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Davvero si può fermare Amazon? L’ultima crociata pro negozianti

La petizione francese, i soliti slogan di Salvini, l'appello dei sindaci nei piccoli centri: a Natale comprate i regali dai commercianti italiani e non online. Ma la vera sfida è adeguarsi alla tecnologia più che impedirla. E garantire un mercato concorrenziale invece di gridare al boicottaggio.

di Marcello Pirovano
20 novembre 2020 | 08:30
Davvero si può fermare Amazon? 
L’ultima crociata pro negozianti
Davvero si può fermare Amazon? 
L’ultima crociata pro negozianti

Davvero si può fermare Amazon? L’ultima crociata pro negozianti

La petizione francese, i soliti slogan di Salvini, l'appello dei sindaci nei piccoli centri: a Natale comprate i regali dai commercianti italiani e non online. Ma la vera sfida è adeguarsi alla tecnologia più che impedirla. E garantire un mercato concorrenziale invece di gridare al boicottaggio.

di Marcello Pirovano
20 novembre 2020 | 08:30

Prima gli (esercenti) italiani. Non dev’essere sembrato vero a Matteo Salvini: poter cavalcare facilmente, tanto per cambiare, gli umori dei cittadini su un tema così delicato, cioè quello della sopravvivenza dei piccoli negozianti alle prese con la crisi coronavirus e la concorrenza spietata dell’online.

Per gli acquisti di Natale si fa largo una petizione anti-Amazon - Davvero si può fermare Amazon?L’ultima crociata pro negozianti
Per gli acquisti di Natale si fa largo una petizione anti-Amazon


Il leader della Lega ha lisciato il pelo alla “pancia” del Paese lanciando il suo "sondaggino" su Twitter, con una domanda che chiaramente conteneva già la risposta: «Natale senza Amazon, favorendo gli acquisti nei negozi, che cosa ne pensate?». Ha vinto il sì, manco a dirlo, anche se non con un plebiscito: 65% contro 35%, per quello che possa valere un quesito buttato lì sulle pagine social di un politico e senza alcuna rilevanza né affidabilità statistica.

Le abitudini degli italiani sempre più cambiate
Ma sbaglia chi pensa che il problema sia derubricabile al solito rigurgito populista. Innanzitutto anche il premier Giuseppe Conte, intervenendo all’assemblea 2020 di Fipe-Confcommercio, aveva toccato la questione delle abitudini degli italiani sempre più cambiate per colpa della pandemia. Parlava di smart working che va a penalizzare bar e ristoranti durante le pause pranzo (almeno quando ancora i locali erano aperti a mezzogiorno), ma anche di un «grande e massiccio ricorso» agli acquisti sul web.

Attenzione ai disequilibri economici e commerciali
«Come decisori politici dobbiamo stare attenti e lavorare con voi per cercare di mantenere in equilibrio il settore perché altrimenti l'effetto che avremo dopo il termine della pandemia è che ci ritroveremo comunque con disequilibri dal punto di vista economico, dal punto di vista commerciale, su cui sarà difficile intervenire se non ci predisponiamo a farlo per tempo», ha detto il presidente del Consiglio rivolgendosi alla Federazione dei pubblici esercenti.

Dalla stessa parte ovviamente Confesercenti, secondo cui «questa seconda ondata sta creando uno squilibrio di concorrenza gravissimo tra i negozi reali e il web: mentre i primi sono chiusi d'ufficio da governo e Regioni, il canale delle vendite online di fatto agisce e opera in condizioni di monopolio. Un problema serissimo per i negozi, soprattutto in vista del Natale».

Un boicottaggio partito dalla Francia
Il tentativo di boicottaggio in realtà non è partito da noi, ma dalla Francia, con la petizione #NatalesenzaAmazon. Una crociata politicamente trasversale, se è vero che hanno aderito anche esponenti di sinistra, come la sindaca socialista di Parigi Anne Hidalgo, oltre a ecologisti tipo l’ambientalista ed ex ministra dell’Ambiente Delphine Batho, personalità del mondo della cultura, Greenpeace Francia, associazioni come quella delle librerie.

A qualcosa comunque l'agitazione è servita, visto che il direttore generale di Amazon France, Fréderic Duval, ha annunciato di aver accettato la proposta del ministro dell'Economia, Bruno Le Maire, di rinviare di una settimana il Black friday per consentire al governo di anticipare di qualche giorno la riapertura dei negozi senza però rischiare gli assembramenti dell'attesa giornata dei saldi.

La grande distribuzione in Francia aveva anticipato il suo ok al rinvio da venerdì 27 novembre al 4 dicembre, a patto che lo facesse pure Amazon France. In questo modo la riapertura dei negozi potrebbe essere annunciata dal presidente Emmanuel Macron per il 27 novembre invece che il primo dicembre.

E da noi? Si mobilita... Bordighera
Dalle nostre parti, nel suo piccolo ci ha pensato il sindaco di Bordighera (Imperia) Vittorio Ingenito a lanciare un messaggio con la speranza di risollevare il commercio, in crisi sia per l'emergenza sanitaria sia per il dilagare dell’e-commerce: «Invito i cittadini ad acquistare i regali di Natale dai nostri negozianti, privilegiandoli rispetto al commercio online. Un bel gesto di solidarietà per affrontare questo difficile momento e nello stesso tempo un contributo concreto per il futuro della città e del suo tessuto economico».

Amazon tira dritto e si butta sui farmaci
Amazon però intanto non sembra preoccuparsi troppo delle polemiche, anzi: proprio nelle stesse ore ha lanciato persino la sua farmacia online, Amazon Pharmacy, preannunciando un altro grosso scossone per un’industria che vale miliardi di dollari. Non a caso la notizia ha affondato i titoli in Borsa dei colossi del settore farmaceutico che hanno paura di fare la stessa fine dei negozi tradizionali e dei grandi magazzini.

Più concorrenza e pluralismo distributivo
Sì può dunque davvero fermare la rivoluzione tecnologica, anche solo temporaneamente? Difficile. Quantomeno si potrebbero aiutare tutti i commercianti a sfruttare questa opportunità della vendita su internet, senza venirne schiacciati.

Infatti anche a detta di Confesercenti il problema non è banalmente impedire le vendite online, «ma rendersi conto della necessità non più differibile di garantire un mercato realmente concorrenziale, nel rispetto del pluralismo distributivo. A maggior ragione nella situazione attuale, che vede le imprese di vicinato chiuse per scelta amministrativa». Insomma niente boicottaggio, ma neanche monopolio. O finiranno per avere ragione quelli che fomentano la rabbia di chi è in crisi senza proporre soluzioni alternative credibili.

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