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Enoturismo: la sola visita in cantina non basta più: le nuove strategie del turismo esperienziale

L’enoturista si aspetta di più, come accade da anni in Francia e Spagna. Il trend è in crescita: prima del Covid, la richiesta di turismo esperienziale era attorno al 40% della domanda globale

di Emanuele Bottiroli
27 marzo 2021 | 17:52

Enoturismo: la sola visita in cantina non basta più: le nuove strategie del turismo esperienziale

L’enoturista si aspetta di più, come accade da anni in Francia e Spagna. Il trend è in crescita: prima del Covid, la richiesta di turismo esperienziale era attorno al 40% della domanda globale

di Emanuele Bottiroli
27 marzo 2021 | 17:52

Enoturismo 2021/2022: non arrendersi e guardare avanti. In questi giorni sul web fa parlare il nuovo approccio per il quale sta optando Sylvie Scala, consulente di marketing turistico: dallo storytelling allo storyliving.

Il turismo, infatti, è in questa fase un settore molto complesso da decifrare: bisogna capire da dove ripartire, riscrivere i meridiani e i paralleli della proposta, fare leva su spazi aperti, incontaminati, sulle passioni che stimolano a d esplorare.

L’enoturismo deve diventare sempre più turismo esperienziale La sola visita in cantina non basta Strategie del turismo esperienziale

L’enoturismo deve diventare sempre più turismo esperienziale


In Italia siamo indietro
Sylvie Scala, giovane professionista di Volpago, già autrice del progetto “Visitmontello” che ha interessato un panel di strutture ricettive, ristoratori e produttori locali, spiega: «Il turista ha bisogno di cose diverse da quelle degli anni Settanta. In Italia siamo indietro di almeno 15 anni, rispetto ad altri paesi. Siamo scesi al quinto posto nella classifica mondiale delle mete di attrazione turistica. Il turismo esperienziale non è una moda, ma il frutto di una evoluzione economica, culturale e sociale».

Scala, superato un master regionale, è entrata a far parte di Artes Incoming Tour Operator, realtà d’avanguardia di questa tendenza. Lei oggi è progettista, consulente, formatore e operatore di turismo esperienziale. Il team ha formato oltre cinquecento professionisti e progettato altrettante “storie di viaggio”, tutte novità assolute.

Il futuro è il turismo esperienziale
Oggi è tra le prime in Italia a proporre dei pacchetti turistici esperienziali, pensati ad hoc per strutture ricettive e aziende che voglio intrattenere i propri clienti, mentre da libera professionista consulente si occupa del marketing e della promozione delle imprese. Si avvale della sua professionalità anche Joynplace, primo club di prodotto di incoming esperienziale in Italia.

Nuove strategie per l’enoturismo
Di questa nuova frontiera del turismo “evoluto” si parla molto anche in Veneto, sebbene la qualità professionale degli operatori e dei prodotti proposti non sia ancora sviluppata al meglio.

In molti casi c’è chi, senza essere accreditato, improvvisa pacchetti turistici il più delle volte scadenti, sottolinea Scala che, per preparare il terreno, in vista della ripresa dei viaggi nel dopo pandemia, ha elaborato nuove strategie per l’enoturismo (punto di forza delle colline viticole trevigiane), tramite la sua collaborazione con Artes incoming tour operator.

Che cosa è lo storyliving
«Si tratta di far incontrare turisti e residenti, raccontare loro le storie reali del territorio, far provare i mestieri artigiani e dei campi, ma anche le emozioni che un territorio emana – sintetizza – Però serve seguire delle regole. La prima è legare l’attività a qualcosa avvenuto solo in un determinato luogo, intrecciandola alle passioni e interessi dei propri ospiti. La seconda è la novità dello storyliving: il turista diventa protagonista di una storia che vive assieme ai residenti del posto, che condividono eventi, personaggi ed emozioni del territorio, in un sottile gioco di ruolo con l’obiettivo di compiere una sorta di impresa».

Non basta più solo la visita in cantina
L’enoturista si aspetta oggi molto di più di visita vigneto, visita cantina e degustazione, come peraltro accade da anni in Francia e Spagna. Il trend c’è ed è in crescita: prima del Covid, la richiesta di turismo esperienziale si aggirava attorno al 40% della domanda globale.

Serve formazione
Perciò, la consulente di Volpago, docente certificata a livello nazionale, ha organizzato appositi percorsi di formazione.
«L’obiettivo è formare persone in grado di proporre un prodotto turistico unico, irripetibile e memorabile – spiega Scala –. Serve saper gestire la relazione in maniera innovativa, conducendo esperienze ad alto impatto emozionale, dove il turista è il protagonista sul palcoscenico del territorio e impara a fare qualcosa percorrendo sentieri meno battuti. Il turismo esperienziale è un turismo lento e ha bisogno di tempo per la relazione, rapporti amicali, profondi, di reciprocità, di scambio».

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