quell’idea ci si accosti pensando che di sicuro del buono ci sta e che da una sua attuazione magari qualche beneficio si ricava. Poi tutto è migliorabile e si concorre fattivamente a questo miglioramento ponendosi, appunto, nel ruolo di avvocato dell’angelo.

Queste cinque soft skills, a farne memoria, aprendo la mano un dito alla volta, ogni dito una soft skill, rendono poi naturale il gesto della mano che stringe, avendoli riconosciuti e considerandoli alleati e non nemici, le mani della signora Austerità e della signora Nuova Frugalità. Non sono due fatine dai capelli turchini, però non sono neanche due streghe.

Non è che proprio ce le siamo andate a scegliere, non è neanche vero che ci stanno particolarmente simpatiche. E però, ci sono. Alla fin fine è nostra responsabilità collettiva se sono baldanzosamente giunte a noi. È molto più smart conviverci senza cadere in depressione che non velleitariamente combatterle. Magari da queste due signore traiamo anche qualche lezione che potrà servirci in futuro.

Che Natale sarà? 

Tra cento giorni è Natale.

Qualche luce superflua la spegneremo, che la bolletta elettrica non scherza. Il lume di candela non ci è mai dispiaciuto.

Qualche accorgimento atto a consumare meno gas senza privarci di piacevolezze organolettiche lo troveremo. Eh, eravamo disposti, magari lo siamo ancora, a pagare cifre considerevoli per gli antipasti crudi!!!

Qualche grado in meno di temperatura, con una riduzione dei tempi di funzionamento dei termosifoni, ci starà pure bene. Quei maglioni dimenticati negli armadi torneremo ad indossarli e magari anche la “maglia di lana”. Toraci palestrati e décolleté da urlo rimandando alle calde gioie della prossima estate.

Due ondate (pandemia e crisi energetica) condite da una forte ripresa inflazionistica provocano un brusco risveglio post “ricreazione estiva” al nostro Paese. Si tratta di fare i conti con il cambio di fase del quale siamo ormai diventati, ci piaccia o meno, protagonisti. La cosiddetta normalità non esiste più.

Ancora Albert Einstein: “C’è una forza motrice più forte del vapore, dell’elettricità e dell’energia atomica: la volontà”.

Suvvia, tra cento giorni è Natale. Ed è un Natale che non possiamo permetterci di sprecare. Assolutamente no. Pensiamoci, è il primo Natale della rimanente parte della nostra vita. E come mai potremmo pensare di non viverlo, nonostante tutto, serenamente!??

Buon Natale.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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