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di Sergio Cotti
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L'Italia nascosta e l'enogastronomia
Le chiavi per far ripartire il turismo

L'Italia nascosta e l'enogastronomia 
Le chiavi per far ripartire il turismo
L'Italia nascosta e l'enogastronomia Le chiavi per far ripartire il turismo
Primo Piano del 02 giugno 2020 | 06:50

Da domani sarà di nuovo possibile muoversi tra le regioni. Per Giorgio Palmucci, presidente dell'Enit (Agenzia nazionale del Turismo) è «una data simbolo per la ripartenza del Paese». Parola d'ordine, proporre vacanze nell'Italia meno conosciuta ai nostri connazionali, in attesa del ritorno dei turisti stranieri.

Tre mesi di buio totale, presenze e fatturati crollati fino al 100% e una prospettiva in chiaroscuro per l’estate ormai alle porte. Con la riapertura, domani, dei confini regionali, riparte dopo 80 giorni anche il turismo. Con una parola d’ordine per chi ha il compito di promuovere il Paese: trovare soluzioni per sostenere un settore che vale il 13% del Pil nazionale. «Sarà un’occasione per far conoscere innanzitutto agli italiani quelle zone del nostro Paese che ancora non conoscono e per sviluppare tutti i turismi che l’Italia può vantare, da quello enogastronomico a quello lento, da quello culturale a quello sportivo e montano».  A indicare la rotta è Giorgio Palmucci, presidente di Enit, l’Agenzia nazionale italiana del Turismo.

Il 3 giugno rappresenta una data-simbolo per la ripartenza del turismo -L'Italia riapre, Palmucci (Enit): «Ripartiamo dall'enogastronomia»
Il 3 giugno rappresenta una data-simbolo per la ripartenza del turismo

Presidente, dopo tre mesi di stop, adesso finalmente si riparte.
Il 3 giugno rappresenta senz’altro una la data dell’inizio di una ripaertenza, anche se solo per gli italiani in Italia. Inizieremo proprio da qui, puntando sul turismo domestico in attesa della riapertura delle frontiere. Purtroppo ci sono alcuni Paesi che si stanno muovendo in ordine sparso e questo non va bene. Sarebbe auspicabile un approccio europeo per evitare di penalizzare alcuni Stati.

Anche l’Italia dovrebbe far sentire la sua voce.
I nostri ministri degli Esteri e del Turismo sono in contatto con i colleghi degli altri Paesi proprio per arrivare a una definizione di regole comuni almeno all’interno dell’area Schengen. Evidentemente, però, alcuni Paesi non stano ascoltando.

L’Italia paga ancora il fatto di essere entrata per prima nel tunnel della pandemia?
È evidente. A febbraio eravamo considerati gli untori, anche se in realtà siamo stati il Paese che per primo ha preso misure per bloccare i voli diretti dalla Cina, mentre i voli da là continuavano ad arrivare a Francoforte, Amsterdam e Londra. Dobbiamo ancora lavorare per toglierci di dosso questa immagine, tra l’altro scorretta, e per far capire che il nostro è stato sì il Paese più colpito, però ce sono altri che sono nelle stesse condizioni, se non peggio. Vediamo proprio in questi giorni, per esempio, come la Svezia stia pagando adesso la sua politica estremamente liberale.

Giorgio Palmucci - L'Italia si rimette in moto, Palmucci: «Ripartiamo dall'enogastronomia»
Giorgio Palmucci

Si continua a dire che quest’anno non ci saranno turisti stranieri. Ma sarà davvero così?
Sarà un’estate difficile, lo sappiamo. Sarà una stagione concentrata in luglio e agosto; vedremo poi se potrà essere allungata, ma dipenderà tanto anche dalla riapertura delle scuole, che sono chiuse da febbraio e che forse riapriranno presto. Per quanto riguarda gli stranieri, ne arriverà una minoranza in una stagione peraltro già molto corta. Non dimentichiamo che molti stranieri, soprattutto europei, arrivavano in Italia già a maggio e giugno. È chiaro che non potranno esserci i numeri degli anni scorsi, anche perché il lockdown vissuto anche in altri Paesi sta portando a cambiamenti psicologici e di comportamento anche altrove.

