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Muretti a secco Patrimonio dell’umanità Un premio alla viticoltura della Valtellina

di Renato Andreolassi
 
29 novembre 2018 | 11:05

Muretti a secco Patrimonio dell’umanità Un premio alla viticoltura della Valtellina

di Renato Andreolassi
29 novembre 2018 | 11:05
 

Il riconoscimento dell’Unesco, che ieri ha iscritto i muretti a secco come Patrimonio dell'Umanità, premia anche l'eroica viticoltura di montagna della Valtellina dove esiste la più grande area terrazzata vitata d'Italia.

Il riconoscimento dell’Unesco, che ieri ha iscritto i muretti a secco come Patrimonio dell'Umanità, premia anche l'eroica viticoltura di montagna della Valtellina dove esiste la più grande area terrazzata vitata d'Italia.

Una vera e propria Arte con la “A” maiuscola, con secoli di storia sulle e alle spalle, che ha reso storicamente coltivabili in provincia di Sondrio, territori impervi e ostici come quelli valtellinesi dando vita a vini di alta qualità. Ricordiamoli i principali e grandi rossi: Inferno, Sassella, Sforzato, Valgella e Maroggia.

(Muretti a secco Patrimonio dell’umanità Un premio alla viticoltura della Valtellina)

Complessivamente, i silenziosi e infaticabili coltivatori e agricoltori di montagna hanno realizzato pietra su pietra, con fatica e sudore, 2.500 chilometri di muretti a secco. Un gioiello dell'Unesco che aiuta anche a sviluppare e a far crescere il turismo. Un esempio di tutela, salvaguardia e messa in sicurezza del territorio che ha pochi paragoni al mondo.

La candidatura all'Unesco è stata presentata dall'Italia in collaborazione con Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Slovenia, Spagna e Svizzera a dimostrazione che questa arte, è un'opera culturale internazionale di grande rilievo. Soddisfazione è stata espressa dagli amministratori locali, dalla presidente della Provincia di Sondrio, Cristina Scarpellini, e dall'assessore regionale alla Montagna, Massimo Sertori. «Adesso sta a noi - hanno sottolineato - sfruttare e sostenere questo grande patrimonio con azioni mirate alla sua tutela, al mantenimento e alla valorizzazione. Non un museo a cielo aperto, ma un bene da tenere vivo».

Con un lavoro umile, strappando centimetro dopo centimetro alla montagna sono stati costruiti i muretti e i terrazzamenti e messi a dimora vigneti in alta quota, ben oltre i mille metri. Il tutto con sacrifici che non hanno prezzo, un'opera di inestimabile valore grazie all'abnegazione di uomini e donne sparsi in piccoli e semi trascurati comuni. Il riconoscimento dell'Unesco va soprattutto a loro, geniali eroi - spesso dimenticati - del quotidiano vivere in montagna.

Per informazioni: www.unesco.it

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