Non vogliono venire in Italia…
Noi stiamo notando che un po’ ovunque sarà favorito il turismo di prossimità e anche per questo c’è una po’ di concorrenza sleale da parte di chi, come Croazia e Grecia, vive solo sul turismo estero. Noi abbiamo il vantaggio di avere un 50% di turismo italiano, che ora va promosso e favorito, e non dimentichiamo quelli che invece di andare all’estero resteranno in Italia.

Il turismo italiano sarà in grado di salvare il settore?
No, il turismo domestico potrà semmai compensare una parte delle perdite. Ci sono località che hanno avuto sempre un turismo perlopiù internazionale, penso alla costiera Amalfitana, al lago di Garda, Capri, Ischia, Firenze, Trentino Alto Adige e alcune località venete. Sarà difficile compensare, per questo bisogna sperare che almeno una parte del turismo tedesco possa arrivare almeno nei prossimi due mesi.

Quali difficoltà state incontrando nello sponsorizzare l’Italia all’estero?
Al momento non abbiamo promozioni per il turismo intercontinentale. Dobbiamo raccontare e promuovere l’Italia come una destinazione sicura, sapendo coniugare l’idea della vacanza nel nostro Paese come il più desiderato a mondo, unita al concetto di sicurezza. A patto però che non diventi una vacanza ospedaliera, altrimenti si perdono emozioni tutto ciò che ci si aspetta davvero da una vacanza, che prima di tutto deve essere svago.

Secondo lei le prescrizioni previste nei locali pubblici, negli hotel e sulle spiagge sono equilibrate?
Ci saranno senz’altro degli affinamenti, perché molto dipende anche dalla pratica. C’è stato un grosso lavoro, fatto anche dalle associazioni di categoria, che si sono impegnate a gestire l’emergenza, conoscendo bene il mestiere. Magari alcune restrizioni saranno applicate in maniera un po’ troppo rigida all’inizio, ma con l’esperienza penso che tutto funzionerà meglio.

Il patrimonio italiano non è stato intaccato dalla pandemia, però ha messo in ginocchio l’intero settore del turismo.
Questa situazione non colpisce non solo la domanda, ma anche l’offerta. Gli operatori hanno dovuto adeguare le loro strutture, sostenendo un aumento di lavoro e di costi e molti di loro non potranno aprire con la capacità al 100% per via del distanziamento sociale.

Si teme così un aumento generalizzato dei prezzi.
Io penso di no. Siccome la domanda sarà inferiore rispetto agli anni scorsi, è difficile pensare che un operatore possa recuperare parte dei costi o delle perdite aumentando i prezzi. La situazione però è molto complicata. Vero è che negli ultimi 30 anni, anche dopo tutti gli eventi catastrofici, il trismo si è sempre ripreso. Quando ci sono situazioni come queste, bisogna saper ripartire innovando ed eliminando errori eventualmente commessi in passato.

L’Italia è il primo Paese al mondo come patrimonio turistico e culturale, eppure è al quinto posto per numero di turisti. Questo è un problema.
Perciò dobbiamo far conoscere l’Italia meno nota: non esistono solo le località più conosciute, che vanno comunque visitate almeno una volta nella vita. Abbiamo la fortuna di avere un Paese ricchissimo dal punto di vista di tanti turismi, da quello enogastronomico a quello sportivo, culturale, sportivo, lento, montano. Abbiamo tanti siti Unesco in piccoli centri, a dimostrazione che ci sono zone da visitare che molto spesso gli italiani neppure non conoscono. Bisogna proprio fare in modo sia fatta promozione per far conoscere l’intera offerta turistica del nostro Paese, che è eccezionale.

In questi mesi il turismo ha chiesto tanti aiuti. Cosa servirebbe davvero per ripartire?
Finora sono stati adottati provvedimenti di emergenza, non solo per il turismo. Ora per risollevare il settore ci auguriamo che dal Recovery Found e dai fondi europei arrivino misure di sostegno al rilancio, non soltanto di sopravvivenza, anche perché per tornare ai risultati del 2018 e del 2019 c’è davvero tanto da lavorare.

© Riproduzione riservata

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Alberto Lupini


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